"E'
disteso su sette colli, altrettanti luoghi da cui godere esaltanti panorami, il vasto, irregolare e multicolore insieme di case che costituisce Lisbona”Così, ottantaquattro anni fa, nel 1925, Fernando Pessoa apriva il suo libro “Lisbon: what the turist should see” . Da allora, sembra che proprio niente sia cambiato da queste parti.

La prima cosa che ti colpisce fin dal tuo arrivo a Lisbona sono i colori e l'atmosfera, assai simile a quella di certe realtà dell'Italia meridionale. Incantevole quanto irregolare e tortuosa, con i suoi caratteristici vicoletti, i
bicos. Ci sono sette colli da scalare e innumerevoli anime nella capitale lusitana, dal bianco manuelino di Belèm, all’elegante e un po’ austero Chiado, dalla lunghissima passeggiata chiamata Baixa, che collega Praca do Comercio a Praca da Restauradores, a dove invece il tempo pare essersi fermato all'inizio del secolo scorso, cioè l’Alfama.
E' proprio in quest'ultimo quartiere che io e i miei compagni di viaggio decidiamo di accamparci. Un ostello posto al terzo piano di una palazzina diroccata situata a due passi dal fiume Tago (Tejo), il cui delta idealmente divide la città vecchia dai nuovi agglomerati urbani sorti in epoca recente.
In lontananza, a vigilare sull'intera città, l'imponente figura del Cristo Rei, una gigantesca statua, alta 28 metri e posta su di un piedistallo di 82 metri, realizzata ad immagine e somiglianza del Cristo del Corcovado di Rio de Janeiro.
Io e i miei compari, ovviamente, iniziamo il nostro tour alla scoperta della città arrampicandoci a piedi lungo i vicoletti dell'Alfama. Qui è possibile ritrovare la Lisbona più vera, con il mondo moderno che sembra aver lasciato spazio al vivere antico.
A comandare è il pavè, non l’asfalto. Cuore del quartiere è la sobria Cattedrale Sé, con le sue due torri, edificio dedicato a Sant'Antonio, patrono locale.
Abbiamo la fortuna di visitare la città nel mese di giugno, proprio nei giorni in cui il Santo viene celebrato e tutto il quartiere è in festa. La cosa ci è venuta utile soprattutto di sera, visto che presso le numerose tavolate imbastite lungo i vicoletti, in perfetto stile “sagra di paese” nonostante ci trovassimo in un centro urbano in cui vivono quasi tre milioni di persone, abbiamo potuto gustarci un po' di specialità locali, dalle sardinas, al bachalau, al chorrizo, sorta di salamimo arrostito, a prezzi stracciati. Tutto intorno alla chiesa si dirama un ampio dedalo di viuzze strette e ripide scalinate che si intrecciano tra loro in modo disordinato e casuale tra le case fatiscenti, accatastate l’una sull’altra, curve e diroccate, i cui "azulejos", caratteristiche mattonelle di ceramica dipinte a mano, appaiono irrimediabilmente segnati dal tempo. In mezzo, di tanto in tanto, piccoli anfratti dai quali spunta una palma o una magnolia, qualche puntino verde nella distesa di case restaurate e mura scrostate e decadenti.

