Scritto da F.dV.
Il Trionfo del Fallimento
When You Try Your Best But You Don't Succeed
Q
uanto vorrei essere lo sgabello del pianoforte di Chris Martin. E seguirlo nei suoi tour internazionali, per essere la prima cosa di cui si preoccupa durante le prove. Per vederlo camminare deciso verso di me all’inizio di ogni concerto mentre il pubblico applaude estasiato, per avere il privilegio di sostenerne il peso durante la sua esibizione e ondeggiare con lui mentre al colmo dell’autocompiacimento attacca con il falsetto di “Fix You”. Prima o poi però vorrò spezzarmi, per farlo cadere, per riportarlo alla realtà, davanti a tutti. Per dargli modo di provare per una volta emozioni e dolori autentici. Per la sana scossa che gli serve, da tanto ormai. Fiumi d’inchiostro ci hanno costretto a sprecare gli artisti degli anni Duemila, uno alla volta piegati alle regole del mercato, colpiti (poveracci) dal male più devastante per chiunque avesse voluto proporre in questi anni pensieri e parole d’arte, almeno un po’, autentici. Vedo già Matthew Bellamy origliare ansioso. Non è in fondo tutta colpa loro però. Superato lo sdegno per il danno orrendo perpetrato alla musica da questi martiri del denaro, si può infatti arrivare a provare una certa compassione verso i ragazzi. Per chi ha iniziato con il comunissimo sogno di sfondare componendo musica e si è scoperto più bravo come macchina da soldi.

Per questi ragazzi dagli occhi dolci e dal talento indiscusso, il sistema, il da noi sostenuto ed alimentato sistema, ha costruito carriere preconfezionate, prevedibilmente definite in serie, ideate per sembrare incontrollati ed incontrollabili progetti musicali genuinamente veri. E come è facile cascarci e crederci veramente! Un disco ogni 2-3 anni, tour invernali ed estivi, video musicali elaborati e prodotti come fossero film di tre ore. Chi non sogna tutto questo dalla propria band del cuore? Intrappolato in tutto questo circo c’è però il povero Chris, sofferente, sostenuto dal suo sgabello. Parachutes è stato per i Coldplay una vetta irripetibile; il disco aveva colpito dritto al cuore gli affamati di un certo tipo di bedroom rock a lume di luna, in qualche modo capace di comprendere anche le esigenze di disimpegnata malinconia dei primi adolescenti alle prese con il mondo, o il suo primo surrogato, come quello in copertina. Da quel momento in avanti, scoperta la formula, il sistema ha sintetizzato in laboratorio il metodo e lo ha riproposto anno dopo anno, un milione di dischi dopo l’altro, seducendo nuovi ascoltatori ignari ma allo stesso tempo sdegnando i pochissimi che avevano veramente compreso quale fosse l’intenzione di Parachutes. 

Che i Coldplay non avrebbero salvato il rock, che non sarebbero riusciti a raccogliere l’eredità artistica di nessuno dei predecessori appartenenti allo stesso ambiente era chiaro, ma c’era qualcosa, nel loro modo gentile di presentare la loro musica che era in grado di farli partire con un certo vantaggio rispetto agli altri. Non era solo per l’immagine compostamente british con cui si presentavano, era soprattutto per l’umiltà del loro modo di comunicare, quasi timido, stordito da tanto successo. Oggi paiono la mostruosa deformazione di quello che sono stati, avviati - quasi costretti - a colmare il vuoto che prima o poi lasceranno gli U2, senza poter nemmeno lontanamente avvicinarne i meriti. Ed ecco spuntare i superpalchi e le presentazioni da star affermate, i riti messianico globalizzati dello sgabello che ondeggia, degli inni da stadio fatti passare per dolci dolci ballate da cuscino, del braccialetto giusto al posto giusto e dei passaggi a vuoto spaventosi come “don’t want to see another generation drop, I’d rather be a comme than a full stop”. Aiuto. 

E ormai non ci prova nemmeno più Chris occhio azzurro profondo mare, lui ormai guarda sornione con i modi di chi per primo ha capito che non c’è più molto da fare, che le cose sono andate così e potevano anche andare peggio. Ha imboccato la prima strada che ha incontrato, come addomesticato dalla convinzione di non aver altri modi per manifestarsi al mondo. E assecondate le proprie predisposizioni naturali, la musica in fondo la sanno scrivere i ragazzi, ha scelto di non scegliere, di accomodarsi docile sugli sgabelli di tutto il mondo. Nella massimizzazione del profitto s’è smarrito qualcosa, poco male quando a pendere dalle tue labbra ora ci sono milioni di persone. E se non era questo il piano che aveva in mente per sé e per il suo gruppo, ormai è fatta. E a poco potrebbe servire un ritorno alle origini. E quasi viene voglia di annunciarlo al mondo questo maledetto ritorno alla origini solo per vendere un po' di più alla faccia di chi ci crede veramente. Si, credo siano questi i pensieri con cui il nuovo Chris riesce ad addormentare e soffocare le richieste del Chris vecchio, in una grottesca inversione dei ruoli verso cui sarà necessaria una resa dei conti, prima o poi.

Si ha il compito gramo di sostare un poco sui motivi di tale disfatta. Non è il caso di pensare però ad una irritante filippica sull’educazione dell’ascoltatore, sulla valutazione necessariamente più accurata del prodotto musicale più diffuso rispetto a quello scoperto autonomamente. Non è il caso perché non è questo il punto. Quello che ci insegna la storia dei Coldplay è che oggi più di prima la risposta del mercato musicale alla diffusione del “tutto ora” permesso da internet è la costruzione studiata di fenomeni da vendere presto e bene, per ingenerare la grande illusione della rinascita dei grandi miti del passato, per incatenare l’ascoltatore a categorie d’ascolto preordinate e finite, per separare ed escludere la fruizione del prodotto musicale dal pensiero critico sul concetto artistico contingente la musica. I Coldplay rappresentano un’attività da compiere passivamente dunque e non pare proprio il caso di incitare una ribellione di fronte a tutto questo, si scatenerebbe un inferno, avremmo orde di ragazzini che pretendono di non essere più presi in giro da pseudo interpreti del loro pensiero, arriverebbero addirittura a chiedere qualcosa di nuovo. Sarebbe la fine del mercato musicale per come lo conosciamo. 


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