Fáilte go hÉireann

B
envenuti in Irlanda. Eppure basta una rapida occhiata di Dublino per capire che questa città non rappresenta esattamente lo stereotipo che qualunque turista può avere dell’Isola di smeraldo. Tutta un’altra cosa. E pensare che basterebbero appena 15 minuti sulla DART, il treno periferico che corre lungo la costa, per raggiungere luoghi che hanno il vero sapore d’Irlanda. Ci vuole giusto un quarto d’ora, infatti, per arrivare a Malahide e quindi poter visitare il fiabesco castello dei Talbot; poco più di 20 minuti per l’altrettanto suggestivo paese di Howth, un villaggio di pescatori che sembra esser rimasto ancora incontaminato dall’assedio turistico.
Dublino è una capitale, e come tale può non essere rappresentativa dell’intero paese. Eppure al tempo stesso Dublino è una città piena di angoli affascinanti che ne costruiscono un’identità basata anche su una storia complessa e a volte molto dura. Sarebbe sufficiente una breve visita al Kilmainham Gaol, le prigioni utilizzate negli anni della resistenza contro le leggi inglesi, per avere una vaga idea delle barbarie dell’occupazione britannica contro il popolo irlandese. Nelle sferzate improvvise di vento e nelle piogge scroscianti c’è tutta l’identità di una capitale di appena 500 mila abitanti che è essa stessa paese. Abitata da persone fiere e discrete, che solo qualche pinta può rendere cordiali ed esageratamente goliardiche.
La vita dei dublinesi parte sulla riva nord del Liffey - il fiume che divide la città in due - nella parte più autentica e multiculturale di Dublino. Più precisamente il punto di ritrovo è alle basi dello Spire, un’antenna di 120 metri che sorge esattamente tra le corsie di O’Connell Street. Lo Spire è diventato uno dei simboli più forti della città e del suo slancio verso la ricostruzione. Durante il giorno le sue pareti d’acciaio si colorano di tonalità diverse a seconda dei raggi del sole e delle sfumature del cielo, formando giochi di luce che le hanno valso l’onore di diventare il punto di riferimento della capitale, per orientarsi ovunque ci si trovi e per darsi appuntamento prima di una passeggiata tra le vie dello shopping. Ai lati di O’Connell Street, infatti, parte una serie di traverse pedonali colorate dalle insegne sfavillanti delle offerte di negozi di abbigliamento, calzature, borse, cappotti e varia chincaglieria a buon prezzo.
Siamo tra Talbot Street ed Henry Street. In queste strade, brulicanti fin dal mattino, si ammassano bancarelle e bazar gestiti da africani, polacchi, coreani, accanto alle vetrine dei grandi magazzini più frequentati dai dublinesi, come Arrnots (l’anti-Harrods), ci si trova veramente di tutto e si possono fare affari a prezzi ragionevoli.

Proseguendo lungo O’Connell St, l’arteria principale di Dublino e teatro dei più importanti episodi che hanno segnato la sua storia, ci si perde tra le luci al neon di fast-food, bazar, automobili che sfrecciano verso il brulicante centro finanziario dei vecchi
docks, e al tempo stesso si incrociano i grandi palazzi simbolo della resistenza della guerra d’indipendenza. Le colonne del General Post Office portano ancora i segni dei proiettili della sanguinosa rivolta di Pasqua del 1916. Poco più in là colpisce ancora la maestosità della Custom House, l’antica sede della dogana affacciata sul Liffey, e il tragico contrasto con le statue di bronzo che le sorgono al fianco, rappresentanti figure vestite di stracci, soffocate dalla carestia che si abbatté sull’Irlanda a metà dell’ottocento. Questo è uno degli esempi più emblematici di una città dai volti più diversi. Le facciate dei palazzi continuano a riflettere una fiera e discreta eleganza anche una volta attraversato il fiume percorrendo l’ampio O’Connell Bridge, lungo la vivace Dame Street, proprio a due passi dal cuore pulsante di Dublino.
Impossibile non notare il maestoso edificio del Trinity College alla vostra sinistra. L’intera costruzione attuale costituisce un vero quartiere a sé all’interno della città: piazze, giardini, dormitori, un campo da rugby, un teatro, gallerie d’arte e musei; 16 ettari per oltre 15mila studenti. Motivo di vanto del College è la sua Old Library, contenente il famoso Book of Kells ed il simbolo di Dublino per eccellenza, un’antica arpa gaelica. Il Trinity è diventato senza dubbio uno dei più prestigiosi istituti d’istruzione europei dando luce ad alcuni illustri studenti (tra cui Oscar Wilde, Samuel Beckett, Jonathan Swift). Una visita al college è una tappa obbligatoria del vostro viaggio a Dublino, ma fate attenzione ad attraversare la piazza principale quando il campanile che la sovrasta sta suonando: secondo la superstizione la bocciatura all’esame è assicurata!
