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“Amsterdam was a great surprise to me. I had always thought of Venice as the city of canals; it had never entered my mind that I should find similar conditions in a Dutch town” J. W. Johnson
“Things don’t happen spontaneously” è forse la frase più significativa pronunciata nel film-documentario I Am Trying to Break Your Heart, a sottolineare quanto travaglio comportò la gestazione di quest’album in particolare tra mille confronti, prove infinite e tanto materiale scartato e buttato via.
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Non si esce vivi dalla Spirale Discendente
Tradotto in Italiano, ecco l'articolo più approfondito mai scritto sul capolavoro di Mr. Reznor
Albert Camus, Il Ribelle
The Downward Spiral è l’album più maturo di Reznor che va a datare e sottolineare il culmine dei temi esplorati dai primi Nine Inch Nails. Come per gli album di molte band art rock degli anni ’70, si tratta di un lavoro concettuale, con una tangibile e ben definita storia e con uno sviluppo ideativo. Ragion per cui, ogni singola canzone può solo essere concepita pienamente come l’interno di un tutto. Ogni traccia, estrapolata dal suo contesto, è incompleta.
L’album si apre con “Mr. Self Destruct”, una canzone che accenna ai temi generali dell’album e che prefigura gli eventi in arrivo. La canzone parte con i gemiti di un uomo torturato, se lo sia da se stesso o da un altro non è ben chiaro. (Questo tema della schiavitù e della tortura non è nuovo nel lavoro di Reznor. Nel suo EP Broken traspare un messaggio dal testo che dichiara “lo schiavo pensa d’esser liberato dal suo bendaggio solo per trovarsi in catene più resistenti”.). Il testo inizia con “Io sono la voce dentro la tua testa, e ti controllo”, e procede elencando i modi in cui il
controllo auto-distruttivo e la manipolazione possono essere stabiliti – dall’odio e dal sesso, alla “colpevolezza del diniego e paura” della religione, alla tossicodipendenza, ed infine alla furia della negazione. Ad ogni modo, c’è qualcosa tra queste imputazioni di anche più oscuro e pericoloso: l’essenza più profonda che rappresenta il Mr. Autodistruzione. “Ti porto dove vuoi andare, ti do tutto ciò di cui hai bisogno, ti trascino giù, ti consumo, Signor Autodistruzione”. Le imputazioni stanno nel fatto che l’autodistruzione fa parte di ciò che tu desideri maggiormente, perché è ciò che detiene il vero potere su di te. In ogni caso, si tratta solo di una verità parziale. Per comprendere il vero significato di questi versi dobbiamo fare un passo avanti verso i caratteri principali del desiderio, come recitati alla fine di “I Do Not Want This”. “Io voglio sapere tutto, io voglio essere ovunque…”, da notare gli accenti sulle parole (enfasi dell’autore). Il desiderio di sapere e di essere da solo non è ricondotto alla caduta emotiva del singolo, ma è la brama dell’assoluto ad incentivarli. L’uomo, incapace di accettare lo stato limitato e finito dell’umanità a cui appartiene, desidera gli attributi di un dio. La voce camuffata del Signor Autodistruzione promette la realizzazione di questi desideri, promesse che devono rappresentare un’uscita, e ciò colloca il personaggio sul sentiero della rovina. Il personaggio accetta di percorrere questo cammino con la stessa cecità ed ingenuità che egli attribuisce ai fedeli di una religione. (trattato più esplicitamente in "Ruiner"). Il suo destino costituisce il risultato del suo auto-inganno; è colpa sua, da qualche parte lungo la condotta che approva. “Tu permetti che io ti faccia questo”, gli sussurra la voce dell’autodistruzione. La cacofonia del rumore alla fine di "Mr. Self. Destruct" è un’introduzione alla struttura sonica dell’album. L’album rasenta costantemente il confine tra rumore e melodia proprio come il personaggio si struggerà tra umanità e nichilismo (o meccanismi separati).
“Hey maiala, ...
la mia piccola maialina aveva bisogno di qualcosa di nuovo niente può fermarmi adesso, perché non m’importa più
niente può fermarmi adesso perché proprio non mi importa.”
