"Stavolta non mi fregano" pensavo fra me e me, addentando un gustoso kebab nelle vie circostanti la centralissima abitazione dove avevamo trovato rifugio per la trasferta torinese grazie alle altolocate conoscenze del mio compagno di viaggio (per poco non dormivamo dentro il Palazzo Reale). Già, perché chi ci segue da un po' ben ricorderà la mia precedente esperienza con un concerto dei Franz Ferdinand. In quella serata di inizio primavera, al Palasharp di Milano, ebbi un'esperienza quasi mistica quando mi resi conto che tanti pregiudizi sono solo un muro da buttar giù con la forza (ovviamente mi limito al discorso musicale, senza pretese più elevate, lungi da me). E il gruppo di Kapranos è l'emblema di un genere, quel tipo di rock targato UK verso il quale avevo alzato una barriera che credevo fosse più resistente. Per fortuna a volte mi sottovaluto, e sono stato smentito dai miei stessi ragionamenti. In quella occasione mi sono trovato a confrontare inavvertitamente le sensazioni provate ad uno show dei Franz Ferdinand e quelle suscitate da un
gruppo blackmetallaro. La conclusione la trovate nel
Basti sapere che questi scozzesi hanno segnato l'Anno Domini 2009 con un
disco che mi ha messo in ginocchio sui ceci e mi ha mandato di corsa in negozio a comprare anche i precedenti.
E così, dopo il necessario preambolo, tornando alla riflessione iniziale, questa volta ero preparato alla inarrestabile frenesia caratteristica di un concerto dei Franz Ferdinand.
E non mi sbagliavo.
Quindi, una volta deciso minuziosamente il look, conscio del fatto che non potrò ripeterlo a gennaio per gli Arctic Monkeys (sarei poco stiloso, ed il rischio è dietro l'angolo se si è neofiti come me), ci avviamo con un autobus verso il luogo del concerto. Le facce che girano intorno al Palatorino in questa fredda serata di fine autunno sono più o meno quelle già riscontrate (con sorpresa) in quella sera di marzo a Milano: si va dall'adolescente in maglietta d'ordinanza a righe (che lo stesso Kapranos da buon capogruppo non dimentica di sfoggiare), allo studente universitario con occhiale bianco-indie, alla famigliola padre-madre-tre figlie tredicenni tutti con maglietta del gruppo rigorosamente tarocca comprata alle bancarelle prima del concerto, fino ad arrivare al signore in cappotto di cammello e bombetta (non sto scherzando). Insomma, un evento unificatore per la meravigliosa biodiversità della razza umana.
I quattro di Glasgow non hanno intenzione di smentire la loro fama e il concerto, finito sold-out nonostante i tre passaggi in terra italica in neanche un anno, non tradisce le aspettative.
I newyorkesi The Phenomenal Handclap Band fungono discretamente da
opening act, anche se il pubblico sembra accogliere con parere discordante la performance, dividendosi fra chi apprezza le ballabili divagazioni psycho-funk e chi preferisce fumarsi una sigaretta al freddo piuttosto che ascoltare linee melodiche a volte un po' scontate (anche se le signorine che suonano i tamburelli a battono le mani a ritmo sul palco non meriterebbero di essere snobbate, anzi).
E' evidente che l'animo torinese è pronto a scaldarsi e scatenarsi al comparire sul palco di Kapranos e soci.
E loro non si fanno aspettare, griffatissimi, dalla maglia all'amplificatore (e io non mi faccio sfuggire il gadget più kitsch della serata, la
cup firmata FF)!
Dopo un inizio un po' incerto con "Bite Hard", si rimettono in carreggiata e inizia la serie di pezzi mozzafiato che caratterizza la loro discografia. E allora giù con “The Dark of The Matinée”, “No You Girls”, “Tell Her Tonight”, “Do You Want To”. Non c'è respiro, non si rifiata, e io non mi faccio pregare troppo, lascio la reflex a chi mi era vicino e mi butto nelle primissime file per sondare gli animi. Ci vuole poco a capire che là davanti è un delirio dove si balla, si salta e si urla come forsennati. Ma è uno spettacolo da osservare anche dalle retrovie, dove c'è più tempo e calma per guardarsi intorno, sentire il divertimento della gente e vedere la gola della riccia accanto a te che canta disperata "Ich Heisse Su-per-Fan-Tas-Tisch!". Non ci si lascia neanche distrarre dalle bellissime scenografie e dai giochi di luce che giganteggiano sopra il palco. Gli occhi non si staccano dai quattro musicisti, che, nonostante la presenza rischiosamente ingombrante di Kapranos, riescono sapientemente a contribuire individualmente alla causa comune, e che a onor del vero formano un gruppo veramente solido e versatile. Vedere i Franz Ferdinand dal vivo rende ancora più comprensibile Blood, il disco che contiene le versioni dub dell'ultimo LP. Sì, perché gli arrangiamenti sono sempre al confine tra il concerto rock e il dancefloor, come testimoniano perfettamente la chicca della serata, la cover degli LCD Soundsystem "All My Friends", e la finale e infinita "Lucid Dreams", che sfocia in una cassa dritta di quindici minuti. Tutti che ballano, tutti felici, che bello!
