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onostante scoprire nuova musica sia oggi un piacere immensamente più facile di un tempo, seguire una band giovane ed emergente fin dagli esordi è un'operazione che ha conservato intatto il suo fascino. Supportarla comprandole tutto quello che si trova, seguirla in tour, parlarne a raffica, contattarla per farle i complimenti: qualsiasi cosa pur di perpetuare il nostro amore. È con questo spirito che seguo da vicino i californiani Crystal Antlers da un paio d'anni a questa parte. Affascinato dal loro EP d'esordio e definitivamente conquistato da Tentacles lo scorso anno, non vedevo l'ora di coronare i miei sentimenti da fan con un concerto. L'effettiva qualità in sede live è per me da sempre la prova del nove, qualunque sia la caratura dell'artista innanzi ai miei occhi. L'entusiasmo per la serata era leggermente smorzato da una lieve preoccupazione giusto davanti la porta d'ingresso del Covo. In cuor mio sapevo della possibilità di restare deluso da un gruppo non certo navigato, e non ero preparato ad un duro colpo.

Era la mia prima volta al Covo, e in tutta sincerità non mi aspettavo un posto del genere. Dimenticato in mezzo ad un piccolo parco in una zona popolare di Bologna, il club è piazzato sopra ad un bar di quartiere in cui uno sparuto raccoglimento di anziani stava dedicando la sua serata alla classica partita a carte. L'interno è piccolo, scuro, richiama uno di quei locali inglesi in cui suona una decina di band ogni sera che poi inevitabilmente nessuno ricorda.
L'apertura alle 22 precise mi permette di sistemarmi comodamente nella saletta d'attesa, mentre quasi prevedendo il mio stato d'animo gli altoparlanti suonano "Rock'n'Roll Star" degli Oasis. Dopo una buona mezz'ora, i Times New Viking prendono posizione e attaccano ad un volume inspiegabilmente assordante. Procedono senza pausa davanti ad un pubblico di circa trenta persone, a cui si uniscono i Crystal Antlers stessi ad un certo punto, direttamente in prima fila per incoraggiare i compagni di tour, dopo essersi incaricati di allestire il banchetto del merchandising in un angolo. I Times New Viking picchiano con molta foga, le voci sono completamente oscurate dai riverberi e dal frastuono della batteria, e la loro performance non è efficace e convincente come alcune delle loro prove in studio. Finiscono consapevoli di non aver trovato troppo consenso, smontano la strumentazione con l'aiuto dei Crystal Antlers e si ritirano a testa china. Mentre l'attività sul palco è accompagnata da un sottofondo alternative country abbastanza divertente, noto che Errol Davis, membro fondatore insieme al bassista/cantante Johnny Bell, manca all'appello. Il country viene interrotto bruscamente, cogliendo di sorpresa i Crystal Antlers ancora intenti a sistemarsi. "Ehi, cominciamo ora?" chiede Johnny al microfono. Una voce dietro al mixer risponde: "Sì, andate andate!". Fa appena in tempo ad entrare un altro po' di gente.

È tutto esattamente come me lo ero immaginato. La batteria di Kevin Stuart e le percussioni di Damian Edwards, saltimbanco e per molti dei presenti vera attrazione della serata, guidano precise e potenti l'andamento sbilenco della chitarra di Andrew King e dell'organo di Cora Foxx. Edwards salta, piroetta, si toglie e rimette la maglia mostrando senza vergogna un fisico non certo da fotomodello. La voce strozzata di Johnny Bell si erge a fatica sopra le svisate più rumorose, con il suo basso è lui a guidare le melodie più interessanti. I californiani giocano con il pubblico, offrendogli delle patatine recuperate chissà dove, festeggiando lì sul momento il compleanno di Andrew con una stortissima "Happy Birthday to You", proponendo qualche interessante pezzo nuovo in anteprima in mezzo a classici rodati del loro repertorio come "A Thousand Eyes" e "Andrew" e al recente singolo "Little Sister". Quasi mi stupisco del coinvolgimento della gente attorno a me, perché non mi aspettavo di certo una risposta tanto calorosa da meno di un centinaio di astanti: in prima fila alcuni ballano scatenati; altri cantano insieme a me, anche inventandosi qualche vocabolo di tanto in tanto, ma poco importa; altri ancora si divertono ad ogni improvvisa follia di Edwards, infaticabile jolly della serata; tutti insieme chiederemo un bis alla fine, senza sfortunatamente ottenerlo. Assorti, umili e sinceri, i Crystal Antlers procedono dando l'impressione di essere un gruppo affiatato di amici che suona divertendosi, trasmettono lo stesso spirito che si portano appresso sul furgone nel quale dicono di comporre gran parte della loro musica. Al termine della serata, dopo un'ora abbondante di sudore, piano piano ci dirigiamo verso l'uscita. Noto con immenso piacere che non sono l'unico a fermarmi ad acquistare qualcosa. I vinili di Tentacles finiscono in poco tempo, io mi compro l'unica cosa che mi mancava: l'EP del singolo "Little Sister".
