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Resolution
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Cathedral
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The Motion of...
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Miriam Mellerin
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Circo Fantasma
Playing with the Ghost
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Più vicino di quel che pensi, è Cracovia


C
ominciamo così: non c’è una città come Cracovia in Italia. Nessuna che le somigli davvero. Se ci rimani pochi giorni, l’impressione è che sia una Bologna più invasa e più frivola. Una Perugia tre volte più grande, altrettanto internazionale, ma senza tutti quei sali e scendi. Non parliamo di storia e di estetica, perché basta leggerlo su wikipedia che Cracovia è gotica e rinascimentale, con qualche spruzzo di barocco. Parliamo di vita. Occorre allora qualche giorno in più per renderti conto che no, non c’è nulla di simile dalle nostre parti. Non si sa di preciso quante persone vivono a Kraków. Secondo le stime, circa 800 mila autoctoni in centro e nei distretti appena limitrofi. Più almeno centomila (ma no, sono di più…) studenti stranieri, altrettanti polacchi – perché le università di Cracovia, con la Jagiellonian in testa, sono le più prestigiose della Polonia e dell’Est europeo, quelle dove tutti, anche quelli che provengono dal Baltico, provano ad entrare – e non si sa quanti turisti ogni giorno dell’anno. Non solo dall’Europa. D’altronde ci sono tantissimi mezzosangue sparsi in giro per il mondo, che tornano a riscoprire le proprie radici, quelle strappate da guerre, diaspore religiose o per la ricerca di migliore fortuna… un po’ come racconta Jonathan Safran Foer in Everything Is Illuminated.
In tutto questo, c’è da essere contenti di una cosa: gli Italiani non sono ancora sputtanati da queste parti, al contrario degli Inglesi che forti delle loro sterle e dei voli low cost che riportano a casa i lavoratori polacchi dalla terra d’Albione, ogni weekend invadono – anche incivilmente – le maggiori città polacche. Li riconosci perché sono ubriachi e molesti già alle 5 del pomeriggio, spesso vestiti con la divisa del Manchester United. Noi Italiani siamo ancora ben visti, al contrario di quanto accade altrove in Europa. Forse perché non le abbiamo ancora scoperte città come Danzica, Breslavia e Cracovia, e non ci siamo ancora fatti riconoscere.
Ci vogliono bene perché ospitavamo il loro caro papa – che ha studiato proprio a Cracovia – e perché immaginano l’Italia come il posto dove si vive meglio in Europa. Sanno tanto se non tutto di noi, mentre noi non sappiamo nulla di loro.
Ci stimano così tanto che studiano volentierissimo l’Italiano (soprattutto le ragazze…) e nei locali, a fianco delle loro ottime pilsner, spesso si spilla anche la Nastro Azzurro, che non solo sfigura, ma costa anche un paio di vitali złoty in più. Però fa scena. Una regola fondamentale del savoir voyager vale però anche qui e più che mai: non cercate di mangiare italiano all’estero, non ha senso. La pizza fa schifo, i ristoranti italiani e internazionali non hanno prezzi proporzionati alla moneta locale, il cappuccino è un’altra cosa, il vino o è acquetta o se buono costa un occhio. Meglio, molto meglio adattarsi alla cucina locale, che tutto sommato – pur essendo poca cosa in confronto alla nostra o alla francese – ti permette di non avvelenarti con improbabili imitazioni. Se restate parecchi giorni e dopo un po’ non potete proprio fare a meno dei nostri piatti, allora c’è Cesare al numero 6 di via Krupnicza, vicino al teatro Bagatela, dove potete mangiare una pizza commestibile, o un bel piatto di penne panna e ‘nduja, oppure un’impepata di cozze fresche che gli vengono spedite appena pescate dalla Calabria. L’alternativa migliore, decisamente più sciccosa, è il Pod Winogronami, un ristorante italiano situato nella piazza principale, di fronte alla schiera di carrozze per il maneggio. Bistecca fiorentina e tagliata di tonno rosso su letto di rucola, grana e aceto balsamico di Modena le specialità.