“Mr. Self Destruct” è servito da introduzione. La storia effettiva comincia con “Piggy”. Il significato della canzone è avvolto all’interno della questione su chi sia la "maialina", e in che rapporto sia o sia stata con il personaggio principale. Sebbene non sia direttamente specificato all’interno della canzone, “maialina” si riferisce a un’ex-amante che non ha più bisogno del personaggio (come confermano gli ultimi versi della canzone, “niente può fermarmi adesso, tu non hai più bisogno di me”). La deduzione che la maialina sia stata un’amante più che un altro personaggio legato al protagonista da altri rapporti è basata sulle canzoni successive, come “Closer”, in cui il potere sessuale è proposto come la forma di controllo - ed identità – di cui l’uomo si fa esperienza più duramente. Perché la maialina abbia avuto un tale effetto sul protagonista, doveva risiedere in quel regno. Quando il personaggio principale viene rifiutato, il suo controllo è infranto e lui si ritrova impotente. L’abilità della maialina di sfuggire alla presa (intesa come padronanza) del personaggio, lo ferisce nel profondo e lo lascia a recitare pateticamente il suo mantra che tornerà a manifestarsi ancora, “niente può fermarmi adesso”. Questa sommessa protesta va a sostituirsi ad un martellante crescendo di batteria, come se il suo mondo stesse collassando attorno a lui. Da notare però che le afflizioni dell’uomo non cominciano a partire da "Piggy". Il suo bisogno del controllo esisteva già prima della canzone, la quale si propone solo di mettere le basi in funzione di un altro personaggio, e, cosa più importante, stabilisce un punto di partenza per quello che sarà l’inizio dell’annullamento dell’uomo: la sua ribellione metafisica contro Dio e il suo Regno.
“La ribellione metafisica è il movimento attraverso il quale l’uomo protesta contro la sua condizione e contro l’intera
creazione… il ribelle metafisico protesta contro la condizione in cui si trova lui stesso in quanto uomo” 1. Questa ribellione si sviluppò all’interno della musica dei Nine Inch Nails quando Trent si preoccupò di chiedere, “hey Dio, perché mi stai facendo questo?” nella canzone "Terribile Lie", su Pretty Hate Machine. Dopo due album, nella canzone "Heresy", questo stadio di ribellione si presenta di gran lunga sorpassato. L’uomo è stanco di aspettare una risposta che, per i suoi occhi, non arriverà mai; ora si propone piuttosto di trascinare Dio giù dai cieli (e fa questo ponendo l’uomo come il creatore di Dio: “s’è immaginato un Dio lassù e l’ ha chiamato Cristianesimo”) e di ucciderLo nel nome dell’umanità. Nietzsche una volta annunciò al mondo che Dio era morto, ed è questo il grido che “Heresy” riporta all’attenzione. Il personaggio attribuisce la sua sofferenza a Dio (la connessione è impostata tra “Closer”, “Ruiner” e “I Do Not Want This”), ma non si ferma lì. Per legittimare l’assassinio di Dio, il personaggio si assume la responsabilità divina per la sofferenza di tutta l’umanità, dal virus dell’AIDS (“ha realizzato un virus che spazzerà via tutti i porci”) alle “atrocità compiute nel Suo nome”. Il suo odio verso Dio è tanto che preferirebbe bruciare all’inferno, piuttosto che sottomettersi e mostrare devozione verso colui che si è rivelato il suo raggiratore. Quando il personaggio spodesta Dio dal suo trono in una misura d’indignazione, in realtà fa molto di più che uccidere semplicemente la divinità. Quando il regno di Dio cade, crolla anche tutto ciò che era legato ad esso, incluso il senso per il significato o l’ordine morale. Sebbene ancora non lo comprenda appieno, questo atto attraverso cui promise assoluta libertà garantisce che il protagonista sarà fatto schiavo. Il fatto che lui sia schiavizzato dal volere, diventa chiaro quando scopriamo la natura del suo dio e cosa la mancanza di un significato abbia suscitato.