Qui Jesolo
di Sandy Pierpaoli

Di solito si arriva in spiaggia a mezzogiorno passato, meglio ancora se barcollando, e si stende l’asciugamano nel primo centimetro quadrato libero che si trova. Si rimane a poltrire nella stessa posizione tutto il pomeriggio fino al richiamo degli allegri bar della spiaggia che per l’occasione si trasformano prima in frequentatissimi happy hour - non sei nessuno se non hai un bicchiere di spritz Campari in mano, meglio ancora se due - poi in stipate discoteche alla moda dove scorrono fiumi di house e coca-havana. Si balla e si beve fino al mattino, poche ore di sonno e poi si ritorna distesi sulla sabbia in stato comatoso.
Meno male che siamo in dicembre e Jesolo è diventata una vecchia cittadina come tante, eppure si balla comunque. Noi siamo in cinque in macchina, in fila per il parcheggio interno del Palazzo del Turismo. Piove tantissimo e soprattutto fa freddo, mentre siamo in colonna sfoghiamo la tensione pre-concerto inveendo senza motivo contro i ragazzi che passano a piedi di fianco a noi, sotto una pioggia battente che rovina le loro pettinatissime acconciature.
Dopo qualche immancabile peripezia con la security del palazzetto riusciamo a scendere nel parterre durante la performance del gruppo di supporto, i bizzarri The Phenomenal Handclap Band. I personaggi in questione, otto elementi che si destreggiano tra chitarre, tamburelli e svolazzamenti di capelli sciolti e scomposti in stile hippy, con nostra grande perplessità sembrano davvero riuscire ad intrattenere gran parte delle prime file con una specie di disco-pop psichedelica e colorata. Solo una volta a casa scopro che questi non sono esattamente i primi scoppiati che passavano per di lì, ma una band newyorkese che è riuscita a collaborare con TV on the Radio, Amy Winehouse e John Spencer. Il pubblico però esplode nel vero senso della parola solo quando questa allegra compagnia viene raggiunta sul palco da Paul, Alex e Nick per la loro canzone finale tra coretti, battimani, tamburelli e tanto amore nell’aria.
Comunque l’esibizione del gruppo spalla mi aiuta a riconoscere che l’audio del palazzetto non è assolutamente cambiato dall’ultima volta che ero stata lì dentro (ultima ma anche unica volta, ormai qualche anno fa). L’audio sarebbe quello giusto per assistere più ad una partita di basket che ad un concerto rock; fortunatamente appena gli scozzesi iniziano ufficialmente la loro performance - con “No You Girls” - riescono quasi a far dimenticare anche questi particolari. In fondo tutti cantano e tutti ballano, e anche se la voce molto spesso stridula di Kapranos è sovrastata da una chitarra o da un nostro urlo di approvazione, o se viene proprio a mancare quando Alex si dimentica una strofa a caso, poco importa.
Una performance sicuramente riuscita e coinvolgente, i quattro non si risparmiano nel dimostrare il loro affetto verso il pubblico e la loro voglia di divertirsi con balletti goffi e improvvisazioni plateali, come nel finale di “Outsiders”, in cui inscenano un potente drumming a otto mani. E mentre “This Fire” (giustificata con un iniziale
“Fa più freddo qui a Jesolo che non in Scozia!”) si attesta a rappresentare probabilmente l’apice dell’intero concerto, si torna a casa con le orecchie che fischiano a causa dell’interminabile coda elettronica (quindici? venti minuti?) di una “Lucid Dreams” memorabile. Kapranos ne approfitta per buttarsi in mezzo alla folla da dove riemergerà molti istanti dopo e intanto il palco si riempie di gente: dapprima i componenti dei The Phenomenal Handclap Band, poi le persone delle prime file che si arrampicano oltre le transenne, vanno ad abbracciare i loro idoli, si mettono a cantare e saltare con loro fino alla fine di una performance che meritava di esser vista.

Foto di Cristiano Marinelli