Sotto un sole cocente già di primo mattino, riusciamo ad arrivare all'apice della collina, dove si trovano un paio di “miradouros”, delle terrazze dalle quali è possibile godere di un panorama assolutamente mozzafiato. Da lì abbiamo proseguito fino al Castelo de Sao Jorge, dove la passeggiata sui bastioni offre una vista quasi a 360° sulla città; dal Tejo al Bairro Alto, dalla maestosa Praca do Comércio e a Praca da Restauradores, in direzione della quale abbiamo deciso di discendere a piedi, fino alla parte estrema di Avenida da Liberdade e al Parque Edoardo VII.
La parte antica della città è veramente un autentico saliscendi: se non hai voglia di farti ogni volta salite spacca gambe e fiato, eccoti serviti gli “elevadores”, dei veri e propri ascensori grazie ai quali è possibile passare da un quartiere all’altro. Noi abbiamo usufruito molto volentieri dell’Elevador Da Justa, una torre in ferro costruita da un discepolo di Eiffel vicino a Praca da Restauradores, che permette di arrivare fino alla sovrastante Praca do Carmo, evitando così di fare una lunga e faticosa arrampicata. Altra valida alternativa è rappresentata dallo storico tram 28, che si inerpica su per le salitelle e i vicoli, anche se, per chi scrive, una città come questa è più bello visitarla a piedi, cercando di apprezzare appieno ogni singolo scorcio e particolare.
Arrivati a sera, ci siamo diretti verso il Bairro Alto, un’intricata rete di locali, ristoranti e taverne tipiche, le “tascas”, dove si possono gustare i piatti più sfiziosi, bere vinho tinto e ginjinha (un distillato di amarene che scalda l'anima), fare conoscenze, il tutto, ovviamente, continuando ad andare su e giù per un acciottolato che non dà tregua. L'obiettivo era riuscire ad ascoltare un po' della tipica musica Fado, assai simile alla nostra canzone napoletana. Abbiamo scoperto con nostro piacere che la cosa era molto più semplice di quanto pensassimo: la gente del luogo, infatti, complice probabilmente la festa del Patrono, improvvisava spettacoli ad ogni angolo del centro storico, felice di mostrare ai turisti un tratto essenziale della propria storia e cultura.

Il giorno dopo, ci siamo spostati fino al quartiere di Belèm per visitare la celeberrima torre situata sul delta del fiume Tago, fatta costruire nel XVI secolo, al fine di tenere sotto controllo le imbarcazioni che si avvicinavano alla città, dal re Manuele I in uno stile caratteristico suggerito da lui stesso, chiamato appunto “manuelino”, in cui l'architettura tardo gotica viene contaminata da elementi tipici dello stile plateresco spagnolo e dell'architettura italiana e flamminga. Ora questo bellissimo edificio, splendidamente conservato, rappresenta a tutti gli effetti il monumento simbolo della città. Leggermente spostato troviamo il Padrao dos descobrimentos, una sorta di caravella stilizzata di recente costruzione, che ha sulla punta la figura di Vasco de Gama ed intorno altre figure che non conosciamo. Nelle vicinanze, sempre in perfetto stile manuelino, impossibile non notare il maestoso Mosteiro dos Jeronimos, probabilmente l'edificio più visitato di tutto il Portogallo. Rimaniamo estasiati della bellezza del chiostro, della chiesa, delle stanze ornate con gli immancabili "azulejos". A pochi metri, la storica Pastelaria Pasteis de Belem, citata in ogni guida turistica che si rispetti, dove non ci siamo potuti esimere dall'assaggiare i deliziosi dolcetti tipici, a base di sfoglia e crema, il tutto servito con una spolverata di cannella.
Nei giorni successivi, abbiamo deciso di visitare anche gli immediati dintorni della città, sicuramente non meno interessanti.
Assolutamente d'obbligo dedicare almeno mezza giornata a Sintra ed alle sue stranezze. Si tratta di un curioso agglomerato urbano, situato in mezzo alle colline e dominato dai bastioni di un castello, posto a pochi chilometri dal Lisbona, dove è possibile trovare numerosi palazzi dall'architettura bizzarra, tra cui quello, coloratissimo, fatto edificare nel XIX secolo da Ferdinando di Sassonia, marito della regina Maria II.
Ovviamente, non potevamo non affacciarci sull'oceano. La costa portoghese è assai rocciosa e frastagliata e ci sono sono numerosissime località da cui è possibile godere di paesaggi a dir poco incantevoli. Noi scegliamo Peniche, delizioso paesino turistico a circa quaranta chilometri dalla capitale, dove non perdiamo l'occasione di fare anche un abbondante pranzo a base di pesce fresco a prezzi modici.
Il tempo di rientrare alla base e fare una rilassante passeggiata per le vie del Rossio, ascoltando la suggestiva voce di Amalia Rodrigues, riproposta con regolarità nei numerosi negozi di dischi e souvenirs, ed è tempo di partire.
Adoro la Spagna, ma dopo aver visitato Lisbona posso tranquillamente dire di adorare tutta la penisola iberica: questa città ti prende, ti cattura piano piano e, alla fine del soggiorno, non vorresti più lasciarla.
