Buon Gusto e Tromboni (7 Febbraio, Allianz Teatro, Assago)
C
ome faccio a sopportare la chiusura di Decameron? Penso a Giuliano Ferrara nudo in una vasca da bagno, con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta.

Le luci dell’Allianz Teatro si abbassano, e Daniele Luttazzi (voce fuori campo), tra le risate del pubblico, recita la battuta (leggermente modificata) ormai divenuta storica dopo essere stata definita la causa della chiusura di Decameron, il talk show in onda alle ore 23 su La 7, nel 2007.
Secondo i più, la battuta era solo un pretesto per chiudere un programma in cui si commentavano fatti che il 90% dei giornalisti tacevano, e la vera causa della chiusura del programma sarebbe stata la registrazione della puntata incentrata sulla Chiesa. Era la sesta puntata. Ma qualcosa impedì al comico e la sua troupe di portare a termine le registrazioni della puntata. Alcuni uomini impedirono fisicamente il prosieguo delle registrazioni. Il mattino seguente Decameron venne sospeso.
Qualcosa di nuovo? Non credo.
Già con Satyricon, il precedente talk show del comico emiliano era accaduto un fatto simile. Erano gli anni dell’Editto Bulgaro di Silvio Berlusconi, quando il Primo Ministro decise di eliminare dalla televisione (un esilio in chiave moderna) i giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro, e il comico Daniele Luttazzi. L’intervista a un timido e sconosciuto giornalista, fece perdere le staffe al nostro caro Silviuccio. Il giornalista era Marco Travaglio. Nell’intervista si discuteva del suo libro L’Odore dei Soldi, che fa luce sull'oscuro passato di Silvio Berlusconi. Nessuno nella televisione italiana aveva trattato certi argomenti e posto certe domande, e Luttazzi ha pagato le conseguenze. Censura e querela per venti miliardi di vecchie lire.
Siamo intorno al 2002. Daniele Luttazzi oltre portare avanti le cause (che vincerà), porta in giro i suoi one man show, pubblica i suoi libri, ritorna con Sesso Con Luttazzi, e firma un contratto con La 7. Nel 2007, quindi, ritorna finalmente in tv, con tanto di vaffanculo nella primissima puntata.Riesce solo ad andare in onda cinque puntate. La Storia si ripete. Tornano in prima linea i politici, e i loro “paletti” (vi ricordate la lettera inviata dallo studio Previti a Sabina Guzzanti?), proponendo di limitare lo spaziare della satira, selezionando quello che si può dire e quello che non si può dire, ovviamente nascondendosi dietro falsi moralismi. Ma la satira è un genere letterario libero, non ha regole. E’ la sua natura.Dario Fo, intervistato da Daniele Luttazzi a Satyricon, disse che la satira è una forma libera di fare teatro. Non accetta regole, vincoli o paletti, in quanto libera. Politica, sesso, religione, morte. Questa è la satira. E se si pensa che la satira offende, Daniele Luttazzi risponde che non offende la gente ma i pregiudizi della gente. Ed è una cosa ben diversa. Luttazzi per spiegare questo semplice concetto, prova a fare esempi: rimanda alle opere di Aristofane, Moliere, Plauto, Bill Hicks, eccetera. Invano, ovviamente. L’unica cosa che rimane è il fatto che Luttazzi è volgare, e la televisione per questo non lo può accogliere. Ma è lampante l’evidenza con cui certe persone si nascondono dietro regole di buon gusto per celare la triste verità. La verità è che nella nostra televisione non manca il diritto alla satira, ma la libertà di espressione. La satira, in quanto espressione di libertà, non esiste non potendo esserci una libertà di espressione e di pensiero. Se la satira “informa deforma e fa quel cazzo che le pare”, e soprattutto “ricorda”, il semplice sfottò e la gag comica o il tormentone alla Fichi d’India altro non fanno se non distrarre. Sembra che far ricordare certi fatti ai cittadini in una Democrazia sia molto pericoloso. La televisione italiana preferisce comici innocui, che non mordono. Zelig, Striscia la Notizia, Colorado Cafè, sono i nostri esempi di comicità televisiva. In un paese dove i politici hanno in mano le televisioni, gestiscono i palinsesti e decidono addirittura quali comici possono andare in onda e quali comici non possono andarci non può vivere la satira perché non c’è libertà. E’ brutto vivere in un paese dove non esiste il diritto alla satira. Continuando di questo passo si arriverà a una forma di censura preventiva, in cui il comico si auto censura per la paura di ricorrere in sanzioni e querele. Questo è plagiare le menti.
Ma Luttazzi, da guaribile ottimista (come lui stesso si definisce) non si da per vinto. Senza partecipare a trasmissioni televisive, manifestazioni in piazza, continua imperterrito per la sua strada. Libri e teatro.
Il successo, nonostante le censure, non manca. Sabato 7 Febbraio, l’Allianz Teatro è pieno. Tutti pronti al veleno della comicità di Luttazzi: tagliente, grottesca, maligna e infantile. Il comico nella prima parte rivisita la storia politica italiana più recente, senza risparmiare nessuno, mentre nella seconda parte “va in onda” la sesta puntata, quella che non è potuta andare in onda, dedicata alla Chiesa, e … si salvi chi può.
Ogni religione vede le altre religioni come una marea di cavolate; la satira vede qualsiasi religione come una bugia, afferma Daniele Luttazzi. E se anche i toni sono forti, estremamente forti, in una Democrazia che si rispetti, la televisione deve trattare anche questi temi. Informare, purtroppo sembra che non sia concesso. La terza parte, veloce e molto meno impegnativa, è composta dalle “ultime notizie” ovvero i finti telegiornali di Luttazzi.
Due ore e trenta circa di monologhi esileranti, dominati da un Daniele Luttazzi in forma splendida.
E’ diretto, spietato, antipatico quasi e gelido come al solito. Colpisce la sua proprietà di linguaggio, la sua personalità, ma soprattutto la capacità intellettuale di trattare qualsiasi argomento. Spaventa la sua enorme cultura, ed è un peccato che una persona così preparata non possa esprimersi come vorrebbe. Sicuramente Luttazzi non accetta questo suo esilio, ma purtroppo, lo sopporta. Sappiamo anche in che modo.