Consigli non dovuti ad Aaron Turner
Ci hanno salutati da poco, eppure la voglia di saperli di nuovo assieme è già tanta. Se ne sente l'assenza perché a questo punto staremmo già fantasticando sulla direzione di un nuovo album in uscita nel 2011, oppure staremmo incrociando le dita in attesa delle nuove date europee. Tutto questo non accadrà più. Al massimo avremo un tour di riunione fra parecchi anni, ma viste le caratteristiche della musica e la parola dei protagonisti, non c'è neanche da scommetterci troppo. Gli ISIS hanno fatto ciao a tutti con la manina, lasciando senza guida un esercito di inseguitori - anche dalle nostre parti - e soprattutto un pubblico che non era composto di sole teste di metallo, ma anche di appassionati di musica indipendente in senso lato, a prescindere dal genere. Come noi e come voi, pubblico del Panopticon.
Abbiamo già espresso il rammarico e il senso di gratitudine nei confronti della band originaria di Boston in un
editoriale al momento dell'annuncio dello scioglimento; oggi, a mente fredda e cuore non più in affanno, proviamo a condividere non tanto il punto della situazione - che in realtà è presto fatto - ma le speranze e i presentimenti circa i futuri progetti di Aaron Turner e soci.
Is it there? Are they there?
Se seguite i vostri idoli giorno e notte via Internet, passate direttamente la paragrafo successivo.

Senza girarci troppo attorno, lo stato delle cose è questo: il bassista Jeff Caxide, il batterista Aaron Harris e il polistrumentista BC Meyer stanno provando assieme - perché l'unione fa la forza e poiché così sarebbero gli ex-ISIS, mentre da soli forse non riceverebbero questo utile titolo - ed è probabile che nel 2011 riescano a mettere nero su bianco il loro disco d'esordio. Harris è il più mobilitato verso l'intento, tanto che tramite il suo blog sta vendendo vecchi promo ed esperimenti in vinile firmati ISIS ritrovati in magazzino per finanziare le registrazioni e coprire almeno parte delle spese previste per il progetto, che se 2 più 2 fa quattro, sarà ancora improntato su partiture post rock. Cliff Meyer ha anche in mente un secondo album sotto lo pseudonimo Taiga, mentre in caso di riesumazione da parte di Turner del combo
House of Low Culture, Jeff Caxide dovrebbe rispondere all'appello. Proprio nei giorni scorsi Aaron Turner ha dato l'annuncio della pubblicazione digitale di una compilation di materiale finora inedito e remixato degli House of Low Culture, nonché di uno split con i Mammifer tramite la Utech Records. Per chi non lo sapesse, i Mammifer sono il progetto ambient rock che vede coinvolto lo stesso Turner assieme alla dolce metà Faith Coloccia. Nel 2010 il
re del post metal - così è lecito definirlo - ha anche aiutato i Twilight per il loro Monument to Time End, un album di sludge atmosferico - che non abbiamo recensito lo scorso maggio e che onestamente abbiamo anche sottovalutato, essendo ben eseguito e nel suo stile riuscitissimo - e si è dedicato agli artwork di vari artisti indipendenti. Proprio nei giorni scorsi ha postato nel suo blog un
link al download del suo portfolio di lavori realizzati negli anni, prevalentemente per artisti della sua stessa scena ed in particolare per quelli del catalogo Hydra Head, la sua etichetta. In tutto questo, l'unico disperso pare essere il buon Mike Gallagher, l'altro chitarrista degli ISIS, forse il più umile e solitario del gruppo, che non pensiamo possa campare dei suoi esperimenti ambient guitar a nome MGR incisi per la Neurot. Forse sta aspettando l'offerta giusta per tornare in pista.
Don't project don't connect, protect // Don't expect, suggest.

