Scritto da D.S.
Lo scenario intorno al personaggio e le prospettive circa i prossimi tempi

Con questo articolo intendiamo fare il punto della situazione riguardo i progetti in cui è o è stato coinvolto Josh Homme, leader silenzioso dei Kyuss prima e frontman dei Queens of the Stone Age poi. Le occasioni sono molteplici: il 2011 dovrebbe vedere il ritorno sulle scene dei Qotsa, dei quali negli ultimi tempi sono andate in scena alcune riedizioni, anticipati da un paio di uscite firmate Desert Sessions. Il tutto mentre John Paul Jones minaccia un secondo album dei Them Crooked Vultures e gli ex Kyuss, senza il buon Joshua, progettano di andarsene a spasso a raciumolare sghei per il Vecchio e Nuovo Continente.

Fronte 1. Queens of the Stone Age.

La Rekords Rekords, grazie ad una partnership con la Ipecac di Mike Patton, ristampa il primo omonimo album, sicuramente il più stoner del catalogo Qotsa, probabilmente anche il più sottovalutato fra i cinque finora pubblicati. Si rende così giustizia ad un disco che negli anni non sarà diventato un classico, ma che ormai sta viaggiando a cifre indecenti sui maggiori siti di e-commerce musicale. Segno che il culto per le Regine è ancora vivo, o forse che il pubblico stoner, piuttosto che spendere i suoi soldi sulle ultime trovate del roscio chitarrista, preferisce andare a ripescare il passato remoto. In questo senso, saranno utili le tre bonus tracks aggiunte alla riedizione, tutte risalenti al primo periodo della band californiana.

Non è detto che sia un buon segnale quello della ristampa di un disco. Non che non si debbano autocelebrare i propri highlight, però fino a qualche tempo fa queste operazioni sapevano di epigrafe o omaggio alla carriera. Saranno anche cambiate le mode e soprattutto le necessità delle case discografiche - che per tirare avanti tornano a pubblicare ciò che ha già avuto successo con rimasterizzazioni e cofanazzi spesso del tutto fuori luogo, non solo di album effettivamente fondamentali, ma anche di lavori appena discreti, il tutto cercando di conferire un senso di storicità palesemente fasullo - sta di fatto che per le sue nozze di bronzo è arrivata poche settimane fa anche la versione deluxe di Rated R, probabilmente a conti fatti il miglior disco dei Queens of the Stone Age.

Rated R è veramente un classico dei suoi tempi. Al contrario di molta della musica rock hi-fi americana dalle medesime coordinate, a distanza di dieci anni fila via liscio e si ascolta ancora molto bene. Ha un approccio molto diverso dal successivo e celebratissimo Songs for the Deaf, che è certamente un altro discone, ma che alla lunga pare davvero meno figo. Per intero, se hai affinato i tuoi ascolti e quindi i tuoi gusti, Rated R lo ascolti, Songs non più. È in generale lo spirito che porta con sé, solo in parte presente anche in Songs for the Deaf, quel plus che lo fa preferire ed invecchiare meglio. Una grande differenza è chiaramente il tipo di produzione, molto diversa fra l'uno e l'altro. Songs for the Deaf ha il difetto di essere vicino al confine con il pedante (forse ci si intravedono già i difetti dei Them Crooked Vultures), con alcune canzoni innegabilmente belle ma troppo, troppo lunghe per il genere. Tutto l'album ha una produzione troppo piena, mentre Rated R alterna momenti totalmente hi-fi con altri più secchi. Per questo fila via meglio, non ti pesa. In ultimo, una mera questione da indie snob: Songs for the Deaf attira facilmente i ragazzini alla scoperta del rock e dell'hard rock. Quelli che siamo stati anche noi, che poi siamo cresciuti. È divenuto inflazionato per le attenzioni di certo pubblico meno acculturato, mentre Rated R rimane quello che era all'epoca dell'uscita.

Insomma, non è un caso che Homme abbia pensato alla deluxe edition di Rated R, il tomo con cui aveva raccolto i clamori della critica, per altro uno dei primi dischi rock americani ad essere molto apprezzato nel Regno Unito dopo tanti anni. Una leggera rivalutazione in negativo c'è stata invece per Songs for the Deaf, che all'epoca sembrava la fine del mondo, e in realtà non lo era. Noi del Panopticon ne avevamo (e ne abbiamo) pronto il disco chiave, ma non abbiamo mai pubblicato l'articolo proprio a fronte di questo ripensamento più o meno collettivo, e del favore che invece ha mantenuto Rated R. Un po' come De Loused in the Comatorium dei Mars Volta, che pareva un disco epocale, salvo poi essere dimenticato da quasi ogni rivista seria in fase di stilazione della classifica del decennio. Perché ragionate, se proprio ne devono avere, di pietre miliari i Queens of the Stone Age ne possono avere al massimo una. Mica hanno cambiato le sorti del rock!

Adesso, dopo due album obiettivamente deboli (o anche meno) come Lullabies to Paralyze e Era Vulgaris, questo che viene è il disco del dentro o fuori. Un altro passo falso e i Qotsa potrebbero perdere per strada tutti gli estimatori che avevano fino ai primi 3 album, se ancora non hanno slacciato le cinture e se ne sono andati a cercare buona musica altrove. Intendiamoci, Homme è stato sicuramente una personalità importante tra il '92 e il 2002-2003, ed è anche legittimo che dopo tutti questi anni si sia un (bel) po' smarrito. D'altronde dopo i Kyuss che non ebbero neanche un gran successo, in pochi si aspettavano che lo avessero i Qotsa. Forse il rinnovamento e la nuova linfa passa anche stavolta dalle Desert Sessions. Deve scegliere ospiti e collaboratori giusti, o forse deve solo ritrovare la vera ispirazione, magari togliendosi di torno qualche mela ormai marcia.


