One Great Summer
Appuntamento con Sel Balamir
In esclusiva per il Panopticon, l'intervista al leader degli Amplifier, Sel Balamir.
Il trio mancuniano, dopo quattro anni d'attesa, sta per dare alle stampe The Octopus, un attesissimo doppio album.
Li avevamo lasciati forti del nuovo ingaggio con la Spv e con un disco che ha diviso il loro crescente numero di fan. Con il senno di poi lo stesso leader c'ha rivelato che la gestazione di quell'opera fu piuttosto travagliata. Promesse disattese, poco tempo nella clessidra e un precedente tour davvero snervante. Il risultato fu quell'agglomerato di ruvidume rock che è passato alla storia con il nome di Insider. Diciamocelo senza mezzi termini: poco c'è rimasto veramente impresso di quel muro sonoro compatto e compromesso. Ancor più contando sulla reputazione creatasi dopo l'esordio
omonimo e il bellissimo EP The Astronaut Dismantles HAL. Eppure si avvertiva qualcosa in quel caos. Come se il talento di Sel & compagni fosse riuscito a penetrare la fretta. Come se l'urgenza espressiva, le idee e la passione fossero coadiuvate da una ratio esterna alla band.
The Octopus è la risposta che stiamo attendendo da tempo. Forse troppo. Ed è una risposta coraggiosa da parte del trio di Manchester. Affrancatisi dalla negligente Spv, la scelta della band è stata quella di autoprodursi ed entrare nell'ancora nebuloso mondo indie. The Octopus è un doppio di oltre due ore di musica. Le prime 1000 copie sono ordinabili solo tramite la mail della band:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
. Un po' un premio per i fans che li hanno seguiti in questa tortuosa ascesa, un po' una schermaglia per sondare il terreno.
Essendo il terzo lavoro ed essendo cresciute le aspettative - anche per coloro che hanno avuto modo di vederli all'opera sul palco, di spalla ad Opeth e Porcupine Tree - questo tentativo dev'essere compiuto un passo alla volta. Perché se la coraggiosa scelta che hanno fatto potrà lanciarli tra i migliori esponenti della scena alternative britannica, un'eventuale flop potrebbe decretarne un prematuro crepuscolo.
Quello che distingue la musica degli Amplifier da altre band del settore è la capacità di mescolare i generi: rock hi fi, psichedelia, riff prossimi al metal, anche qualche reminiscenza grunge, tanto da risultare persino originali. Lo straordinario tono di voce di Balamir e le sue liriche sfuggenti, improntate all'oltreterrestre, hanno conferito quel tocco in più. Quel che basta per distinguersi. Ecco che arrivati al terzo album, forse, i tre volevano qualcosa di più per loro. E indipendentemente dalle vostre inclinazioni attuali, The Octopus sarà facilmente uno dei dischi rock hi fi con cui confrontarsi nelle classifiche di fine anno.
Panopticon: È da molto tempo che si parla di un nuovo disco degli Amplifier (o forse 2!?) in preparazione, qual è lo stato delle cose?
Sel Balamir: Il problema nel creare un vero doppio è che richiede molto tempo. Il fatto è che se hai una grande idea essa richiede una grande quantità di tempo e un grande sforzo per realizzarla. Specialmente quando c’è più di una persona che ci lavora…
P: Il suono di Insider era piuttosto ruvido e diretto come un pugno in faccia. Quello del vostro debut album (e dell’EP Hal) invece più psichedelico e per quanto comunque duro, sicuramente più introspettivo. Qual è il futuro degli Amplifier da questo punto di vista? Cosa state cercando?
SB: Insider doveva essere diverso dal primo album e EP, perché doveva essere proprio duro e ruvido. Siamo andati in tour con il primo album per anni. È stato giusto e naturale cercare un approccio diverso. Con The Octopus, abbiamo abbandonato tutta la roba da principianti. Non c’è nessuna casa discografica A&R, non c’è nessun’altra limitazione, non ci sono preoccupazioni per il marketing o per i video e i singoli – solo pura musica psichedelica e grandi grandi grandi riff. Direi che è meno probabile che stia andando da qualche parte, ma più probabile che stia arrivando dove dovrebbe arrivare. E quel posto è ovunque.
P: Venite da Manchester, una città famosa per band come Smiths, Joy Division, Oasis, Stone Roses… musica eccezionale ma diversa da quella degli Amplifier. C’è qualche collegamento tra voi e quei gruppi, anche se suonate una musica così diversa? Ascoltavate qualcuno di quegli artisti quando eravate più giovani?
