Scritto da C.M.
Simone Simonini, l'antenato di Julian Assange

“Non vi può essere alcun dubbio. Con tutta la potenza ed il terrore di Satana, il regno del Re trionfatore di Israel si avvicina al nostro mondo non rigenerato; il Re nato dal sangue di Sionne, l'Anti Cristo, si avvicina al trono della potenza universale.

Coloro che hanno orecchi ascoltino!”


Dal testo de I Protocolli dei Savi Anziani di Sionne,
Epilogo contenuto ne Il Grandioso nell’Infimo,
di Сергей Александрович Нилус (Sergyei Alexandrovich Nilus)
(Russia, 1905)



“Uomini siate, e non pecore matte,
sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!”


Dante Alighieri, Paradiso, canto V




Non vi preoccupate, non ho incominciato ad avere pretese da critico letterario, visto che non lo sono. Scrivo solo per il desiderio di raccogliere pensieri sparsi elaborati durante la lettura de Il Cimitero di Praga, il nuovo libro di Umberto Eco, da lettore dilettante quale sono, cercando di incuriosirvi e invitarvi alla lettura.

"La gente crede solo a quello che sa già, e questa era la bellezza della Forma Universale del Complotto"

Umberto Eco, Il Cimitero di Praga


Simone Simonini è il protagonista della storia con cui Eco torna a parlare di un tema che da sempre lo affascina, lo affligge, lo tormenta e lo assorbe: la Teoria del Complotto. Simonini è uno strano figuro: misogino, misantropo, delinquente e, soprattutto, acerrimo antisemita. In sintesi, un personaggio con cui il lettore non troverà affinità elettive e nel quale difficilmente si immedesimerà durante lo scorrere delle pagine (si spera, anche se in realtà Eco ha già dichiarato di aver ricevuto lettere di ammirazione indirizzate al protagonista…). Odia le donne, ai piaceri del sesso preferisce la nouvelle cuisine e il cibo in generale, verso i quali nutre un’infinita e finissima passione. Un personaggio dall'equilibrio mentale e dai principi fortemente deviati (e non per nulla incontra ed entra in terapia con il dottor Froïde, psicanalista austriaco alle prime armi) e le cui turbe psichiche sono anche alla base della struttura narrativa. E' infatti il diario intimo di Simonini che detta il ritmo e il susseguirsi degli eventi.
Una delle particolarità che più conferisce una strana sensazione alla emozionante lettura, è la ridda di protagonisti incontrati durante la storia raccontata da Eco, i quali, ad eccezione di Simonini stesso, sono tutti personaggi che hanno veramente costellato con le loro storie il panorama politico, artistico e bellico dell’Ottocento (a parte alcune piccole licenze, che però qualche critico non ha tardato a sottolineare).
E' noto come Eco abbia sempre dimostrato, negli anni, l'attenzione per la Teoria del Complotto di Karl Popper, ma questa volta forse è arrivato a superare se stesso. Perché ci vuole tutta la bravura dello scrittore per rendere l'insieme narrativo così spaventosamente credibile. Simonini è infatti un personaggio senza scrupoli, ma di modesta brillantezza e si fa fatica ad inquadrarlo come possibile personaggio chiave degli eventi storici e politici raccontati, in quanto non si è dinanzi a fatti secondari, ma, al contrario, ad esempio, alla spedizione dei Mille e ai momenti chiave dell'unità d'Italia. Qui incontra Garibaldi, Ippolito Nievo (del quale conosce i segreti della misteriosa scomparsa) e Alexandre Dumas padre. La comparsa di quest'ultimo sulla scena è oltremodo significativa, in quanto tutto il libro è quasi un omaggio al suo stile. La scena madre che ritorna costantemente durante il libro e che è fonte primigenia dell'ispirazione per il Cimitero di Praga, proviene infatti da uno dei romanzi più famosi di Dumas padre, il Giuseppe Balsamo, di cui Simonini è appassionato lettore. Ma non solo, il feuilleton, genere per cui Dumas è maggiormente ricordato, ritorna anche nelle illustrazioni (quasi tutte provenienti dall'archivio iconografico personale dell'autore) tipiche del romanzo d'appendice di metà Ottocento e che fanno da contorno suggestivo agli eventi e ai personaggi che incrociano il loro destino con quello di Simone Simonini.


“Si può odiare qualcuno per tutta la vita, purché sia lì a rinfocolare il nostro odio. L’odio riscalda il cuore.”

