Scritto da D.S.
Non ci resta che piangere (per i Tool)
Perché il futuro album di Maynard & Co. potrebbe non essere il NOSTRO
Il nuovo album dei Tool non uscirà neanche quest'anno. Al momento risulta rimandato a data da destinarsi, ed è assai improbabile che ci facciano la sorpresa di pubblicarlo nell'ultimo trimestre del 2011. Il successore di 10,000 Days disattenderà il rituale del lustro di intervallo fra un disco e l'altro, che in qualche modo aveva ben saldato le speranze dei fan e l'attesa al varco della critica pronta a demolirlo a prescindere. I canonici cinque anni sono già passati, ma delle nuove canzoni neanche l'ombra. Eppure giusto quattro mesi fa Danny Carey dichiarava che ormai si trovavano ben avviati verso il traguardo, con una buona metà del nuovo disco già in cascina. Finora nessuna novità concreta però.

altTuttavia continuano le attività parallele, le serate di cazzeggio e i viaggi tropicali documentati da Blair - il notorio e insopportabile webmaster di toolband.com - e addirittura i mini-tour degli A Perfect Circle, la band che qualche disinformato in passato accusava di togliere spazio ai Tool. Prendercela con la riunione con Howerdel - per altro incompleta e insoddisfacente, visto che anche qui staremmo ancora aspettando il vero seguito di Thirteenth Step, il secondo e ultimo album di inediti del sorprendente primo vero side project di Maynard - non ha davvero più senso. Anche perché in cinque anni - ok 3 effettivi - era così difficile pubblicare il più volte annunciato come imminente dvd live, o il video di "The Pot" che doveva essere pronto per l'ultima leg del tour del 2007, o i progetti sperimentali di Adam Jones con Robert Fripp e Buzz dei Melvins, nonché l'album solista di Danny Carey, tutto incentrato su strumenti vintage dei primi anni Settanta? Se non altro avremo un intero nuovo album a nome Puscifer (si chiamerà Conditions of My Parole e dovrebbe arrivare su iTunes il prossimo 18 Ottobre), che Maynard ha messo su in quattro e quattr'otto non appena s'è reso conto che aspettando Adam Jones non solo c'è morta una vecchia, ma che i Tool hanno anche perso una certa appetibilità sul panorama alternative americano, che c'è da dirlo si sta muovendo in direzioni sempre più distanti dal post metal ad alta definizione (con particolare riferimento a Lateralus in questo caso) dei quattro. 

Per altro mentre aspettiamo sono usciti 4 album di ottima fattura degli Arctic Monkeys, 2 dei Radiohead (più il solista e le collaborazioni di Thom Yorke), 2 + 2 firmati Animal Collective e Panda Bear, 2 disconi degli Horrors, 2 anche per PJ Harvey, Flaming Lips, Warlocks, quasi 3 dei Mastodon e quasi 3 dei Wilco, citando un po' a caso giusto per accontentare un po' tutti. Nell'attesa, è arrivato anche Chinese Democracy di Axl Rose! Chissà se a uscire prima dei Tool ce la faranno anche i My Bloody Valentine a questo punto!? Vogliamo scommettere che anche i fan di Amy Winehouse avranno presto l'atteso seguito di Back to Black, sebbene la povera Amy sia già passata a miglior vita!? E siamo sicuri che, in proporzione, l'attesa di un nuovo disco di Maynard & co. valga più delle gioie e i sussulti che gli appassionati di altri artisti hanno vissuto in questi 5 quasi 6 lunghi anni? E se stavolta non sarà un altro capolavoro, saremo in grado di perdonarglielo? Ragazzi, sei anni della nostra vita inseguendo una chimera sono davvero tanti. Qualcuno è stato disposto a sopportarli per attendere prima Lateralus e poi 10,000 Days, facilitato però anche dall'uscita di Mer de Noms e Thirteenth Step. Qui il vuoto s'è fatto troppo grande per essere colmato con la satira di Maynard o con le boiate metafisico-massoniche di Blair. E gli anni passano per loro sì, ma anche per noi.

Appunto: chi sono gli appassionati dei Tool oggi? 
altSe qualche annetto fa più o meno erano Nine Inch Nails, Deftones, Rage Against the Machine e Soundgarden le band che condividevano fan coi Tool, dal 2006 ad oggi lo scenario è un po' cambiato. Sono sempre meno i seguaci storici - che possiamo individuare in coloro che seguono il gruppo da prima di Lateralus - e sono sempre più i nuovi adepti, come è naturale che sia visto che chi c'era nei Novanta ormai è diventato adulto, è entrato nel mondo del lavoro e ha avuto via via sempre meno tempo per il rock. I cultori monotematici del grunge sono in estinzione, il nu-metal per fortuna non c'è più, la maggior parte dei colleghi-contemporanei sono ormai sciolti o bolliti (Pumpkins, Pearl Jam, Patton, Homme...) e purtroppo ciò che presso i nuovi funge sovente da substitute for love è la demenzialità prog metal (con gli sfigatissimi Dream Theater in testa al plotone di gruppacci perlopiù americani e scandinavi). Melvins, ISIS, Mastodon, Meshuggah sono stati diversivi metallici che non sono interessati poi molto a chi è stato fan dei Tool già nello scorso secolo, quando questi erano l'alternativa sentimentale-intellettuale al grunge e al crossover californiano. Il fan più raffinato si sta quindi - in modo naturale e condivisibile - buttando sull'indie (in senso lato), e a sua volta l'indie-snob sta provando a capire perché i Tool sono stati così osannati dalla critica in passato. Tutti gli altri, in particolar modo quelli che il rock lo seguono senza approfondire più di tanto con riviste, webzine e forum, vivono nella confusione e non si fanno tanti problemi. Se va bene si sorbettano le sbrodolate dei Mars Volta, se va male si manstuprano pensando a chi è più tecnico fra Danny Carey e Mike Portnoy.