Dopo tanta immersione nella cultura, un momento di pausa è dovuto. Ed una volta usciti dal Trinity c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Alla vostra sinistra si apre la zona pedonale di Grafton Street, la via commerciale più importante della città. Gucci, Valentino, Ralph Lauren... le immancabili boutique delle marche più prestigiose si susseguono per le strade eleganti del quartiere, assediato dai fashion victims più incalliti e dai turisti. Se non vi piace questo tuffo nel consumismo più spietato forse non vi troverete a vostro agio nemmeno se svolterete verso Temple Bar. Eh sì, vedo già lo sdegno nei vostri occhi! Lo dicono tutti quando partono le vacanze: “non voglio comportarmi da turista, meglio mischiarsi con i locali!”. Eppure Temple Bar e Grafton St. rappresentano anche per gli stessi dublinesi ciò che si può identificare come il centro. Il quartiere conta decine e decine di locali uno dietro l’altro, affollatissimi durante il weekend dove è quasi impossibile raggiungere il bancone del bar. Meglio approfittare dell’atmosfera festaiola durante la settimana, dunque, magari andando all’Auld Dubliners ad ascoltare la musica dal vivo che suonano al secondo piano, se proprio non avete voglia di ballare al primo. Oppure potreste fare un salto all’Eamonn Doran ad assaggiare i suoi cocktail. Sarà abbastanza difficile, invece, avvicinarsi all’Oliver John Gogarty: nonostante la musica dal vivo e le ricercate specialità di whiskey offerte dovrete accontentarvi al massimo di fare una foto ricordo al suo esterno, dentro è difficile trovare un posto libero. Il quartiere di Temple Bar resta comunque ormai famoso per le infinite possibilità di trascorrere una notte alcolica, per gli spettacoli all’aperto messi in scena alla Meeting House Square e per i suoi centri culturali, come il Music Center, un’istituzione tra i giovani alternativi per le sue serate di concerti raggae, rock ed electro.

A questo punto potreste decidere di mettervi alla ricerca di un posticino tranquillo giusto per appollaiarvi su qualche panchina a sfogliare un libro o semplicemente per superare i postumi della vostra sbornia. Ci sono vari parchi che fanno al caso vostro come il Saint Stephen’s Green. Ci potete arrivare direttamente da Grafton St. ed è la meta ideale se volete sedervi all’ombra di un salice in riva al laghetto a riflettere sul perchè dei vostri acquisti compulsivi appena compiuti. Vale la pena una passeggiata per ammirare le cascate e i roseti degli Iveagh Gardens, di proprietà della famiglia Guinness; oppure ancora lungo l’elegantissimo parco di Marrion Square, adiacente al quartiere dei musei, dove trovò dimora anche Oscar Wilde. Il tutto a pochi passi dal quartiere ebraico e alle discoteche più animate di Dublino. Il Village, il Carnival e il Whelan’s sono tutte istituzioni nel loro genere, si trovano tutte in Wexford St.
