Don't you wonder sometimes 'bout sound and vision
aesaggi post-industriali dove si allineano distese sterminate di fabbriche, edifici enormi costruiti secondo gli stilemi dell’estetica socialista (se mai ne è esistita una), strutture architettoniche dall’aspetto imponente e che intimoriscono l’osservatore, profili squadrati e durissimi, palazzi dai colori tenui e case popolari gigantesche dalle tinte sbiadite improvvisamente interrotte da altri edifici variopinti e stravaganti.
Questo è lo scenario che si presenta al viaggiatore che arriva dall’aeroporto di Schoenefeld all’estrema periferia della metropoli con un treno della S-Bahn, la rete metropolitana di superficie e che viaggia verso il centro, sfruttando l’efficentissimo servizio di mezzi pubblici offerto dalla città.
È Berlino, una fra le più attraenti capitali europee con la sua alta concentrazione di attrazioni e prospettive di realizzare una carriera stimolante per la nuova generazione di lavoratori, artisti e fancazzisti di ogni genere.
L’atmosfera può spiazzare: ci si trova in mezzo a una città vastissima per estensione territoriale, dagli spazi estremamente ampi, quasi agorafobici, dove non si prova il senso di oppressione e frenesia che pervade città più popolose come Londra. Non vi si respira la stessa magia e poesia che invece si trovano a Parigi; non ci si trova immersi nella maestosità della cultura millenaria come capita a Roma... tutt’altro: Berlino è una città strana, che porta con sè i segni di un passato recentissimo, protagonista di una storia civica unica al mondo, una città divisa in due, con due identità estremamente differenti, ma che negli ultimi vent’anni sono rientrate in contatto e dalla cui fusione sta nascendo un unico e futuristico centro urbano.
Il segreto sta nel non lasciarsi spaventare dalla vastità e dalla dispersione che suscita questa
Mischung, ma nel sapersi addentrare nei suoi meandri, nell’esplorarla e scoprire i diversi e intriganti risvolti che offre.
Dalle mura degli edifici trasuda un’atmosfera densa di contrasti che rimanda ai segni tangibili di una rivoluzione arrivata dopo decenni di sofferta separazione come conseguenza della Guerra Fredda. Tutto ciò, insieme ad attrattive uniche per l’intellighenzia artistica della Giovane Europa (i primi ad arrivare dopo la riunificazione furono gli U2, che scrissero in questa città buona parte di Achtung Baby) quali la possibilità di vivere in modo economico e la grande disponibilità di spazi, ha permesso la rinascita di un terreno fertile per la proliferazione di nuovi movimenti culturali e progressisti. Il Muro divideva Berlino e la Germania in Est e Ovest, ma il suo crollo non ha portato un’immediata riunificazione. A testimonianza di questo rimangono i mozziconi di Muro ancora visibili disseminati nella città. Inoltre, dove il Muro non esiste più è stata creata una scia fatta di mattoncini come segno della sua presenza in passato, che lascia una strana sensazione di inquietudine, a camminarci accanto.
La East Side Gallery è il più famoso tra i resti di questo simbolo di divisone: un lungo tratto di Muro che è assurto a icona della divisione politica (e non solo) della Società Moderna. Questo stralcio di cemento, localizzato nei pressi della stazione della metropolitana Warschauer Strasse, è stato usato come
tela da tantissimi artisti, affermati e non, che vi hanno dipinto la loro idea di libertà e di ricongiunzione. I berlinesi autoctoni sono famosi per essere gente chiusa, un po’ ostica, ma alla fine cordiale... Si ha la sensazione che non vogliano dimenticare la loro grande ma personale storia, ma anzi che tendano a volerne tenere un ricordo indelebile più per se stessi che per gli altri (e la traccia del Muro che solca le strade ne è un chiaro esempio).

Quello che si può ancora distinguere chiaramente fra le due parti della città è la diversità nella struttura architettonica del tessuto urbano: ad Ovest un agglomerato urbano tipicamente occidentale, ricostruito sulle macerie di una città completamente rasa al suolo dai bombardamenti degli Alleati a conclusione della Seconda Guerra Mondiale; a Est le decise sagome squadrate degli edifici, lascito della tipica architettura di una dittatura comunista. Le tracce dei bombardamenti si vedono ancora in diverse zone di Berlino Ovest, come il famoso Dente Bucato, ovvero la Kaiser Wilhelm Gedächtniskirche, una chiesa che torreggia sul Kurfürstendamm, la via principale che era il centro della vecchia Berlino occidentale. La zona ovest era racchiusa dentro il muro, confinante su tutti i lati con i territori della Repubblica Democratica Tedesa (la DDR comunista) e collegata con la Repubblica Federale (la BRD filo-occidentale) solo tramite un continuo ponte aereo che riforniva la città. La metà americana, la metà ricca e agiata. Oggi il centro geografico (e vitale) della città si è spostato a est, dove ancora ci sono i grandi palazzi utilizzati come dimora dalla classe operaia comunista, oggi ospitanti appartamenti (più o meno legale, come i moltissimi squatter...) per i tanti giovani che si spostano in questa metropoli in cerca di fortuna. Nei quartieri ad est hanno ormai preso il sopravvento locali e ristoranti, decisamene economici rispetto alle altre capitali europee, dove è possibile trascorrere serate a cui fa da colonna sonora il meglio della musica alternativa mondiale, l’avanguardia della sperimentazione elettronica e techno. Berlino vanta, infatti, un numero superiore ai duecento club, alcuni dei quali rinomati per i dj che vi fanno tappa: i più famosi guru del panorama electro/house/techno si alternano dietro i piatti di locali come il KitKat, Maria am Ostbahnhof, o il Berghain. Quest’ultimo club, in particolare, nelle vicinanze della maestosa Karl Marx Allee, è famoso, oltre che per gli eventi estremamente trasgressivi e di tendenza che vi hanno luogo (questo mese ospita Flying Lotus..) e per la stretta politica di controlli alle porte sugli apparecchi che registrano immagini (insomma... non si può portare fuori quello che si vede lì dentro... ci sarà un motivo!), per essere uno dei migliori esempi di come i segni lasciati dal comunismo vengono sfruttati dai berlinesi: il locale si sviluppa, infatti, all’interno della struttura di una ex-centrale elettrica della DDR. L’ultimo dei quattro piani è occupato dal Panorama Bar, una specie di privè molto particolare. Qui i giganteschi elettrodi delle turbine fanno da sfondo alla moltitudine di specie umane di ogni genere (e voglio intendere, davvero di ogni genere..) che fanno sfoggio delle ultimissime tendenze dell’underground mondiale tutti i venerdì del mese. Non per niente la comunità gay berlinese è una delle più grandi e colorite al mondo che in locali come questo trova uno spazio libero dalle inibizioni dettate dal tipico conformismo del moralismo cristiano occidentale.

