Arriva tra noi comuni mortali Anok Pe, l'ennesima reincarnazione di Mr. David Tibet

O
gni volta che si parla di un certo tipo di musica ambient e industrial è ormai prassi comune scomodare i nomi di Throbbing Gristle, Coil, Death in June, Nurse With Wound e affini, sempre identificati come i primi addetti ai lavori nel genere. Nonostante le rispettive carriere ultraventennali, le sconfinate discografie composte soprattutto da sperimentazioni improvvisate e da live non ufficiali ornati da grotteschi aneddoti e leggende metropolitane, nonostante la veneranda età anagrafica di alcuni e le sfortunate vicende di altri, ogni nuovo progetto che porta in calce uno dei loro nomi viene sempre ricevuto con silenzioso rispetto; il passato più recente insegna, infatti, che si possono ancora prendere lezioni istruttive da questi maestri. Questa volta è il turno di David Tibet, la mente che oggi, per l’occasione, si cela dietro al nome di Anok Pe o meglio Current 93.
A 3 anni di distanza dall’ultimo
full length Black Ships Ate The Sky, Tibet torna sotto le fosche luci della ribalta con un progetto inizialmente pensato per essere realizzato come trilogia,
Aleph at Hallucinatory Mountain, previsto per maggio 2009 per la Coptic Cat, nuova etichetta editoriale e discografica ideata dallo stesso David, avvalendosi come sempre di un folto numero di collaboratori ormai ben rodati all’interno delle produzioni a nome Current 93 (Andrew Liles, Steven Stapleton, James Blackshaw, la "talentuosissima" Sasha Grey e molti altri).
Sempre nelle vesti di spiritato profeta, Tibet insegna che ormai nulla si può dare per scontato. Dal dark ambient più oscuro e demoniaco al neo folk più classico, David è passato indenne attraverso svariate forme di sperimentazione pur senza tradire quella sorta di aurea mistica e apocalittica che lo circonda. Così anche sotto il nome di Anok Pe è lecito aspettarsi sorprese, almeno così come annunciato dall’EP dello scorso anno, Birth Canal Blues: un barlume di novità rispetto ai trascorsi, o forse una sapiente combinazione di passato e presente. A dispetto di una strumentazione piuttosto minimale, dove è molto spesso solamente il piano di Baby Dee a creare un solenne tappeto sonoro, la presenza di Andrew Liles in fase di produzione e mix in sostituzione al solito Stapleton, lascia una parvenza più noise e stridente, assieme a code à la Merzbow in grado di stordire in soli 20 minuti di EP, ma soprattutto Liles trasforma il cantato di Tibet in maniera ancora più terrificante distorcendolo o sdoppiandolo tra i due canali d’ascolto, rendendolo ancor più disumano già nella sua naturale atrocità. In questo senso la distanza dal precedente Black Ships, intenso e avvolgente, è abbastanza netta. Il cambiamento riguarda anche i testi che, per quanto possibile, sembrano essere sempre più criptici e disturbanti, sempre più pregni di riferimenti biblici e profetici.

Se l’EP era stato composto grazie ad un limitato numero di collaboratori, per Aleph at Hallucinatory Mountain è già stata, invece, ricreata la folta schiera di strumentisti e creativi che fanno parte della band. Il disco è ormai terminato, ma ancora poche cose sono trapelate. Già una striminzita anticipazione di pochi secondi sembra preannunciare un proseguimento verso la direzione appena intrapresa e pare essere l’incipit di un piccolo quadro espressionista tinto da pennellate macabre, che si svolgerà descrivendo la nascita di Aleph,
“Almost in the beginning was the Murderer”.
Ma come se non bastasse non esistono pause per la creatività di David Tibet: quest’anno ha prestato la sua voce anche per il nuovo progetto di Stephen O'Malley dei Sunn O))) e Daniel O'Sullivan dei Guapo, i quali sotto il nome di Æthenor cercano di dare nuovo corpo all’ambient più nero. I risultati sono altalenanti, sia per l’intero progetto in sé, destinato senza dubbio a rimanere all’interno dei circuiti più underground, che per Faking Gold and Murder, il disco che vede appunto la collaborazione di Tibet, uscito questo mese. Anche qui noise e free jazz si intrecciano ad un tetro chaos di percussioni e drone, che la voce di Anok Pe aiuta sensibilmente a rendere ancora più inquietante e infernale. E nonostante questo non sia un lavoro che resterà nel tempo, contribuisce ancor di più a chiarire la direzione intrapresa da questi Current 93.
Se così fosse non c’è da star esattamente tranquilli, David Tibet è davvero tornato a far paura.
La cover definitiva di Aleph at Hallucinatory Mountain potrebbe differerire da quella inserita in questo articolo