Il trio inglese si prepara a pubblicare il terzo lp intitolato "The Octopus".
M
anchester, UK. Terra fertile per il rock. Se l'industriosa città del nord ovest è sicuramente famosa per aver dato i natali ad alcune delle più grandi band inglesi (si pensi a Joy Division, Stone Roses, Smiths, Oasis...), non si può dimenticare di essere il vessillo, più di ogni altra città, del rock alternativo inglese targato Duemila. Oceansize e Amplifier ne sono le punte di diamante. Se per gli Oceansize ormai non c'è più bisogno di presentazioni, avendo raggiunto uno status artistico e un successo di pubblico di buon livello, diverso è il discorso per il trio capitanato dall'anglo\turco Sel Balamir. Dopo aver dato alle stampe il buon esordio Amplifier nel 2004 e aver bissato due anni più tardi con il controverso Insider, per il gruppo che vede tra le sue fila il batterista Matt Brobin e il bassista Neil Mahony, è pronta alla prova del fuoco: il fatidico terzo album.
Nell'omonimo la vena melodica e quella psichedelica si compenetravano in maniera molto fluida, sembrando dei Pink Floyd che incontrano dei Soundgarden. Il tutto perfettamente suturato dal caldo ad avvolgente timbro di Balamir. Nel secondo capitolo la band, coscientemente, cambia pelle (complice forse anche il cambio di label e di produttore). Suoni più grezzi, metriche più precise quasi a creare un monolite sonoro e ruvido lungo 60 minuti.
Meno spazio alla psichedelia, più ai cambi di ritmo e tempo. Scelta che sembra ripagarli visto che apriranno i live rispettivamente per Opeth, Porcupine Tree e gli stessi Oceansize. Cosa aspettarsi quindi dal nuovo album previsto per i primi mesi del 2009? Innanzitutto pare che la band abbia scritto molte canzoni e che tutto questo materiale non finirà su un albo singolo. Dall'entourage della band viene infatti ben presto confermato che gli album degli Amplifier saranno due: The Octopus e Mystoria i titoli.
Chiacchiere, non confermate ma del tutto plausibili, parlano addirittura di un doppio album, The Octopus, registrato e mixato nello studio The Chapel di Lincolnshire, in uscita a gennaio\febbraio e di un successivo capitolo, Mystoria, la cui release oscillerebbe per la fine del 2009, inizio 2010. Tre album in un solo anno? Difficile ipotizzarlo.
Mentre sto scrivendo Matt Brobin conferma che la band è in studio e che "...things are happening...".
C'è stata la possibilità per qualche fortunato fan di assistere a delle vere e proprie prove "on the road" delle nuove canzoni (di supporto al tour degli Oceansize, e lo scorso 13 dicembre a Manchester in un concerto di presentazione) che parlano di un sound molto più progressivo e math oriented, unito ad una cura dei suoni che manca quasi totalmente al precedente capitolo.
L'interrogativo non è tuttavia intorno alla qualità della band di Balamir, quanto alla possibilità per il trio di allacciarsi ad una scena credibile non composta soltanto dagli Oceansize ed in parte i Russian Circles (e ai loro esordi dalla chimera Vex Red). Essere inglesi e produrre tale musica significa trovarsi la strada sbarrata al momento del grande salto di popolarità, essere costretti ad accodarsi a musica assai distante (esteticamente, qualitativamente) come è già accaduto: infatti in Europa i tour degli Amplifier si possono legare solo a nomi come Opeth, Anathema, Katatonia, ... non il massimo dalla vita. Negli Stati Uniti tutto sarebbe più facile, per una volta. Pensate ad esempio ai californiani Dredg e Deftones, oppure ai redivivi del grunge Smashing Pumpkins, Stone Temple Pilots. In contesti del genere gli Amplifier vedrebbero crescere in modo esponenziale la loro fama e dunque le loro possibilità di crescita. Già perché per la loro musica tendente ad un rock pesante e spaziale occorrerebbero dei mezzi ben superiori di quelli a disposizione, una produzione ed un missaggio curati nel dettaglio da nomi di grande calibro. Staremo a vedere se tuttavia la registrazione del nuovo materiale - avvenuta in un relativamente breve lasso di tempo - avrà sopperito alle mancanze di Insider, disco concettualmente perfetto ma che pagava una regolazione non proficua dei volumi e della scelta fin troppo omogenea dei suoni.
L'attesa è cominciata: things are happening... parola di Amplifier.