Progetti e progettini come vedete. Ma tutta questa roba, a cui si vanno ad aggiungere Greymachine, Jodis, Lotus Eaters (di Aaron Turner), Red Sparowes, Windmills by the Ocean (BC Meyer), Spylacopa (Caxide), le collaborazioni di Harris con gli Zozobra (e chissà, magari anche coi Tool, visto che farà da
drum technician per Danny Carey nel prossimo tour in Oceania), eccetera eccetera... è veramente quel che vogliamo? Non prendiamoci in giro, questo è il contorno. Nessuno, neanche il post metallaro più incallito seguirebbe tutti questi esperimenti se non sapesse che ci sono di mezzo i protagonisti di uno dei gruppi più rilevanti di tutto il rock (occhio, non solo del metal) del primo decennio del nuovo secolo, ovvero gli ISIS.
E allora ecco che diviene lecito domandare ad Aaron Turner se ha intenzione di dedicarsi solo a queste collaborazioni sperimentali (o presunte tali), oppure se ha in mente, per il dopo-ISIS, la realizzazione di un'altra Grande Opera, cioé di una creatura per il suo popolo che l'attende come avrebbe atteso il successore di Wavering Radiant. Bisogna avere pazienza e non stressare la povera gente, per questo abbiamo preferito scrivere questo articolo invece di prendere contatto proprio con il diretto interessato. Avremmo potuto farlo, ma abbiamo immaginato che la risposta sarebbe stata vaga e forse anche indispettita. D'altronde chi siamo noi per pretendere qualcosa?
Come ci potremmo permettere di andare a rompere le scatole ad un artista, magari nel pieno della sua fase creativa? (Sebbene dalle informazioni che abbiamo il Turner pare essere mai tornato dalla luna di miele...). Oddio, caro Aaron, ormai ci hai addomesticati e come la volpe non possiamo fare a meno di seguirti, non puoi sedurci e abbandonarci così facilmente. Andremo in crisi d'astinenza se non arriverà niente a saziarci.
Riascoltando la discografia degli ISIS con un minimo (che poi è il massimo possibile) di distacco, abbiamo la percezione che oltre il sottovalutatissimo (non dai fan)
In the Absence of Truth ci possa essere altro terreno da sondare con un nuovo approccio, forse definitivamente lontano dall'hardcore di nascita e più vicino al discorso che canzoni come "Dulcinea" e "Holy Tears" avevano aperto. Se c'è una fessura che consentirebbe all'artista di non rimanere né costretto entro il solito ricircolo post rock, né di trovarsi la strada occupata dai metallari più true, quelli che si sono addirittura autoconvinti che sono meglio ridicole band post hardcore in carta carbone piuttosto che gli ultimi ISIS, è proprio quella del rock alternativo tendente al metal - per le amplificazioni, non certo per l'approccio stilistico - del penultimo disco della band e di parte sia di Panopticon che di
Wavering Radiant (pensate alle tracce di quegli album che hanno anche ottenuto un video promozionale...). Stavolta senza urla forsennate ad ogni costo, e magari ricercando ancor più il formato canzone. O solo a volte, come i
Tool comandano. Ecco, caro Aaron, è in quella fessura che ti dovresti buttare a capofitto se ci volessi fare tutti contenti e qualora volessi rilanciare il tuo nome presso nuove schiere di pubblico che lo scoprirebbero. Gli ISIS si sono sciolti non per motivi artistici o per la stanchezza indotta dal passare degli anni, e nemmeno - vogliamo sperare - perché ti sei fatto un po' plagiare dall'amata consorte, come maligna qualcuno.

La band è sciolta perché più in alto non riusciva a salire, nonostante gli sforzi, l'amicizia con Adam Jones e soci e la parallela crescita di popolarità della scena. Con poco clamore hai fatto la scelta giusta perché di più non potevi ottenere dall'entità ISIS, neanche se avessi avuto la capacità di scrivere un altro disco importante come un Panopticon o un
Oceanic, che avrebbe quindi rilanciato la scena, ormai abitata da soli zombie e pecoroni. Forse faremmo bene a scriverti comunque, perché anche se non ci volessi rispondere, a te farebbe bene leggere queste cose, anche nel caso non le dovessi condividere. Perché anche l'artista più timido del mondo, al solo atto di pubblicare qualcosa compie già un gesto di narcisismo. Fanno tenerezza quelli che si dichiarano artisti nichilisti disinteressati al responso del pubblico. Sono dei bugiardi. Ecco Aaron, quel che vorremmo è un bell'album di quel tipo: rock e metal allo stesso tempo, diverso dagli ISIS e conseguente degli ISIS. Faresti contenti noi, e faresti contento te che saresti nuovamente apprezzato non solo dagli irriducibili, ma anche da chi finora non ti ha conosciuto. Una festa per pochi intimi - spesso neanche belli da vedere se pensi alle facce di certe teste di metallo appassionate di tutto ciò che è etichettato con post e qualcosa - è ciò che invece ti toccherebbe se il futuro fosse solo dedicato ai progettini pseudo-sperimentali. Vedi tu cosa vuoi a questo punto della vita.
Insomma, fa' quel che credi sia giusto, ma non lasciarci incompleti.
"But ah,' Desire still cries, 'give me some food."
ISIS