Umberto Eco, Il Cimitero di Praga

Simone Simonini è un personaggio inventato, mentre è realmente esistito suo nonno, il Capitano sabaudo Giovanni Battista Simonini, autore di una lettera che arrivò, passando per i Gesuiti, addirittura nelle mani di Napoleone. Quel documento denunciava un complotto da parte della comunità ebraica e le sue collusioni con le alte sfere della Frammassoneria, quest'ultima già oggetto di attacchi da parte dei Gesuiti stessi. Unico maestro di vita e modello del piccolo Simone è proprio il nonno, figura irreprensibile e morbosamente morigerata, che instilla nella mente plasmabile del bambino il terrore per l'ebreo cattivo, ben simbolizzato da Mordechai, il mostro che impastava il pane con il sangue dei bambini cristiani. Crescendo in questo contesto, Simone sviluppa le turbe e la misoginia che lo accompagneranno per tutta la vita, e che saranno fattori non secondari, secondo il racconto di Eco, nella storia d'Europa del diciannovesimo secolo e non solo. 
E' così che Simonini, tramite la sua attività di abilissimo falsario, contribuisce a montare quello che verrà definito dalla storia come il complotto antisemita ottocentesco. Si genera una linea virtuale tra suo nonno, i Gesuiti (che commissionano parte dei documenti falsi che con perizia estrema il protagonista fornisce al miglior offerente) e le varie polizie segrete europee, con i quali instaura frequenti e proficui rapporti. Simonini però è anche e soprattutto la mente a cui si deve la nascita di uno dei documenti più controversi della storia dell'umanità: i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, testo tristemente famoso per essere stato preso come fonte d'ispirazione dichiarata del nazismo e del conseguente olocausto (nonostante fosse stato già smascherato come falso nel 1921 dal Times). La lettera del Simonini nonno vede così una continuità con la stesura dei Protocolli, e l'antisemitismo familiare viene così perpetrato fino ai giorni nostri. Ed è intorno alla genesi dei Protocolli, fatta di continui plagi, invenzioni, omicidi, suicidi, furti e guerre che si snoda il racconto in prima persona del protagonista. E il lettore più attento avrà già notato come Il Cimitero di Praga sembra essere uno spin off de Il Pendolo di Foucault, in quanto l'intreccio che vede Simonini protagonista veniva già descritto all'interno del fenomenale Piano che costruirono i protagonisti del romanzo di Eco del 1988. Non entriamo nei dettagli della storia per non rovinare la lettura a chi si cimenterà con questo romanzo, ma basti sapere che nell'arco delle 500 pagine si assisterà anche alla nascita dell'accusa di Palladismo, rito orgiastico e satanico, di cui furono additate le sette massoniche ottocentesche che le portarono al discredito all'opinone pubblica, ci si troverà in mezzo alla rivolta che portò alla Comune parigina, e si verrà a contatto con gli oscuri meccasmi della terribile Ochrana, la polizia segreta zarista. Insomma, fosse esistito Wikileaks nell'Ottocento, Simonini sarebbe stato il depositario di una quantità di segreti con cui poter tenere sotto scacco costante i governi e le diplomazie di allora, e viene immediato accostare la figura di Julian Assange a quella del protagonista, nonostante uno brami nell'ombra e l'altro sia ormai sotto le luci della ribalta internazionale.
La narrazione è caratterizzata dal solito spirito misterioso e sarcastico che rendono i libri di Eco una lettura a metà fra il serio e il faceto, divise da un sottilissimo confine, il quale ha anche contribuito a fondare quell'immaginario simbolico e ironico che caratterizza lo stile dalla nostra rivista. Meno esoterico di altri suoi scritti e di una precisione storica a volte imbarazzante, Eco cerca sempre di confondere le carte in tavola e forse anche per questo si lascia facilmente fraintendere (è stato tacciato dalla stampa cattolica di banalizzare l'antisemitismo e di essere ambiguo nella sua ferma condanna). E allora può venire in mente il Codice Temesvar, il racconto scritto da Eco comparso negli Apocalittici e Integrati, con cui l'autore metteva alla berlina il Codice da Vinci, dove si smontavano le teorie sulle interpretazioni del Cenacolo vinciano che furono le basi per il romanzo di Dan Brown e, allo stesso tempo, fornendone altre forse ancora più bizzarre; e qui basti pensare ad un San Pietro intento a complottare con la lobby omossesuale per eliminare Gesù Cristo... Qualcuno pensa davvero che Eco voglia fornire delle conclusioni ideologiche nella sua narrazione? Io no, sinceramente. E certe discussioni probabilmente hanno solo giocato in favore del grande successo e del grande movimento critico intorno a questo ottimo libro.
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