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Quando si dice che Lanegan potrebbe leggere anche il bollettino meteo mentre girano quattro accordi che tanto con quella voce farebbe comunque un figurone, si dice il vero. Tuttavia il settimo LP in studio del crooner di Ellensburg appare scoordinato, quasi asettico, mai completamente a fuoco. Ma in fondo cos'altro deve dimostrare? Se poi volete proprio fargli il funerale, che questo almeno sia blues!
Mettere in fila per merito la mole di dischi di qualità usciti nel 2011 non è stato facile. Nonostante si sia parlato diffusamente della crisi del formato LP, infatti, la realtà dimostra che, per una volta, stiamo assistendo alla maturazione di un nuovo e diverso modo di intendere la musica che a andrà a convivere con il tradizionale, piuttosto che soppiantarlo.
Non c’è bisogno di spiegazioni, né ci sembra il caso di dover raccontare che annata è stata questo 2011 per il rock internazionale. È tutto riportato in questo articolo: i migliori album, una selezione di canzoni e un pugno di eventuali oscar per segnalare personaggi, dischi e momenti importanti di questi dodici mesi
Come ogni anno, dicembre è mese di bilanci e classifiche riepilogative. Per la prima volta noi del Panopticon abbiamo deciso di proporre anche una selezione del meglio della musica pubblicata nel Belpaese in questo 2011

Se ci voltiamo indietro a guardare un fermo immagine raffigurante i protagonisti dell'annata musicale appena conclusa, è impossibile non notare con piacere i tanti volti femminili che abbiamo incontrato in questi mesi. Nel 2011, fra graditi ritorni ed entusiasmanti nuove proposte, la musica al femminile ha brillato come non mai.
I Piano Magic arrivano all'anno duemilacinque seguendo un percorso per molti aspetti inverso al pionieristiso allontanamento dalle proprie radici artistiche, che Glen Johnson e soci paiono invece aver progressivamente canonizzato e reso parte fondamentale di un amalgama quantomai originale.
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Ore 23:00. Si parte di notte da Londra, stazione dei coach di Victoria. Ci attendono quasi 9 ore di bus, ma è stata una scelta obbligata dalle attuali ristrettezze economiche. Sono troppo alto per poter dormire comodamente, per cui mi piazzo i Built To Spill in cuffia e osservo il Regno Unito notturno. Rimedio un pò di sonno ogni tanto, ma poco male, in un modo o nell'altro siamo alla stazione dei bus di Edimburgo per le 7:45. Infiliamo gli zaini e via alla ricerca dell'ostello. Si passa per Princes St, North e South Bridge, ma non ci fermiamo ora, tiriamo dritti verso Cowgate nella Old Town per approdare al Budget Backpackers.
Qualche parola sull'ostello: comodo, ben attrezzato, personale gentilissimo, colazione economica e perfetta per chi si accontenta, insomma ottimo veramente, non potevamo chiedere di meglio.
Tra l'altro si affaccia direttamente su Grassmarket, ma a questo tornerò dopo. Prima delle 12:00 la nostra stanza non è libera, tuttavia ci è permesso di lasciare il più pesante degli zaini nel deposito bagagli e fare colazione. Usciamo quindi per la nostra prima vera esplorazione di Edimburgo dopo esserci rifocillati, e come prima meta scegliamo il castello che domina la città. La Royal Mile che porta all'ingresso della fortezza ci offre un assaggio della colonna sonora del nostro soggiorno: cornamuse a tutto spiano, vuoi un musicista in divisa tradizionale all'angolo della strada, vuoi dai negozi di souvenir, è impossibile passeggiare per le vie del centro senza il suono unico e
inconfondibile delle cornamuse. I miei dubbi davanti alle dodici sterline da sborsare all'ingresso del castello sono spazzati via dopo due minuti all'interno delle mura: assistiamo ad un cambio della guardia, osserviamo le difese ancora intatte, le prigioni, i gioielli reali. Non manca niente, si fa presto a capire perché sia l'attrazione preferita da tutti i turisti, si respira Medioevo in ogni pertugio. Passeggiamo senza impegno per la città, ammaliati, pranziamo piuttosto tardi in Chambers St. e le ore di sonno mancate cominciano a pesare sui nostri occhi. Non ci arrendiamo. Visitiamo il National Museum of Scotland in Chambers St., purtroppo una parziale delusione, e ritorniamo a Castlehill dove seguiamo uno dei percorsi indicati dalla guida. Tagliando a destra appena prima del castello, evitando l'inutile e costosissima Camera Obscura (classica attrazione acchiappa-turisti), passiamo per Ramsay Garden, uno sguardo in lontananza alla National Gallery of Scotland, ci entreremo più in là, e ci diregiamo verso la fine del primo giorno. Una sensazione strana mi pervade: Edimburgo è certamente una grande città, eppure si ha la sensazione di trovarsi in un mondo familiare, amichevole, non così sconosciuto.
