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e devo dire la verità non ho minimamente indagato sugli oscuri motivi che hanno spinto un gruppo così ben rodato come i Piano Magic a scegliere l’Italia come meta promozionale del loro ultimo disco. Ho solo preso l’occasione al volo. Era già capitato in passato che Glen Johnson e soci si soffermassero per qualche giorno in terra italica all’interno delle loro tournée, stavolta non solo ci concedono una buona decina di esibizioni lungo tutto lo stivale ma ci regalano anche l’onore di assistere al giro di prova del loro nuovo lavoro. Per la prima volta dalla sua recente pubblicazione vengono proposti dal vivo i brani di
Ovations – un disco che personalmente trovo molto ispirato ed estremamente elegante, in grado di collocarsi senz’altro tra gli episodi meglio riusciti del gruppo inglese – in tante date da ricoprire gran parte del suolo italiano, da Cosenza a Torino, passando per Napoli e Cavriago.
Ok lo ammetto: il fatto che tra queste date non compaia il famigerato asse Milano-Bologna dà soddisfazione, per una volta, anche a noi poveri ragazzi provenienti dalle campagne, o dal profondo Sud a seconda dei casi. Noi stasera siamo addirittura a San Vito di Leguzzano.
Vi basta solo sapere che se un giorno vi venisse la voglia di fare un giro ai piedi dell’alto vicentino, ad un certo punto, tra campi, nebbie e zone industriali, vi imbatterete in quello che potrebbe sembrare l’unico spiraglio di vita dopo chilometri di strade senza lampioni: una serie confusa di macchine parcheggiate alla buona, qualche luce accesa e capirete di essere arrivati al CSC. Il Centro Stabile di Cultura non è la solita associazione indipendente edita alla promozione di iniziative culturali e musicali; o meglio, sì lo è, ma è anche un collettivo di volontari che probabilmente ci mette l’anima per tenere in piedi tutti i loro progetti, e che ci mette lo stesso impegno anche per farti sentire comunque all’interno di un ambiente familiare. Il CSC è minuto, ma al suo interno la gente si muove come se fosse a casa sua, tra il bancone del bar che sforna anche qualche trancio di pizza, il banchetto di dischi e libri di realtà (parecchio) alternative, una sala da pranzo con tovaglie a quadrettoni, un costante aroma di vino bianco che persiste fino al mattino dopo.
I Piano Magic non sembrano neanche accorgersi che il palco forse è troppo stretto per loro e per tutta la loro strumentazione, ci piace pensare che sia anche il caloroso applauso a distrarli. Senza molti giri di parole Glen dà il via al concerto con un’energica e alienante “Recovery Position” ed è subito gran coinvolgimento tra il pubblico presente. Com’è intuibile la scaletta si concentra soprattutto sull’ultimo album più qualche episodio ripescato dai precedenti due lavori Part Monster e Disaffected – in particolare di quest’ultimo risulta molto ben riuscita la reinterpretazione di “Love & Music”. C’è da dire che i londinesi appaiono davvero in ottima forma, l’alchimia tra ogni singolo componente è palpabile, attraverso ogni sguardo sfuggente che si scambiano e ogni combinazione e intreccio di suono che riescono a creare; mi ritrovo in particolar modo a constatare, con grande ammirazione, che la voce di Glen Johnson in sede live è decisamente molto più calda e profonda che in studio, ricca di un fascino che mi stupisce. Glen riempie il piccolo locale con il suo carisma inquieto, scambia qualche battuta con il pubblico tra un brano e l’altro, sempre senza mai scucirsi troppo dalla sua compostezza.

Ovations si rivela essere un ottimo album dotato di alcune canzoni davvero azzeccate, lo dimostra il fatto che tutte quelle proposte questa sera hanno raccolto un riscontro molto positivo da parte dei presenti. “The Blue Hour” e “The Faint Horizon” da sole mi sembrano a tutti gli effetti tra gli apici dell’intero concerto, il quale comunque ci sta continuando a regalare grandi soddisfazioni. Trovo che le rivisitazioni live di tutti i vari pezzi siano pienamente riuscite, i suoni sono meno puliti e perfezionati ma assolutamente genuini e meno sintetici che su disco, pur senza limitarsi nelle ottime incursioni elettroniche di Angéle. I Piano Magic stasera ci riportano alla mente a volte i New Order, altre il miglior Morrissey, e poi ancora Michael Gira e Dead Can Dance. In particolare questi ultimi vengono omaggiati con l’esecuzione di “Advent” – originariamente presente in Spleen an Ideal – in una performance veramente riuscita in cui Glen dichiara tutta l’ammirazione verso lo storico gruppo di Lisa Gerrard. Il concerto termina dopo poco meno di un’ora e mezza con un bis nel quale il quintetto ci propone “(Music Won’t Save You From Anything But) Silence” e il singolo “On Edge”. Forse ancora troppo breve considerando tutto il repertorio che i Piano Magic avrebbero a disposizione, ma non oso lamentarmi: la consapevolezza di aver assistito ad una performance eccellente di una band che ha ancora molte cose da dire in un ambiente così informale e familiare è forte e mi fa star bene.
Glen e soci scendono dal palco quando ancora gli applausi non si sono fermati, poi ci concedono tranquillamente ancora qualche chiacchiera e qualche altro bicchiere di buon vino. In fondo prima di rifare la traversata di campi, zone industriali e nebbie c’è ancora un po’ di tempo.
foto e live report di Sandy Pierpaoli