SB: Sì, mi piacciono tutti quei gruppi. Ma con il passare degli anni, il passato diventa meno importante, e l’idea di eredità diventa meno preziosa per me, perché per quanto mi riguarda almeno, siamo importanti tanto quanto quelle band. Ma, in ogni caso, cosa è importante? È solo stupida musica. O non lo è?
P: Sul finire degli anni '80 a Seattle si era formata una scena di gruppi che più o meno condividevano - almeno superficialmente - gli stessi ideali. Facevano musica piuttosto diversa fra loro, ma tutti erano catalogati come "grunge", e ciò li ha certamente aiutati a farsi una nomea in giro per il mondo. A Manchester, oltre a voi e ai vostri amici Oceansize, c'è qualcun altro in giro adesso che fa parte del vostro circuito, qualcuno con cui sentite di condividere degli ideali o qualcosa... oppure siete solo voi e le vostre idee, e il vuoto attorno?
SB: Non lo so. Ascolto le prove di molti gruppi. La maggior parte fanno abbastanza schifo. Ad essere onesto, penso che conti di più la personalità che porti nella stanza. Molti miei amici sono in ottimi gruppi – ma sono anche dei veri personaggi.
P: Eravate stati scritturati da Jim Chancellor, è il fratello di Justin dei Tool giusto? Sarebbe stato bello vedervi aprire i concerti dei Tool, forse una fetta del loro vasto pubblico potrebbe facilmente apprezzarvi... Magari è più quello il vostro pubblico che non quello degli Opeth, non credete?
SB: Sulla carta è certamente vero, siamo più vicini a loro, ma in realtà finora abbiamo acquisito più fan dagli Opeth che da qualunque altro gruppo. Penso che il progressive degli Opeth vada oltre il metal. È quello l’elemento comune che la gente riesce a captare. Ad essere onesti, sebbene la visibilità di un tour con gruppi come i Tool o i Soundgarden sarebbe eccezionale, scommetto che l’esperienza sarebbe piuttosto dura per noi. Personalmente, credo sia molto più facile andare in tour con gli Opeth.
P: Riuscite a vivere soltanto di musica, o magari qualcuno di voi ha un lavoro?

SB: Per me la musica è una sorta di disturbo. Come un tipo di malattia mentale o ossessione. Una volta che mi sono fatto catturare non posso più uscirne. Per me è come essere introdotto in The Matrix, come essere posseduto, o come essere torturato dal peggior tipo di droga a cui puoi assuefarti. Mentre stavo facendo The Octopus, mia moglie è rimasta incinta, abbiamo avuto una bambina, ed è bellissimo per me ora, perché dà alla mia vita una prospettiva più sana.
P: Abbiamo sentito le (cattive) notizie circa i vostri problemi con le case discografiche. Prima con la Music for Nations, poi con la faticosa preparazione di Insider per la Steamhammer. Ce ne puoi parlare? Quali sono le intenzioni degli Amplifier per l’uscita del nuovo album?
SB: Di sicuro non ho più intenzione di firmare un accordo con una casa discografica: fondamentalmente, perché dovrei? Posso vendere i nostri lavori direttamente a coloro che li ascoltano. Non solo posso parlargli via e-mail, informarmi su di loro, conoscere i loro nomi, posso persino incontrarli. Posso avere buona rapporti con la stampa parlando con gente simpatica come voi del Panopticon, posso distribuire la mia musica via internet ed essere pagato onestamente da gente onesta, posso spendere quanti soldi voglio nella produzione senza dovermi preoccupare dei margini di profitto. Fondamentalmente, abbiamo una regola: in qualsiasi modo agisca una casa discografica, noi non lo faremo. Va tutto bene. L’industria della musica è finita. Bene.
P: C’è un concetto dietro a The Octopus?
SB: Sì, è meta-concettuale. The Octopus è un'analogia con la nascosta architettura di fondo della realtà e dell’esistenza. È multidimensionale e frattale. Non c’è narrazione, ma diverrà tutto chiaro senza essere spiegato (se capite cosa intendo). La maggior parte di esso concerne una fame profonda e senza fondo che non può mai essere saziata, che sostanzialmente è la natura dell’esistenza umana.
P: Che tipo di tour avete in mente in supporto al prossimo disco? Aprire per una grande band o partire da soli?
SB: Non lo so, adesso mi sto riposando. Lavoro su questo disco da tre anni ormai...
P: Red Devils o Citizens? Per chi tifate?
SB: Chi se ne frega?
SB: It's great to know that a band like us can have support from people who are passionate about music, now that we choose to stand outside the music industry and, as you so rightly put it - pop culture's oblivion. Excellent stuff. Great – thanks for the interview – some excellent questions. Until the next time!
Intervista realizzata dallo staff del Panopticon, articolo di Giovanni Di Benedetto che ringraziamo per l'opportunità.