Un altro parco, anzi, il vero polmone verde di Dublino, è il Phoenix Park che si trova nella zona ovest della città. Durante il tragitto è facile però incappare in altre attrazioni che cattureranno forse di più la vostra attenzione. Attraversando le Liberties e il quartiere di Smithfield i vapori della St James’s Gate Brewery si mescolano a quello che sembrerebbe essere l’aroma che fuoriesce dalla Old Jameson Distillery. Neanche a dirlo, è in questa zona che si concentrano i vecchi quartieri operai di Dublino, in quanto la vita economica e popolare dei primi del ‘900 gravitava attorno alla birrificio più grande del mondo: si stima che attorno agli anni ’30 almeno un dublinese su dieci dipendeva in qualche modo dalla fabbrica di Guinness. Per entrare nell’edificio al St James’s Gate bisogna armarsi di pazienza; la lunga attesa in coda va a dimostrare quanto questa sia sicuramente l’attrazione più commerciale/costruita della città. D’altronde la stout più famosa è parte integrante dell’identità della capitale, è diventata essa stessa il simbolo di Dublino. L’arpa, il trifoglio, la pinta di Guinness! Lo Storehouse, la parte aperta al pubblico, è un pomposo museo interattivo costruito su vari piani che ripercorre l’intero abc della fabbricazione della birra scura, dalla storia della famiglia Guinness, alle campagne pubblicitarie storiche, alla distribuzione su scala mondiale. In un percorso tra cascate d’acqua pura, dimostrazioni di tostatura del malto e filmati storici, la salvezza giunge solamente al Gravity Bar posto all’ultimo piano su una torre di controllo. La visuale di Dublino dall’alto del bar vale da sola tutte quelle ore perse dentro l’edificio; da qui, infatti, non solo si può finalmente osservare quella che sarebbe la reale fabbrica di birra, ma anche dominare l’intera città. Gli edifici di Dublino sono relativamente bassi, solamente lo Spire in lontananza si staglia su quell’intrigo di viuzze e case. E cosa c’è di meglio che godersi quel panorama mozzafiato in compagnia di una generosa pinta di Guinness originale offerta dalla casa (compresa nel prezzo d’entrata)?

Il tour nel museo della vecchia distilleria di Jameson non è altrettanto blasonato, pur strutturandosi più o meno alla stessa maniera: filmati storici, giro per la distilleria, bar di degustazione di vari tipi di whiskey, gift shop. Molto più interessante, invece, è una passeggiata nello Smithfield, un quartiere dove il tempo sembra essersi davvero fermato. Qui d’estate le vie si riempiono di spettacoli di musica e danze celtiche, mentre ogni prima domenica del mese c’è ancora la fiera dei cavalli.
Addentrandosi nelle Liberties, il quartiere medievale, si respira davvero un’atmosfera diversa rispetto ad altri punti della città. Sarà il modo in cui le sue vie sono strutturate che porta raffiche di vento gelido, ma qui non è davvero difficile immaginarsi la vita di quel periodo antico. Lungo la via per raggiungere il Castello si incrociano la chiesa anglo-normanna di Saint Audoen’s, poi Dvblinia (una ricostruzione molto turistica dell’epoca vichinga), la monumentale Christ Church Cathedral datata 1038 e, ovviamente, la Saint Patrick’s Cathedral, la più vasta chiesa irlandese. Ultima tappa delle Liberties è il Dublin Castle, un palazzo costruito nel XIII secolo, sede per sette secoli del potere britannico e quindi simbolo…
A dire il vero io il castello non l’ho visto. O meglio, avrei voluto, ma il mio soggiorno a Dublino è stato segnato da una serie di scioperi di dipendenti statali. In questo caso il castello era chiuso e davanti ai suoi cancelli camminava un silenzioso serpentone di una quindicina di persone munite di cartelli e catene, purtroppo per loro non sembravano riscuotere molta attenzione. I problemi economici del paese sono celati alla buona sotto una pomposa patina turistica, ma può capitare spesso di toccarli con mano.
Sláinte!

Quasi come una soluzione per allontanare certi tipi di demoni, il vento freddo e la pioggia battente, i dublinesi non perdono mai l’occasione per rintanarsi in uno degli oltre mille pub presenti in città. I pranzi qui sono spuntini leggeri in un qualsiasi angolo della strada, mentre le cene sono realizzate con piatti non esattamente raffinati ma ad elevato contenuto energetico. Tipico è l’
irish stew, uno stufato con dentro un po’ di tutto, tra grossolani pezzi di agnello, timo e verdure lesse, decisamente invernale ma immancabile in ogni tavola. Vale lo stesso per il
coddle, un altro intruglio a base di cavoli, salsicce, patate e pepe a volontà. Non è tanto il piatto che fa la differenza nella cucina irlandese, quanto piuttosto la convivialità, il chiacchiericcio, l’atmosfera frivola.