Certo che lo scenario non è dei più cristallini in ogni caso, e le domande che ci si possono fare sono davvero tante.
Cosa sta succedendo ai Tool? Stanno aspettando di trovare l'ispirazione per incidere solo canzoni all'altezza della loro fama? E allora perché non si mettono d'impegno e non si occupano d'altro fin quando non sono soddisfatti? Qualcuno sospetta che stiano indugiando così tanto affinché i vecchi fan si facciano da parte perché solo le nuove leve - che appunto non si fanno tanti problemi - potranno apprezzare un album canonicamente Tool, senza il rilancio o la svolta stilistica che sarebbe lecito attendersi dopo 5-6 anni. Chissà, magari pazientano in vista di un nuovo ciclo dell'alternative rock, perché quello attuale li inghiottirebbe in un boccone nonostante lo sforzo di aver fatto chissà quale opera rock. Forse bramano l'improbabile tramonto di Pitchfork, e di contro il gran ritorno delle sonorità dei primi anni Novanta, del grunge, del crossover, del rock sparato ad alto volume. Insomma, di un nuovo umore trasversale che rigeneri - tra i revival di quelle scene - il posto che i Tool hanno sempre voluto avere, cioé quella zona equidistante dal rock innocuo-standard e dal metal tardoadolescenziale.


altAl momento, la via psichedelica sembra l'unica percorribile per il combo californiano. Una mossa convinta e profonda in quella direzione garantirebbe loro la possibilità di coltivare uno dei pochi aspetti della poetica tooliana che può portarli con profitto e credibilità oltre la soglia dei 50, vedi lezione dei Flaming Lips (band che guarda caso girava in tour proprio coi Tool nei primi anni anni Novanta). Magari con l'approccio psicotico e irriverente che li ha spesso contraddistinti. Sempre Danny Carey ha parlato di un disco composto di pezzi più brevi, che riprende le sonorità di "Jambi" e probabilmente la forma-canzone che era stata dilatata negli ultimi due capitoli. In caso sarebbe una mossa sensata: nell'era dell'iPod e del consumo veloce su YouTube, gli album di 5-6 suite tipo quelli dei King Crimson o dei Mars Volta oggi non li ascolta più nessuno per intero. Salvo rari casi, è anche roba etichettata come sfigata. Per altro, dopo risultati quali "Lateralus", "Rosetta Stoned", "The Grudge" o le stesse "Wings", diviene difficile, forse impossibile immaginare che i Tool possano non solo fare di meglio, ma anche pareggiare i conti col passato. Inoltre e soprattutto, ormai un albo canonicamente Tool durerebbe a lungo nei lettori non solo se di inattaccabile qualità come i precedenti, ma anche se imponente nella quantità. Ci vuole un doppio LP per lasciare tutti sazi per un bel po'. Altrimenti, che rivoluzione sia! Che trovino una nuova forma, magari altrettanto alienante e misteriosa, ma che non faccia fare loro la fine di tante testarde band che non si arrendono all'evidenza, ovvero al fatto che non hanno più nulla da dire e che i loro giorni migliori sono ormai lontani. Ai Tool, agli inafferabili Tool, questo non lo sapremmo perdonare. Un album alla Death Magnetic dei Metallica, per quanto dignitoso rispetto alla supercrosta St. Anger, rappresenta tutto ciò Maynard & co. dovranno evitare: non devono accontentare i fan e recitare il vecchio copione, ma rilanciare, dare nuove direzioni ad una poetica a cui in così tanti si sono affezionati negli ultimi 18 anni. E' passato molto tempo, la vita e le nuove esperienze avranno cambiato loro come hanno cambiato noi. A questo punto occorre che quel messaggio che conclude il dvd Blood into Wine - in cui Maynard racconta la sua storia di winemaker - si faccia note e melodie. Poi d'accordo, serve anche il cuore, altrimenti soltanto il cervello e l'essere al passo coi tempi non basta, vedi The King of Limbs dei Radiohead. 

Saranno ancora in tempo? E saremo ancora qui quando pubblicheranno il quinto LP? 
Forse sì. E in caso, tutte queste rimarranno parole ed elucubrazioni prive di senso. 

I want you to take these feelings home, and in the coming weeks... turn them into something positive. MJK.
Indicaci la via, Maestro.


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