Ad ogni modo, tutto o quasi tutto gira intorno al Rynek Główny, ovvero la piazza principale dove risiedeva e risiede tuttora il mercato, che in questo articolo chiameremo anche Main Square, Market Square o semplicemente Rynek.

Le foto che accompagnano questo articolo bastano e avanzano per capire che si tratta di una città che vale la pena visitare, magari prima che il processo di occidentalizzazione si completi al 100%. Non avrà il fascino esoterico di Praga magica, ma per il resto e per quanto ci è capitato di vivere, Cracovia è la più bella città dell’Eastern Block. Che poi, se si osserva bene la cartina dell’Europa, la Polonia e Cracovia in particolare sono molto più centrali di quel che l’immaginario collettivo crede. Si estende in pianura fra le due sponde della Vistola, il fiume che attraversa le tre maggiori città polacche, vale a dire Danzica, Varsavia e appunto Cracovia. Proprio nell’area meridionale della città si erge il castello reale. Secondo la leggenda, è stato costruito sopra la casa del drago, meglio conosciuto come Smok Wawelski e divenuto simbolo della città. Da quelle parti si trova anche Kazimierz, il distretto ebraico. Antico centro mercantile storicamente separato dalla Stare Miasto (Città Vecchia), è tornato alla ribalta nei primi anni Novanta quando Spielberg vi ha girato buona parte di Schindler’s List. Oggi alcuni dei migliori club e ristoranti di Cracovia si trovano proprio a Kazimierz.

Farsi una passeggiata per le vie principali significa incontrare chiese di chiara impronta italiana, cappelle funerarie, torri di controllo e splendidi giardini, come quello appena fuori dalla porta di San Floriano e dal suo barbacane. Più che noleggiare un passaggio in carrozza in piazza del mercato, la mossa più intelligente è quella di prendere una bicicletta e girare pedalando a testa in su, senza farsi prendere sotto dal tram. Ad un tratto, circondato dal verde eppure vicinissimo al Rynek, vi troverete davanti il Collegium Novum, sede storica dell’Uniwersytet Jagielloński, fondata da Casimiro il Grande nel 1364 e seconda università più antica d’Europa, dopo quella di Praga. Tra i suoi più celebri studenti, la Jagellonica ha avuto la strana coppia Copernico-Wojtyła, ovvero due eccellenze della scienza e della Chiesa. Non è invece passato di qui un altro illustrissimo polacco, vale a dire Fryderyk Franciszek Chopin, tuttavia celebrato ogni giorno con concerti e improvvisazioni nei piccoli teatri del centro storico. Uno di questi si trova all’interno della Town Hall Tower della piazza principale, in polacco Wieża Ratuszowa, alta circa settanta metri e di stile gotico. Godersi Chopin là dentro, fra una platea di pochissimi fortunati, dev’essere davvero un’esperienza. Poco più in là, nell’altro lato della piazza, c’è la splendida chiesa di Santa Maria, ricostruita in gotico sulle rovine della precedente, distrutta dall’invasione dei Tatari. Se tornando a casa dopo una notte di vodka e succo di mela, vi capiterà di passare per la piazza principale, aspettate lo scoccare della nuova ora per ascoltare senza il chiasso dei turisti il celebre Hejnał. Si tratta della chiamata a raccolta suonata già nel 1241 dalle guardie appostate sulle torri della chiesa. Alla vista degli invasori tatari, la sentinella suonò l’Heinał, ma una freccia degli assalitori gli trafisse la gola, motivo per cui l'attuale trombettiere smorza la melodia nel bel mezzo di una battuta.

Pochi visitatori, anche quelli che restano un’intera settimana, sanno del lago Zakrzówek, ovvero un’incredibile laguna nascosta fra le cave a sud della città, dove per diverso tempo lavorò come minatore anche Wojtyła. Tutto ci si può aspettare, tranne un cratere così profondo, dalle cui pareti – alte anche più di trenta metri - si tuffano nell’acqua verde incoscienti ragazzini. Se si va nel periodo fra maggio e settembre, la laguna è tappa obbligata per un barbecue che può divenire leggendario.

