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Fluxion
Traces
Fluxion
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Squarepusher
Ufabulum
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Ufabulum
Vijay Iyer Trio
Accelerando
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Accelerando
Tord Gustavsen Qtet
The Well
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The Well
Desolate
Celestial Light Beings
Desolate
Celestial Light Beings
Rusko
Songs
Rusko
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Sendai
Geotope
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Geotope
Bryter Layter
Two Lenses
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Two Lenses
Light Asylum
Light Asylum
Light Asylum
Light Asylum
Lissy Trullie
Lissy Trullie
Lissy Trullie
Lissy Trullie
Magic Wands
Aloha Moon
Magic Wands
Titolo
Islands
A Sleep & a Forgettin
Islands
A Sleep & a Forgettin
Jack White
Blunderbuss
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Blunderbuss
James Blackshaw
Love Is the Plan...
James Blackshaw
Love Is the Plan...
See of Bees
Orangefarben
See of Bees
Orangefarben
Animal Collective
Transverse Temp...
Animal Collective
Transverse Temp...
Patrick Watson
Adventures in...
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Eternal Summers
The Dawn of...
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The Dawn of...
The Flaming Lips
and Heady Fwends
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and Heady Fwends
Mirrorring
Foreign Body
Mirrorring
Foreign Body
Guano Padano
2
Guano Padano
2
Above the Tree
From the Memory...
Above the Tree
From the Memory...
WoraWoraWashington
Radical Bending
WoraWoraWashington
Radical Bending
Il Triangolo
Tutte le canzoni
Il Triangolo
Tutte le canzoni
Il Pan Del Diavolo
Piombo, polvere...
Il Pan Del Diavolo
Piombo, polvere...
Giardini di Mirò
Good Luck
Giardini di Mirò
Good Luck
Foxhound
Concordia
Foxhound
Concordia
Werner / Oil
Tries to Be Water
Werner / Oil
Tries to Be Water
L
e bugie bianche, le notti bianche.
Come nel celebre libro di Dostoevskij, la serata che fa da cornice al concerto dei White Lies, nuovo rampante fenomeno musicale inglese, è fatta di incontri e dialoghi spesso oltre la mera colloquialità. È un salto di qualità, la relazione da concerto, perché ti isola e ti pone su un piano relativamente relativo, dove la massa ingloba il singolo e si diventa tutti parte dell’altro. 
Tutte queste fisime per dire che, anche in una piovosissima sera di febbraio, è possibile dimenticarsi di essere a Milano, abbracciare un amico/a e strappare un sorriso alla sorte. Che fa rima con Morte, e la Muerte con il trio inglese, che dal vivo diventa un quartetto, ha molta familiarità; non tanto per una superficiale tendenza, d’origine italiana, alla scaramanzia, ma proprio per una scelta di look e tematiche che pare contraddistinguere lo stile delle Bugie Bianche (dico "pare" perché la band inglese ha solo un disco all'attivo e magari alla prossima occasione ci regalerà un album happy! happy! happy!). Il sorriso ci scappa subito dopo l’ultima sigaretta pre-party, perché l’apertura con “Farewell to the Fairground” ci piace, mi stupisce, e ci colpisce: con la freschezza di una canzone ben riuscita, con l’acerbo ma buon carisma del leader Harry McVeigh, con un palco che spiccava per intelligenza organizzativa. 
La massa è variegata: va dall’impiegato trentacinquenne alla ragazzina ultra posh che gli sta dietro e non vede una mazza ma gode come una ladra, perché è lì con le sue amichette (abbastanza grasse, diciamolo) a sbattere in faccia al mondo un inglese così perfetto da mettere in imbarazzo me e da suonare come un monito al Mondo: “L’Italia ha anche noi, giovani ragazze tondeggianti che ripudiamo Moccia e ci intabarriamo come nemmeno il Rocknrolla di Ritchie!”. È un’Italia della cultura media, ma verso l’alto, e tutto questo sotto le note di “E.S.T.”, di “A Place to Hide” e delle altre canzoni. 
Io mi sono divertito, lo ammetto. Ho avuto dei momenti di cedimento durante le canzoni non presenti sul disco, su tutte “You Still Love Him”, perché non conoscere una canzone di un gruppo del genere significa quasi pagarla cara; ma alla fine si sopravvive lo stesso. Anche la cover dei Talking Heads un po’ spezza il ritmo, perché le ragazzine la smettono di cantare e saltare, e io non so più, fisicamente, che pesci prendere. Poi però, sulle note di “Unfinished Business” vedo un lupo di mare con rughe scolpite dal Bernini che allunga una mano su una spalla di una teeeeen. Mi preparo al peggio, mi prefiguro difensore della nuova different class e… e scopro essere il padre della ragazza l’accompagnatore, imposto, della serata Amiche + pater familias. Un po’ l’atmosfera si riscatta, perché rialzo la testa e mi focalizzo sul bassista, che a vederlo in faccia mi pare proprio un grande bugiardo, con tanto di catenella e di magliettabruttissimaatintaunitacheadunconcertononpuoimettere, dai! Si soprassiede e ammicco ad un amico. Mi ricordo di non essere solo e di risposta mi arrivano quasi i capelli di un altro compare di gita in faccia. Ringrazio il Signore che mi ha fatto alto (e bello) e mi diletto nell’arte magica della visione del concerto attraverso il classicissimo movimento del pendolo per scansare il gigante che, guarda caso, si è messo davanti a me: ho successo, infatti se ne va poco tempo dopo, credendo che un bis non fosse in scaletta. E invece si. Mi guardo attorno, cerco un amico che si chiama Guido, e non lo trovo. Di un’altra amica, nemmeno una traccia. La musica riparte e finisce poi con la conclusiva “Death”. Ammetto di essermi toccato almeno una volta durante il ritornello, forse non volutamente. Mi entusiasmo e apro gli occhi davanti alle luci bellissime, accecanti quel che basta per darmi un senso di spaesamento che apprezzo e che mi porta via, all’uscita, dove la pioggia mi aspetta ancora, o forse no. Molti comprano il cd della band, e fanno bene. Altri comprano un servizio da thè, con tanto di tovaglietta, e fanno bene.
Come direbbero gli Offlaga Disco Pax, guido a fari spenti nella notte, verso un baretto. Mi rendo conto che un ronzio mi è rimasto in testa. Che alla fine questo concerto me lo sto rivivendo in macchina, da solo. E allora è una fregatura: la massa, il contatto, gli abiti rosa delle ragazzine tondeggianti. Una truffa. Dovevo tutto alla musica dei White Lies; in realtà era tutto lì, sopra di me, sul palco. E io che pensavo che la chiave fosse una lettura orizzontale della serata! Macchè! Tutto in verticale invece: eravamo io e i White Lies, ecco la magia! 
I need a place to hide before the storm begins…
Entro nel baretto e lascio le note nel portaombrelli. Le ritroverò dopo, ancora intatte, bagnate ma, paradossalmente, vere.

live report di Giacomo Colombo, fotografie di Cristiano Marinelli 
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