Mi fermo nei pressi dell'uscita e attendo Johnny Bell, l'unico, se si esclude Stuart alle prese con le vendite, ad essersi fermato a chiacchierare con alcuni di noi. Esce per ultimo dalla piccola sala, madido, ma con un bel sorriso stampato sul volto.
- Ciao Johnny, scrivo per il Panopticon, una webzine italiana, posso farti qualche domanda?
Certo, certo, vai.
- Allora come sta andando il tour in Italia? State ricevendo l'attenzione che vi aspettavate?
È la seconda volta che veniamo in Italia, certo non abbiamo trovato tanto pubblico ad attenderci, ma in parte ce lo aspettavamo. Gli italiani sono comunque un pubblico molto caloroso, anche stasera ci avete chiesto il bis ma non ci è stato possibile per problemi di tempo. Siamo ancora un gruppo agli inizi, con un solo EP e un album, e giriamo l'Europa per promuovere la nostra musica. Per questo i prezzi al banchetto sono piuttosto bassi (5€ per un EP, 10€ per un vinile - NdR). Bologna ci piace moltissimo, quando siamo venuti durante il nostro primo tour ci siamo fermati tre giorni qui, divertendoci un sacco.
- Vi seguiamo dal vostro primo EP. Si nota facilmente l'evoluzione del suono, sembrate cercare sempre nuove strade. Quello che personalmente trovo straordinario è l'equilibrio tra gli esperimenti noise-psichedelici e le melodie più orecchiabili all'interno di ogni canzone. "A Thousand Eyes", "Swollen Sky", "Andrew": queste sono canzoni che combinano tutti gli elementi della vostra poetica e i risultati sono fantastici. Ma in "Little Sister" e "Dead Horses" (il nuovo singolo - NdR) la gran parte delle sperimentazioni sembra scomparsa, eppure avete ottenuto qualcosa di interessante. E' questo il suono che state cercando? Suonerà così il nuovo album?
Difficile da dire, e non ti posso promettere niente. Quello che stiamo cercando di fare è di evolvere costantemente il nostro suono cercando di non ripeterci mai ad ogni uscita. Non abbandoneremo il lato psichedelico, non del tutto. E' vero che "Little Sister" e "Dead Horses" suonano molto più melodiche, sicuramente ci sarà spazio per qualcosa nel genere nel nuovo album, ma stiamo facendo il possibile per non cercare nuove sperimentazioni che lo rendano diverso da Tentacles.
- Cosa vi ha ispirato nel mettere insieme un ensemble così eclettico? Damian (il percussionista - NdR) sul palco sembra il vostro jolly, con la danza trascinante, l'organo rimanda agli anni '60, le chitarre mescolano noise moderno e pop di classe.
Ognuno mette le sue passioni quando decidiamo cosa scrivere. Ognuno di noi ha il suo background culturale. Per questo spaziamo da un genere all'altro, ma cerchiamo di non perdere la bussola. Andrew vorrebbe spingere di più sul lato psichedelico e come vedi dalla mia t-shirt (porta una maglia dei Primus - NdR) a me piacerebbe provare ad inserire qualcosa di funk. Non so, non so prevedere cosa faremo in futuro.
- Che ascoltate di solito? Avete qualcosa da consigliarci?
Potreste cominciare approfondendo i Times New Viking. Sono in gamba, stasera secondo me non hanno fatto il loro show migliore, e la gente andava e veniva poco interessata. Ma credetemi: ci sanno fare, meritano molta attenzione.
- Cosa possiamo aspettarci dal prossimo disco? Lo sentiremo presto?
Ci siamo da poco trasferiti in Messico per la registrazione del nuovo disco, entro fine anno non uscirà. Lo abbiamo quasi ultimato, praticamente con Andrew (il chitarrista - NdR) abbiamo scritto tutti i pezzi. Ci sono alcune cose che ancora non ci convincono.
- Grazie per la disponibilità, Johnny, è stato un piacere, in bocca al lupo per il nuovo album!
Grazie a voi per essere venuti, mandateci via e-mail l'articolo quando è pronto (ride - NdR).
www.myspace.com/crystalantlers