Infine, è doveroso ricordare che Cracovia si trova ad una mezzoretta da uno dei luoghi più ignobili della storia dell’uomo. In direzione Ovest, verso Katowice e Bielsko-Biała, ci sono i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Quando camminerete dalla porta di San Floriano verso la piazza principale, sarete certamente invitati a partecipare ad una gita per la memoria.

 

Cosa si fa, cosa si fa, questa sera…
Dove si va, dove si va, fuori un'idea! 


Patti chiari e amicizia lunga: “alle 9 di fronte alla testa sotto la torre, poi si decide dove andare”. Il riferimento è alla gigantesca scultura in bronzo di Igor Mitoraj, situata appena sotto alla Town Hall Tower e naturale luogo di ritrovo per i giovani della città, sia di giorno che di notte. Si chiama Eros Bendato, e turisti grandi e piccini amano entrarvi per poi fare capolino dagli occhi e salutare la macchina fotografica. Scene viste e riviste, ma sempre divertenti. L’altro noto monumento e punto d’incontro della Rynek Główny è la statua dedicata ad Adam Mickiewicz, il poeta più amato, raramente tradotto in Italiano. Partorita dalle mani di Teodor Rygier nel 1898, è stata buttata giù nel ’40 dai Nazisti, e poi rimessa in piedi solo nel 1955.

Ma se si vuole rispondere all’appuntamento, bisogna essere puntuali, altrimenti, specialmente dal giovedì al sabato, c’è il serio rischio di trovarsi sbarrato l’ingresso ai club più e meno cool, da bell’imbusti alla porta coi quali non è davvero il caso di confrontarsi. Significa che è tutto pieno, ma proprio tutto. Ci sono almeno 150 locali nei dintorni e nelle vie che portano alla Main Square, ma durante l’anno universitario possono essere facilmente tutti affollati, anche quelli più imbucati, raggiungibili solo scendendo vertiginose scalette a chiocciola che lì per lì credi essere dirette agli inferi. I giovani polacchi, che siano studenti o lavoratori, arrivano in centro con il tram e riempono i pub per bere, parlare di sport – sanno tutto del nostro campionato di calcio e di quello inglese – e fare karaoke. I club, sia discopub che canoniche birrerie, sono aperti fino alle 6 inoltrate: non scatta nessun coprifuoco alle 2, come invece avviene da noi. E si trinca davvero tanto. Se entri in un locale alle 9, troverai persone che sono lì dalle 7 e intendono restarci – o spostarsi in altro club – fino a tardissimo. Altro che Milano da bere insomma, Cracovia è l’apoteosi del vivere bohémien, più di Praga, più di qualunque altra città in Europa.

Gli Italiani dopo un po’ lo capiscono, con gli Spagnoli invece non c’è verso. Per loro le 9 significano le 10 meno un quarto, se va bene. Non aspettiamoli: chi c'è c'è, alle 9 davanti all'Eros Bendato. E allora passiamoli in rassegna questi club, perlomeno i più fighi, cercando di immaginare un itinerario notturno per chi sta pensando di farsi un giro da quelle parti. In caso, ricordatevi di questo consiglio: non andate durante i nostri periodi di vacanze (natalizie, pasquali, estive), perché ovviamente coincidono con i loro e la città si svuota di giovani per riempirsi di turisti. Poi per carità, se l’obiettivo e scattare qualche foto e inviare un paio di cartoline per dire “sì, ci sono stato”, allora ok. Cracovia è bella davvero, anche se non la devi vivere. C’è il castello sulla Vistola, c’è la piazza del mercato con le sue statue, la sua torre e la splendida cattedrale, ci sono i pierogi, c’è la vodka quella buona, c’è la Dama con l’Ermellino di Leonardo e il quartiere ebraico. Sappiate però quello che vi perdete.

Qual è allora il periodo migliore per andare? La risposta è: durante l’anno universitario va sempre bene. Forse, per chi si spaventa al solo pensiero di non poter indossare ciabatte e bermuda, il mese di maggio rappresenta il compromesso migliore. In quel periodo, perdipiù, c'è anche lo Juwenalia, vale a dire una specie di festival che invade tutto il centro della città, notte e giorno. Per tre lunghi giorni tutto è possibile, anche bere alcol all’aperto, altrimenti severamente vietato. Le chiavi di Cracovia vengono simbolicamente consegnate agli studenti e per le vie regna un’anarchia colorata, in cui protagonisti sono artisti sconosciuti, personaggi da teatro di strada, musicisti ubriachi, e un carnevale di studenti travestiti o semplicemente imbrattati di colori gira per le strade del centro cittadino, e riempe anche i tram, rendendoli discoteche in movimento: una figata. Prima o poi ci inviteranno anche gli Animal Collective.