Fronte 2. Desert Sessions.

In arrivo su Ipecac, anche se non si sa bene quando, presumibilmente nel 2011, anche il nuovo capitolo della saga Desert Sessions, nonché una raccolta modello best of delle vecchie. Se è vero come è vero che queste bozze hanno sempre mostrato in nuce il contenuto (e la qualità) del successivo disco dei Queens of the Stone Age, il ritorno alla base di Joshua Tree dopo un turno di riposo - che ha comunque portato al modestissimo Era Vulgaris - può davvero essere salutare per le sorti del progetto principale. Non è chiaro se anche Mike Patton ne farà parte, ma certo che il sogno di tanti se non tutti è rimasto quello di avere Polly Jean Harvey non solo nelle Desert Sessions, ma anche in un album dei Qotsa. Persi per strada i vari Oliveri, Lanegan, Grohl, Dave Catching e Alain Johannes, sarebbe davvero mossa astuta richiamare la Regina del Dorset per spezzare la monotonia di alcuni ricircoli ormai troppo scontati. E magari qualcun altro che abbia qualcosa, un ingrediente qualsiasi, da aggiungere alla ricetta. Il chitarrista Dean Fertita ha nel frattempo messo a segno due bei dischi partecipando al progetto Dead Weather con la Mosshart e Jack White, Troy bazzica ancora l'ambiente A Perfect Circle quando gli capita... ma forse non bastano loro e le idee di Homme per mettere in piedi un nuovo episodio delle sessioni, e soprattutto un nuovo grande album dei Qotsa. La foto che abbiamo scelto identifica decisamente l'atmosfera che auspichiamo.

Fronte 3. Them Crooked Vultures

John Paul Jones ha recentemente preannunciato la registrazione di un secondo album dei Them Crooked Vultures, composto principalmente da pezzi tenuti fuori dal debutto omonimo. Se qualcuno non se lo ricorda già più, ci proviamo noi a rinfrescarvi la memoria su quel disco.

L'esordio degli Avvoltoi è senza infamia e senza lode, tutto sommato deludente visto che Grohl e Homme assieme avevano già fatto Songs for the Deaf, che al confronto pare come Turn on the Bright Lights al cospetto dell'ultimo degli Interpol. Manca di mordente e manca la spontaneità. Se è impossibile chiederla a John Paul Jones che non sa cos'è, gli altri due potevano rendersi conto di essere stati tremendamente involuti. Non che sia un lavoro disgustomatico, intendiamoci, però certo un'occasione persa. O forse un'occasione che era meglio non sfruttare. Forse per chi è ancora sotto con i primi anni '70 e l'hard rock in generale (o se c'è qualcuno che dopo un po' che lo ascolta ancora non se n'è stufato), la discesa degli Avvoltoi Disonesti è stata una buona notizia. Per tutti gli altri è stata una gran faticata arrivare anche solo fino a metà disco. La sensazione, sin dai primi ascolti, è stata quella della mancanza di grandi canzoni. Tanta performance e poca urgenza espressiva. Non che questo progetto sia una puzzonata partorita da sbrodoloni che fanno ghirigori e poi si danno pacche sulle spalle convinti di aver capito tutto della vita, perché perlomeno il suono e l'impostazione sono quelli di una band seria. Allo stesso però è totalmente assente l'ingenuità, o comunque qualcosa di sincero a muovere i fili delle melodie, componente davvero indispensabile nel rock. Cioé, va bene che i Them Crooked Vultures sono molto più pesanti, ma l'avete sentito Humbug? Gli Arctic Monkeys - che pure sono ottimi, ottimi musicisti - se li pappano a merenda John Paul Jones e co., con le loro diverse armi. Non c'è partita. E quel disco l'ha co-prodotto Josh Homme! Turner e compagni fanno il giro attorno e staccano anche qualche penna ai tre avvoltoi. Dispiace per Grohl che di figuracce non ne ha mai fatte, meno per Homme che da tempo sembra aspettare la maionese per essere condito. Paul McCartney ha recentemente rivelato che gli era stato proposto di partecipare ai Them Crooked Vultures come bassista, ma che mentre ci pensava, Grohl aveva poi scelto John Paul Johns. Pensate quanto poteva essere meglio con lui che è ancora vivo!

Fronte 4. Kyuss.

Dopo John Garcia Plays Kyuss, dei cui concerti abbiamo raccolto pessime recensioni da chiunque, anche da fan di vecchia data che mantengono la memoria storica dell'ultima esibizione italiana della band (quella vera), ora è in arrivo un tour con la reunion dei Kyuss, monca del chitarrista, Josh Homme appunto, sostituito da quello di John Garcia, tale Bruno Favery. Quindi Brant Bjork, Nick Oliveri e John Garcia di nuovo assieme perché... perché sì. Un po' come se i Pink Floyd fossero stati tutti vivi e fossero andati di nuovo assieme per un tour, senza però Roger Waters. Ah ok, è già successo anche questo. Come non detto.
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