Così è anche per la vita attorno al bancone del pub, il miglior passatempo per tutti gli irlandesi. Al contrario dei pub inglesi, qui non ci sono molte regole ferree. La campana suona anche qui, ma più per contribuire alla confusione generale che non per indicare l’avvicinarsi dell’ora di chiusura. Non vi sarà difficile trovare locali aperti ufficialmente fino all’una o alle due di notte, mentre in via ufficiosa il pub può tranquillamente andare avanti con la propria attività anche con le serrande abbassate e i restanti clienti al suo interno. In qualsiasi giorno della settimana i bar vicini al centro della città sono sempre frequentatissimi e al loro interno una fiumana di facce ebbre trascorre il tempo ridendo, urlando e bevendo incalcolabili litri di birra. È bene sapere che sedersi al bancone del bar è un inequivocabile invito alla conversazione alticcia da parte di sconosciuti. Gli irlandesi si fanno riconoscere perché appena capiscono che sei italiano urlano “Trapattoni!”, ti abbracciano e prima che tu possa capire se ti stanno prendendo per il culo o no ti offrono un’altra pinta, a prescindere dal fatto che tu abbia già concluso o meno quella che stavi già bevendo. È buona educazione, infatti, non solo restituire i giri che sono stati offerti ma anche offrire qualcosa da bere per tutti gli amici presenti ogni qualvolta ci si avvicina al barista per ordinare. Se decidete di entrare in un pub a Dublino cercate quindi di lasciare a casa la vostra avarizia (ma non dimenticatevi il fegato di scorta). Cosa bere? Che domande. Avete ben due possibilità di scelta: the nurse of the people, birra, oppure the curse of the people, whiskey. Oltre alla Guinness, che di solito qui ha una gradazione leggermente inferiore a quella che potremmo trovare da noi, altre famose stout irlandesi sono la Murphy’s e la Beamish. La più famosa ed intensa ale di casa è la Kilkenny, mentre se preferite le lager meglio scegliere qualcosa d’importazione, non penso che troverete grandi soddisfazioni nella Harp. Per quanto riguarda la seconda categoria, whiskey (mi raccomando non dimenticate la e, il whisky si beve in Scozia e qui la competizione è molto serrata), difficilmente vi troverete a sorseggiare Jameson o Bushmills all’interno di un caotico pub, roba da intenditori.
I migliori pub di Dublino, comunque, restano fuori dalla cerchia del Temple Bar. Non molto distante, lungo la South Great George St. non si sa quando le serate potrebbero finire (segnatevi questa via anche per una visita alla George’s St Arcade, una galleria piena di deliziosi negozietti vintage e bancarelle di dischi usati). Musica tradizionale irlandese al Long Hall, atmosfere chiassose e dj all’Hogan’s come al Globe, vi potrebbero far passare delle serate davvero indimenticabili. Dalle parti di Dawson St. ci sono altri notevoli pub per tutti i gusti come il Ron’s Black, l’International Pub, il Kehoe’s o ancora più a sud verso Camden St. dove troverete altri locali con buona musica come l’Anseo. Al di sopra del Liffey potrete trovare locali con ottimi dj affollati da studenti come il Sin È ed il Dice Bar, oltre al Mulligan’s, il pub più autentico. C’è davvero l’imbarazzo della scelta.
Under a blood red sky

A Dublino tutto parla di James Joyce e, soprattutto, delle gesta della famiglia Guinness, ma c’è solo una cosa che può desistere gli abitanti dalle tentazioni della pinta scura. Non c’è un angolo di strada che non abbia un suo aneddoto che riguardi le vicende degli U2. L’Irlanda avrebbe motivo di vantarsi per essere la patria di buona musica (My Bloody Valentine, Enja, Van Morrisn, Sinead O'Connor..) e di avere anche un’antica tradizione popolare di musica folk e celtica, ma quando si parla di Bono è tutta un’altra storia. Anzi, esiste un vero e proprio tour di pellegrinaggio alla scoperta dei luoghi calpestati dalla band, a partire dai mitici studios di Windmill Lane, vera mecca per ogni loro fan. Questi ex studi di registrazione di trovano nella periferia della città e la loro celebrità potrebbe essere seconda solo a quelli di Abbey Road. Ogni giorno, infatti, sono raggiunti da decine di persone che in una sorta di rito percorrono la strada lasciando un segno del loro passaggio sulle mura completamente coperte da graffiti. Per ogni ammiratore è una tappa ad alto tasso emozionale, grazie all’atmosfera desolata ma al tempo stesso vibrante che si respira attraverso quei murales. Questo è solamente il punto di partenza per il viaggio alla scoperta dei luoghi dove hanno messo piede gli U2, passando per la prima sala prove, le case private, altri studi e luoghi dove sono stati girati alcuni video (come Kilmainham Gaol, dov’è stata ripresa A Celebration), ristoranti e club di proprietà di Bono, locali frequentati, per finire alla classica Wall of Fame di Temple Bar. Tutta la città decanta con orgoglio i propri figli.
Dear, dirty Dublin
racconto e foto di Sandy Pierpaoli