 

Ad ogni modo, la domenica riposo. Al massimo si va a vedere la partita al Rooster, un pub rosticceria piuttosto caro per gli standard della città e ancor più per quelli polacchi, che offre buone carni alla brace e le birre più scarse di tutto il distretto. Va alla grande non tanto per il menù, ma perché le cameriere hanno 16-20 anni e tutto l’anno servono a tavola in costume da bagno. E sono scelte con criterio… Ci sono due Rooster a distanza di 500 metri e prossimi alla piazza principale, e sono sempre, sempre pieni.

Il lunedì in Italia si muore, a Cracovia – chi è più scaltro – passa a vedere che aria tira al Carpe Diem di Ulica Słakowska, una delle undici vie affluenti alla Main Square. Quel giorno, di solito, mezzo litro di birra viene 4 złoty, ovvero un euro o poco più… Si raccomanda di bere con moderazione.

Martedì si può passare la serata girando per le caffetterie della piazza principale, per poi dirigersi verso uno dei disco-pub nella zona. Oppure, mossa quantomai astuta, andare a perlustrare il quartiere ebraico, dove ci sono alcuni dei locali di maggiore tendenza. Si fa uno snack con una zapiekanka nella piazzetta di Kazimierz, poi dritti al Camera Café, oppure al Propaganda, oppure al Krolicze Oczy, oppure allo Studnia Zyczen... ce ne sono davvero tanti e spesso pieni di bella gente, basta buttarsi. Se si vuole osare un’atmosfera più misteriosa e propria di ogni distretto ebraico delle città dell'Est, allora basta fare un salto all’Alchemia, al numero 5 di via Esteria. Nulla di strano, solo un’ambientazione rilassante e allo stesso tempo evocativa di tutto un immaginario che non stiamo qui a spiegarvi, ma che si accompagna bene con l’aggettivo magico. Qualcosa di simile lo si può vivere anche al Buddha Drink, se proprio non ci si vuole muovere dalla Main Square. Più occidentali sono invece i due splendidi caffé di fronte alla scultura dell’Eros Bendato. Si chiamano Tribeca e Bambu, e offrono le migliori colazioni in città. Se il primo è la classica coffee house in stile Manhattan (dove non vi aspettate di bere un vero cappuccino italiano), il Bambu si segnala per qualcosa di più: ottimi drink a qualsiasi ora del giorno, rete wi-fi, una cucina semplice e gustosa, e soprattutto la sensazione di essere in uno dei locali dove si incrociano le vite di studenti universitari, giovani lavoratori e turisti più raffinati. Polecamy, ovvero consigliamo, il cosiddetto latte con sciroppo di amaretto, una specie di caffellatte molto lungo, aromatizzato o con il Di Saronno, o con succo di cocco, o di vaniglia, o di quello che vi pare. I prezzi non sono i più economici della Polonia, anzi, ma il servizio – affidato a elegantissime cameriere – e l’atmosfera valgono quel plus. Se poi si vuole tentare una discoteca, a poche decine di metri ci sono il Frantic (sconsigliato, a meno che vi vogliate sentire in Italia), il Goraczka (da provare soprattutto il venerdì!) e il Music Bar 9, tutti e tre in via Szewska. Altrimenti poco più su c’è il Cien, in cima a via Jana, un’altra delle affluenti al Rynek. Sia il martedì che il mercoledì, si fa tombola se si tana il club dove l’ESN, ovvero l’organizzazione studentesca che promuove l’integrazione fra i tantissimi studenti Erasmus, ha dato appuntamento. In quel caso, buon divertimento. Altrimenti, passare il mercoledì al Vynil di via Batorego non è mossa da sottovalutare, specialmente se là dentro la serata ha preso il verso giusto. Si tratta di un localino che oltre ai vari intrugli alla vodka che vanno forte tra la Vistola e l'Oder, si fa apprezzare per il suo mood internazionale e ugualmente familiare. Le pareti, come da titolo, sono completamente coperte di vinili. C’è un salottino per chi il mercoledì non può perdersi la Champions League, e un biliardino per chi vuole proseguire la sfida anche dopo il 90’. In un’altra sala, un dancefloor di risibile dimensione, dove però passano buona musica, a volte anche rock. Se però ci si sente in serata, pochi metri più in là del Vynil, ecco El Sol, il discopub latinoamericano (preferibile il venerdì). Sparatevi un kamikaze (in senso buono! Si tratta di un cocktail... sei shot, uno dietro l'altro!), poi subito in pista senza paura: non sarete scoperti da nessuno in questo momento così compromettente. Lasciatevi andare, e magari familiarizzate con la fauna locale.