Ma prima dobbiamo approfondire il discorso aperto dalla traccia successiva, "March of the Pigs", che tratta dell’atteggiamento (e quindi rapporto) che l’uomo ha verso la società. In “Piggy”, abbiamo visto come il personaggio aveva a che fare con una singola persona, ed in “March of the Pigs” vedremo come egli ha a che fare (o meglio, come non ha a che fare) con la società nel suo complesso. La canzone è una chiara denuncia di un mondo avido e cannibale, i cui abitanti prosperano e traggono profitto nell’assistere alla rovina altrui. Questo costituisce il loro intrattenimento. Nella società che lui vede, chi si rende conto di essere una minaccia per l’ordine prestabilito, chi riesce a smascherare lo scomodo mondo al di là di come appare, o chi insulta i sentimenti concessi, è screditato davanti al mondo e incorre in un esilio sociale. L’odio del personaggio verso questo mondo gli fa desiderare di patire egli stesso il medesimo destino al quale esso condanna le sue vittime (come, infatti, dice “voglio distruggerlo, voglio spappolarlo, voglio sfotterlo, voglio vederlo sprofondare”).
Il mondo con il quale si sente contro non è un mondo di umani, bensì il regno di Dio costituito da maiali creati a Sua immagine e somiglianza. L’uomo non riesce a connettersi a questo mondo, non riesce a scendere a patti con i suoi atteggiamenti menefreghisti. Egli è incapace di vedere gli altri come umani, incapace di amare e di fidarsi di qualcuno. Non riesce, non può essere parte di questo mondo e di conseguenza deve pagare. Il suo desiderio di bruciare è dichiarato, ma i maiali trionfano ancora. “E ora questo non ti fa sentire meglio? I maiali hanno vinto stanotte, adesso possono tutti dormire rumorosamente, e tutto quanto va bene”.
La canzone successiva, “Closer”, prende posto davanti alla reale ribellione metafisica dell’uomo. Combinata con la canzone seguente, “Ruiner”, (la quale mette in rilievo il prima, il durante ed il direttamente dopo la ribellione) vediamo come e perché egli era in grado di abbattere Dio.
Esaminando “Piggy”, abbiamo affermato che i suoi rapporti erano avvolti nell’idea del controllo e dell’identità attraverso il sesso. La complessa natura di questa relazione è descritta in “Closer”. “Mi hai permesso di violarti”, così egli inizia la confessione della natura delle sue lussurie. “Mi hai permesso di dissacrarti, mi hai permesso di penetrarti, mi hai permesso di complicarti, aiutami, ho spezzato il mio interno, aiutami, non ho più un’anima da vendere, aiutami, l’unica cosa che funziona con me, aiutami a scappare da me stesso, voglio scoparti come un animale, voglio sentirti da dentro, voglio scoparti come un animale, la mia intera esistenza s’è incrinata, tu mi porti più vicino a dio”. La completa sottomissione del suo partner a tutti i suoi abusi gli conferisce il potere più totale. Ed attraverso questo conferimento di potere egli è in grado di evadere dalla sua vita come una vittima inerme, e sente ciò che percepisce essere il controllo di Dio. Il personaggio è consapevole del fatto che, per certi aspetti, il suo controllo è solo un’illusione, ma lo accetta lo stesso. Infatti, uno dei paradossi della sua vita, a questo punto, è che egli è pronto ad arrendersi completamente per il controllo dell’altro\a. “Puoi avere il mio isolamento, puoi avere l’odio che ne deriva, puoi avere la mia assenza di fiducia, puoi avere tutto di me”. Egli perde il controllo con lo scopo di guadagnarlo. La sua intera esistenza è basata sul controllo dell’altro, ad ogni costo. La sua intera identità e volontà di vivere si poggiano sull’altro. “tu sei il motivo per il quale io resto vivo”.