Dedichiamo il secondo giorno interamente al percorso più lungo indicato dalla guida, che dalla Old Town ci porta nella New Town per poi ritornare alla Old Town. Raggiungiamo a piedi Calton Hill, passando come prima tappa al cimitero con la tomba del filosofo David Hume. Sulla sommità di Calton Hill troviamo il monumento che sarebbe dovuto diventare una riproduzione del Partenone rimanendo poi incompleto per mancanza di fondi, l'osservatorio, il monumento a Nelson e a Dugald Stewart. Da qui ci godiamo una bella vista su tutta la New Town, assolutamente da non perdere: è da qui infatti che il contrasto tra medioevo e contemporaneo balza agli occhi in tutta la sua bellezza. Scendiamo dall'altura raggiungendo la New Town con una sosta alla sede del Parlamento scozzese, oggi aperto al pubblico. La sua architettura moderna merita una visita approfondita, ci sentiamo per un attimo aspiranti politici sedendoci sulle poltroncine. Aggiriamo il parco esterno e dopo un thè in Canongate ci approcciamo alla scalata, si fa per dire, dell'Arthur's Seat. Troppo vento a dire il vero, ma con un pò di impegno concludiamo con successo l'impresa: ancora una volta la vista vertiginosa ripaga la fatica. Di ritorno nella Old Town ci imbuchiamo nell'Avalanche Records in Cockburn Street: un negozio di dischi è una sosta imprescindibile di ogni mia vacanza che si rispetti, e fra le varie chicche prendo On Avery Island dei Neutral Milk Hotel come ricordo, ma certo le tentazioni sono tante. Veloce sosta all'ostello per rinfrescarci, e scegliamo una cena romantica alla Maison Bleue, ristorantino francese in Victoria Street davvero elegante per un prezzo non esagerato. Stona un po' con gli scozzesi tutta questa eleganza francese, ma poco male, il cibo è ottimo.
Il terzo giorno spetta alla visita guidata a Loch Ness. Alle 8:00 in punto ci attende l'autobus sulla Royal Mile, con autista-guida turistica simpaticissimo, che ci permetterà di scoprire un pò dei dintorni di Edimburgo tra aneddoti e svariate soste. Incrociamo durante l'andata la famosa mucca-emo scozzese (Hamish), vanitosa e indifferente allo stesso tempo alle attenzioni di noi miseri mortali. Passiamo nei pressi di Stirling, dove si tenne una delle battaglie guidate da William Wallace: Braveheart di Mel Gibson, rivisto una volta tornati a casa in lingua originale per apprezzarne l'accento, è ovviamente tenuto in alta considerazione dagli scozzesi. Avviciniamo anche il famoso castello dell'Holy Grail dei Monty Python, ripreso da due angolazioni diverse per dare l'idea nel film di avere due manieri. Verso le 14:00 siamo a Loch Ness, dove facciamo sosta per un'ora e mezza alla ricerca di Nessie. Ci avviciniamo al lago coraggiosi, pronti all'avvistamento da veri nerd sci-fi, ma nulla accade e dopo aver consumato un leggero pranzo al sacco e aver scattato qualche foto di rito torniamo al bus malcelando il disappunto. Di ritorno nella capitale, concludiamo la giornata con una pinta di Caledonian e qualche patatina al Last Drop in Grassmarket. Finalmente si respira un po' di atmosfera scozzese!
Decisi ad uscire dal centro città, il quinto giorno compriamo un biglietto giornaliero del bus e come prima tappa optiamo per la Gallery of Modern Art.
A voler essere sinceri, come prima cosa ci fermiamo ad una mostra gratuita su Shirley Manson: una piccola stanza con alberi genealocici, cronistorie, e qualche foto. Misera, è vero, ma gli scozzesi non possono che andare fieri di una loro star a livello internazionale (per la quale ho avuto un debole in gioventù...). Arriviamo poi alla Gallery of Modern Art, un edificio ancora una volta neoclassico che si fa introdurre da uno splendido laghetto artificiale circondato da un piccola distesa di erba. Ho i miei limiti nella comprensione di alcune opere, ma non posso negare il fascino che sprigionano su di me. Una breve sosta nel verde di cui sopra, e di nuovo sul bus per un veloce pranzo. Ci dirigiamo quindi, sempre in bus, in tutt'altra direzione questa volta. Il porto di Edimburgo, probabilmente la parte meno interessante di tutto il viaggio, è sovrastato da un immenso centro commerciale che abbandoniamo dopo due minuti e dalla nave reale Royal Yacht Britannia, della quale ci importa relativamente poco. Ci godiamo comunque una passeggiata sul litorale, imprecando contro i prezzi del Flux, un negozio di souvenir simpatici che non valgono certamente certe cifre e che tuttavia sarebbero stati un bel ricordo. Cena da Maggy Dickinson pub, che offre uno sconto per chi alloggia al nostro ostello ma, come scopriremo il giorno seguente, offre purtroppo del cibo e della birra che certo non si possono dire memorabili paragonati al resto dei pub nei dintorni. Non è un caso, infatti, che i locali ne stiano alla larga.
Con la consueta nostalgia pre-partenza, ci svegliamo per l'ultima volta avviandoci verso la sala da pranzo. Tocca disfare i letti e raggiungere la reception per il checkout, e gentilmente ci consentono di tenere in deposito lo zainone da scout. Oggi non abbiamo nulla di particolare in programma, il tempo è splendido per cui trascorriamo la giornata semplicemente fra vie già note, negozi di libri usati in cui rischiamo di indebitarci, passeggiate e soste all'ombra in attesa della nostra ultima cena al Last Drop, in cui divoriamo della Haggis fatte con tutti i crismi accompagnate da una pinta di Caledonian come si deve. Un ultimo sguardo al castello, l'autobus ci aspetta alle 22:00 e abbiamo tempo per salutare una delle più belle città che ci sia mai capitato di vedere.