Come si diceva, dal giovedì al sabato occorre non uscire troppo tardi, perché altrimenti i migliori posti, o quantomeno quelli più alla moda presso i giovani cracoviani e gli studenti stranieri presenti in città, saranno già pieni. Un bellissimo pub si trova a metà via Florianska – ancora un’altra delle affluenti al Rynek – e si chiama Pauza. Belli i colori, figo il bar, alla moda chi lo frequenta, spazi ampi e possibilità di incrociare lo sguardo con alcune delle ragazze più belle del globo terrestre. Nella stessa via ci sono decine di altri locali, così tanti che c’è una posta - mai vinta da nessuno - che prevede che se dimostri di aver bevuto un drink in ognuno dei club di Florianska nella stessa sera, allora ti spettano mille złoty. Non provateci, è un consiglio spassionato.

Arrivati al giovedì, è bene sapere una cosa: qualunque sia stato il percorso del vostro pub crawling, la serata deve terminare al Kitsch. Vale anche per il venerdì e il sabato. Situato al terzo piano di un fatiscente palazzo di via Wielopole, oltre il parco dietro la piazza principale e prima del sito dove avviene il miserrimo mercatino domenicale, il Kitsch è un discopub sporco, lesbo, gayo, erasmus e fighissimo. Come tutti, tranne il Frantic e il Cien, è assolutamente free entry. Il DJ non c’è, al suo posto una manciata di cd pre-mixati, sempre gli stessi, che girano ogni notte. La birra è annacquata. La fila per depositare il cappotto può durare venti insopportabili minuti respirando la puzza dei bagni. Eppure, se non ti diverti al Kitsch, non ti diverti da nessuna parte. È il posto dove puoi fare più facilmente nuove conoscenze, locali o straniere come te, scambiare numeri di telefono, amicizie su Facebook e quindi organizzare al meglio le serate successive. Un must, ma non lo dite troppo in giro...

 

Il venerdì potete già tirare le somme e fare un best of dei locali fin qui apprezzati. Se non si ha voglia di finire a ballare latino a El Sol, né tantomeno di presenziare al Frantic, un salto al Prozac di via Grodzka, sull’angolo di piazza Dominikanski, può essere la mossa giusta. Ci si arriva sempre a piedi, essendo a pochi minuti dal Rynek. Trovetete molti ubriaconi inglesi al primo piano, ma se scendete di sotto, dove c’è la pista da ballo, dalla mezzanotte potete davvero divertirvi. La musica è la migliore che troverete in città: techno, house, electronica. La gente è disponibile, i drink sono carissimi per gli standard nazionali (17 złoty uno shot di Belvedere!), ma pur sempre più economici di una discoteca italiana. Se invece senza il metallo non sapete stare e siete venuti a Cracovia pensando di essere chissà dove, magari in Scandinavia in mezzo ai discepoli di Burzum, allora il contentino per voi può essere il Lochness, un locale rock/metal dove si esibiscono cover band quasi presentabili e dove potete bere birra e cocktail a prezzi incoraggianti. Si trova non distante dalla Galleria Krakowska, il grande centro commerciale a fianco alla stazione dei treni. Lì potrete davvero fare l’alba parlando di post core instransigente e di heavy metal che "non è più come una volta", perché di polacconi che ne sanno a pacchi di questa roba ne incontrerete parecchi.