Quando la maialina non si sottomette più al suo volere, egli è spogliato dell’identità che si era costruito per proteggersi. È a conseguenza di questo che, confuso e senza via di scampo, l’uomo dirige la sua ira verso Dio, al quale egli si associa con estremo controllo (le basi di questo pensiero partono da Closer, “tu mi porti più vicino a Dio”, ma vengono illustrate molto più chiaramente nella canzone seguente, “Ruiner”.). L’ascoltatore a questo punto penetra nella vita dell’uomo, quando è finalmente pronto a riscattarsi dalla sua degradazione. La sua falsa relazione tra potere sessuale e controllo con Dio è ulteriormente evidenziata nella musica di “Closer”. La struttura degli accordi della canzone, come le note finali, è la stessa di quelli in “The Downward Spiral” (canzone in cui, più tardi, la tragica manifestazione delle sue errate percezioni è pienamente realizzata). “Ruiner” è la condanna più esplicita non solo di Dio, estremo maltrattatore ed ingannatore, ma anche di ogni fede in Lui. “il distruttore ha molto da dimostrare, non ha niente da perdere ed ora ti ci ha fatto credere, il distruttore è il tuo unico amico, guarda, vive per i bovini che inganna, lo stupro dell’innocente, lo sai, il distruttore rovina tutto ciò che vede, ed ora l’unica cosa pura rimasta nel mio cazzo di mondo porta il tuo (vostro) disagio”.
Tutto della sua guastata esistenza è attribuito a Dio. Come in “Heresy”, dove Dio è stato fatto responsabile dell’AIDS, è adesso etichettato come “contaminatore” ed è responsabile dell’infezione dell’uomo. L’infezione a cui si riferisce non è letterale, come era invece in “Heresy” – la parola è usata come metafora per esprimere il suo bisogno imperdonabile di avere il controllo sugli altri (in un senso più ampio, è una metafora valida per ogni sorta di sofferenza che l’uomo non riesce in alcun modo a superare). La percezione dell’uomo del suo rapporto con Dio è rivolta al controllo e all’ingiuria. È lo stesso rapporto che aveva con la "maialina" e con la società, solo le regole sono state capovolte. (Da notare che la maialina sovverte prima lui e subito dopo Dio –una connessione illustrata musicalmente dall’identicità delle note finali di “Piggy”, suonate su chitarra acustica, a quelle eseguite alla tastiera che aprono “Heresy”). Dacché il controllo è radicato nel sesso, la sua immagine di Dio e le Sue ingiurie sono ritratte attraverso il linguaggio immaginoso sessuale. “Come sei diventato così grande? Come ti sei fatto così forte? Come ti sei fatto così duro? Come ti è diventato così lungo?”.
L’immagine fallica di quei versi è abbastanza chiara, ma ancor più rivelante è il tono con cui vengono pronunciate. Le tastiere sorgono e rimbombano tumultuosamente, stando a significare l’autorità dell’uomo sul confronto di Dio in tono accusatorio, con un accenno di crescente gelosia. L’uomo sta trovando in se stesso il potere di sovvertire Dio; è solo questione di tempo. Dio pagherà per essersi pianificato il controllo, progettato sulla vita dell’uomo. Dio pagherà anche se il progetto è stato concepito attraverso l’uomo. Durante il secondo ritornello, alle imputazioni vengono aggiunte le parole: “ciò che mi hai dato, mio perfetto anello di cicatrici, lo sai che posso vedere chi sei realmente”. Il personaggio, convinto di aver scovato la radice del suo problema, si vanta di riuscire a vedere attraverso le menzogne di Dio (sebbene sia questo solo un atto di auto-inganno, alludendo alle parole di “Mr. Self Destruct”: “Io sono la menzogna in cui credi, e ti controllo”), ed ora intraprende la missione di abbatterLo.