Ma Berlino non è solo elettronica. Gli ultimi anni vedono il riproporsi della Berlino degli anni ‘70/’80, quando a Ovest esplodeva l’estetica punk/wave e che ha visto tra i sui protagonisti personaggi del calibro di Lou Reed e David Bowie. Quest'ultimo qui, ispirato da questi luoghi, creò la “Trilogia Berlinese”. Intanto Berlino Est dava i natali a uno dei gruppi più significativi di tutti i tempi del punk-rock italiano, i CCCP. I piccoli club nascosti dietro porte nere scalcinate, quelli dei tempi di Christiane F. e della Bahnhof Zoo, si infittiscono e rinascono come funghi. E’ sempre più facile trovare un gruppo di persone fumare di fronte a una porta apparentemente anonima, che in realtà nasconde un concertino punk con uno degli innumerevoli gruppi che ha come base questa città. Che tutto questo non porti alla nascita di nuovi movimenti e trend musicali, come accadde quando i Tangerime Dream e Klaus Schulze imperavano e dettavano i canoni di generi nuovi ed alternativi (come fu il krautrock alla fine degli anni ’60)? Non a caso i Liars, uno dei gruppi più innovativi dell’ultimo lustro, hanno creato qui un album del calibro di Drum’s Not Dead, che porta con sè i tratti marcati dell’influenza di questo fermento creativo. Qualsiasi scena musicale, dal jazz sperimentale al post-metal, o artistica in generale, è qui rappresentata e può essere rintracciata in questa rete di locali e soprattutto nella miriade di negozi di dischi nascosti in angoli improbabili della città.
Le nove linee di U-Bahn, le classiche metropolitane underground, e le quindici linee di S-Bahn, i treni di superficie, compongono una fittissima e rapidissima trama che collega perfettamente ogni angolo della città.
“E va beh, ma la notte mica gireranno, come a Roma o Milano” pensavo io... e invece no! Tutto il fine settimana i treni viaggiano di continuo; i berlinesi usano poco la macchina per uscire e problemi per domande come
“chi guida?” o code ai semafori...

A Berlino ho anche scoperto che è possibile mangiare a volontà e fumare ottimi tabacchi aromatici da narghilè sorseggiando tè alla menta, in ristoranti arabi di qualità, con soli otto euro (ad esempio Shisha in Krossener Strasse) o mangiare un sushi prelibato per quindici euro (uno qualsiasi fra le decine di sushi bar della città). Nel quartiere di Kreuzberg, dove vive la stragrande maggioranza della popolazione di origine turca (in tutta Berlino sono quasi ottocentomila), è nato il famosissimo panino Doner Kebab. Allo stesso tempo però è anche possibile gustare il piatto tipico berlinese, uno dei miei pranzi più frequenti per il periodo in cui sono stato qui, il
currywurst, una salsiccia prelibata con salsa al curry accompagnata da pane o patatine, per un solo euro, servito in uno degli innumerevoli
imbiss sparsi per la città.
Girando ora per Berlino, ormai tornata
una città , ci si accorge di come stia diventando modernissima, con i più grandi architetti che mettono la firma con edifici futuristici, come a Potsdamer Platz o ad Alexander Platz. Questo fervore di modernità si affianca perfettamente al grandioso passato occidentale, come testimonia l’Isola dei Musei, il nucleo culturale che sorge sulla Spree, il fiume che attraversa Berlino, dove sorgono i grandi musei classici e moderni, come il Pergamon Museum e l’Altes Museum, situati nei pressi dell’Unter den Linden, il gigantesco viale che si chiude con la Porta di Brandeburgo.
A Berlino si possono quindi soddisfare innumerevoli bisogni, dalla furia trasgressiva dei club techno, alla nascosta ribellione new-wave, alla voglia di conoscere il passato recente di un occidente sempre più in evoluzione (il Checkpoint Charlie è il museo dedicato al Muro di Berlino e alla sua caduta,un buon inizio a tale scopo), fino alla fame di cultura, dalla più antica alla più moderna. Io consiglio a tutti di farci un giro e rimanere il tempo sufficiente per scoprirla un po’ nei dettagli e non tornare a casa col senso di rimorso per non averla esplorata abbastanza da scoprirne le sfaccettature che la caratterizzano.
Grazie a Marina per avermi portato in questa città, di cui ho potuto cogliere, almeno in superficie, il senso.