Arrivati al sabato, le soluzioni si moltiplicano se avete accumulato esperienze nei giorni precedenti. Il pub crawling comincia alle 8, e se durante la nottata non passate per almeno 5 locali, ritenetevi dei principianti. Uno dei posti più chic – dove è presente pubblico femminile locale, nonché russo e ucraino – è certamente il Louis, ufficialmente noto come U Louisa. Sta in un seminterrato all’angolo della Main Square che dà verso via Grodzka, vicino al negozio di Benetton. I drink sono i più cari della città, ma non potete non passarci.

Se in sei-sette giorni non vi siete adattati alla vita cracoviana e quindi non vi siete un po’ scafati, allora siete davvero irrecuperabili. Lasciate perdere e tornate al Sud a mangiarvi un piattone di pasta: la città più divertente d’Europa – secondo il NY Times – non fa per voi. Che tristezza però.

 

 

Beh, che si mangia? Minestrina.

 

I Polacchi sono sicuri che la loro cucina sia fantastica, e quando passano in Italia anche solo un mesetto riempendosi di pizza, pasta e gelato (come se noi mangiassimo sempre e solo queste cose), cominciano a rimpiangere la loro kotlet schabowy, che non è altro che una volgare cotoletta di maiale impanata, che sono convintissimi di aver inventato loro. La puoi richiedere con contorni di vario tipo (in particolare cappuccio rosso e barbabietola tritati e ben conditi), che se non altro differenziano un po’ la proposta da quella delle mense scolastiche italiane.

Il tipico pasto polacco comincia però con una zuppa. Ora, a meno che non vi troviate in un ristorante di un certo livello – che in Polonia sono quelli in cui si spende almeno una quindicina di euro – evitate qualsiasi consommè, anche quando è gratuitamente incluso nel prezzo. Le economicissime tavole calde della città servono zuppe liofilizzate al gusto di funghi, o pomodori, o carne, che equivalgono al mandarsi giù una busta Knorr. Risparmiate quest’esperienza al vostro intestino, o se proprio volete provarci, la pomidorowa ci è sembrata la più commestibile.

Va molto meglio se parliamo di pierogi, ovvero una sorta di agnolotti dai ripieni più disparati, ma tutti davvero gustosi. In particolare, i classici ruskie (appellativo canzonatorio per russi) al ripieno di formaggio bianco, patate e cipolla, con una spolverata di pepe, non tradiscono mai. Altrimenti z miesem (alla carne), z serem (al formaggio dolce), agli spinaci, alla pasta di noci, alle fragole, ai funghi, ai mirtilli… I pierogi sono un piatto che ritroverete facilmente anche in Ucraina e nelle altre nazioni confinanti, ma di cui il popolo polacco reclama a gran voce la paternità.

Non male ma esclusivamente invernali sono i gołabki (per farvi capire, la lettera Ł si pronuncia quasi come una U, e non come una L), ovvero involtini di carne e verdure fasciati dalla verza. Appetitosi sono i wurstel di vario tipo (kiełbasa), con cui, assieme alle immancabili patate, si preparano diversi piatti caldi, fra cui il bigos. Perfetti come aperitivo sono invece i kabanos, delle salsiccette secche e affusolate, variamente aromatizzate e davvero appetitose.

Il pesce non lo sanno fare da queste parti, al massimo la carpa o la trota di fiume. Per tutto il resto conviene spostarsi dieci ore più a Nord, verso il Baltico. Ci sono però ottimi piatti della tradizione ebraica, e vale la pena segnalare il ristorante Ariel nel quartiere Kazimierz. Altrimenti, un’onesta – seppur tristissima – tavola calda polacca si trova in via Karmelicka, vicino alla chiesa e di fronte alla pessima, pessima pizzeria Banolli. Vi potrete anche gustare una buona zapiekanka. Quando noi facciamo merenda con un pezzo di pizza o con la piadina, in Polonia si sparano una zapiekanka, ovvero uno sfilatino tagliato orizzontalmente, farcito in superficie da formaggio tagliato a filetti, verdurine trifolate, funghi, ketchup e – su richiesta – salumi locali, fra cui spicca il filetto di maiale, chiamato poledwica. Una porcheria in piena regola, ma economica e saporita. Non sbagli mai se chiedi la zapiekanka!

Tra i dolci (non eccezionali o quantomeno in linea con la qualità del cibo nazionale) si segnalano la grassissima kremòwka – la preferita di Wojtyła – e la charlotka, ovvero una squisita torta di mele, molto diversa da quella che si fa da noi, a volte profumata con la cannella. Dalle parti di Varsavia, è chiamato con lo stesso nome anche un noto cocktail che invece a Cracovia è denominato tatanka e rappresenta il drink più richiesto dalle ragazze. Si tratta di succo di mela unito ad un particolare tipo di vòdka, la Zubròwka. Fantastico. E noi ci incaponiamo ancora con le vodke aromatizzate al mandarino o alla pesca o alla fragola. Schifezze al confronto! La vòdka (pronunciato vudka in polacco) si beve liscia in shot, oppure unita a succo di frutta o altre bevande alcoliche come Martini e Campari. Evitate le versioni pre-aromatizzate. Ma a questo punto è proprio il caso di aprire un breve excursus sull’alcol…

 

In Polonia ci sono molte birre buone, ma piuttosto simili fra di loro. Costano poco e vanno giù lisce come l’acqua povera di sodio. Sono pilsner chiare e gustose, forse inferiori alle eccellenze ceche, ma inspiegabilmente impopolari oltre i confini. Le migliori sono la Tyskie (birra ufficiale degli Europei di calcio, Polonia - Ukraina 2012), la Lech di Poznan e la Zywiec (pronunciata sgiviez). Nei bar e nei pub più turistici, il prezzo del bicchierone da mezzo litro varia dai 6 agli 8 złoty.

Paragrafo a parte merita la vodka, di cui i Polacchi sono grandi esportatori. Sarebbe una bevanda inventata dai tagliaboschi finlandesi, ma che trova in Russia e Polonia i top producer mondiali.

La numero 1 in rapporto qualità/prezzo è la classica Wyborowa, facilmente acquistabile anche nei supermercati italiani. La fanno a Poznan, capitale dell’alcol polacco, situata fra Danzica e Breslavia, quindi piuttosto lontana da Cracovia. Per farsi un’idea della differenza che c’è fra gli intrugli che siamo soliti bere in Italia, e una vodka seria, va già benissimo. Altrimenti, per chi cerca qualcosa di più, la Belvedere è il miglior souvenir che si possa portare a casa. Al di là della qualità del distillato, si presenta con la bottiglia più stilosa fra tutte, coi suoi rami scolpiti nel vetro. Purtroppo è anche la vodka più cara, assieme alla Zytnia (quest’ultima importata in Italia da Velier). In onore del più grande pianista di tutti i tempi, ecco invece la Chopin, anch’essa di qualità eccezionale. Infine, per completare il quadro dei migliori prodotti, citiamo pure la Pan Tadeusz, che così come le altre, è quasi sprecata se bevuta allungata con succhi di frutta o con altre bevande alcoliche.

 

Riassumendo: andate con le intenzioni giuste e soprattutto preparati, e state certi che tornerete vittoriosi. Da Roma e Milano, ma anche da Bologna, non mancano i voli low cost. Attenti però, alcune compagnie segnalano come destinazione Cracovia, quando in realtà atterrano a Katowice, a circa un’ora e dieci minuti di treno dalla vostra meta. Come detto, il momento migliore per andare non è l’estate, né tantomeno durante i periodi di vacanza. Piuttosto, attivatevi per maggio se soffrite particolarmente il freddo – in realtà non così temibile come si è soliti credere da queste parti - oppure per il prossimo autunno, non appena sarà ricominciato l’anno universitario. Perché in generale, la Polonia non è un paese per vecchi.

 

Più vicino di quel che pensi, è Cracovia. 

 

 

Mappa interattiva di Kraków

Precedenti puntate della rubrica Viaggi + Miraggi



racconto e alcune foto di Daniele Sassi

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