La canzone si disintegra in un assolo di chitarra che ci porta direttamente dopo “Heresy”. Dio è morto e l’uomo libero, proclama trionfante, “tu non mi hai ferito, niente può ferirmi, niente può fermarmi adesso”. Ancora una volta l’intensità delle crescenti tastiere proclama il potenziale dell’uomo. Egli è al culmine del suo potere, ed il mantra “niente può fermarmi adesso” non è più debole e patetico com’ era in “Piggy”. Poi s’interrompe bruscamente dicendo: “Niente può fermar…”. Evidentemente, allora esiste qualcosa che riesce a fermarlo e che lo farà, qualcosa che
ha macchinato contro di lui per tutto questo tempo, qualcosa con maggior potere di ferirlo rispetto a quanto riusciva Dio: la causa prima dei raggiri subiti, se stesso. Quando aveva deciso di svilire Dio e scoprire il gusto della completa libertà, non solo acconsentì al suo stesso schiavismo, ma anche alla sua auto-distruzione. Inizia a rendersi conto di su che razza di sentiero sta davvero camminando in “The Becoming”. L’illusorio trionfo di “Ruiner” è del tutto superato all’aprirsi della canzone seguente, rimpiazzato da un meccanico scalpitio e da grida sommesse – è stato permesso a qualcosa di nuovo di sgattaiolare dai suoi recessi più oscuri. Non appena raggiunto il suo scopo, ha rivelato il suo amaro tranello. L’uomo sofferente che una volta s’era ribellato contro la crudele natura della sua situazione, adesso trova dentro se stesso qualcosa di ancora più atroce – la voce nichilista dell’indifferenza. Dopo l’eliminazione di Dio, l’epicentro dell’album si sposta verso una nuova battaglia, di tipo interiore. La natura dell’uomo si ritrova faccia a faccia con il suo meccanico facsimile (una metafora per il mondo dell’uomo moderno dove il mistero dell’Essere è sostituito dalle vuote risposte della Scienza). Quando inizia “The Becoming”, è la voce umana, impreparata di fronte alla sua nuova situazione, ad essere ridotta al silenzio (“io sono la macchina silenziatrice, e ti controllo”).
“Tutto il dolore scompare, è nella natura dei miei circuiti, reprime tutto quello che sento, non c’è via d’uscita da questa mia nuova consapevolezza; il me che tu conosci una volta provava dei sentimenti, ma il sangue ha smesso di pompare ed egli è stato abbandonato alla decadenza, il me che tu conosci adesso è fatto di corde metalliche e persino quando sto bene con te, sono così distante”. Più profondo rispetto al suo conflitto con Dio, quest’altro conflitto lo minaccia di privarlo della sua natura umana per rimpiazzarla con un mondo meccanico, fatto di stasi sociale e morale. Questo è
possibile che accada perché al significato è stato concesso di cadere assieme al regno di Dio. Non ci sono più leggi morali che contengano l’uomo, fa come gli pare. Fa come gli pare, ma non c’è più nemmeno nessun motivo per fare o non fare qualcosa. Nessun motivo di agire o non agire, di curarsi di qualcosa o meno, nessun motivo né per vivere né per morire – questo è quanto la voce meccanica gli sta dicendo. A questo punto l’uomo è consapevole di cos’ha fatto, sa che si è tradito, ma non sa cosa farci. “Posso provare a fuggire, ma mi ci sono inchiodato da solo, posso provare a grattare via il suono nelle mie orecchie, riesco a vederlo spazzare via tutte le mie parti negative (come ad esempio le sue emozioni), non voglio ascoltare ma è tutto troppo chiaro”. Subito dopo, come l’aspetto meccanico della vittoria pare imminente, la canzone si taglia nella ritmica, di parvenza naturale, strimpellata di una chitarra acustica con una voce umana che mormora in sottofondo. Qualche cosa all’interno dell’uomo non riesce ad accettare cosa sta accadendo, e sta provando a resistere, ma non ce la fa a trovare la forza di far alcunché, tranne che nascondersi passivamente. E’ conscio del fatto che non può restare nascosto per sempre, ma non riesce a reagire. “Nascondendomi sempre più dentro di me mi sento così impavido, Annie, stringimi un po’ più forte, potrei essere sul punto di scivolare via” 2. La parte di lui che non è ancora diventata meccanica riesce a percepire i fili metallici sottopelle che gli stanno succhiando via tutti i sentimenti, ma non riesce nemmeno ad aver paura di cosa ha davanti. Calmo, attende di esserne del tutto sommerso. Improvvisamente com’è apparsa la parte umana, si ritrova seppellito in un brutale assalto sonico3 di macchinari. Schienatasi in un angolo, finalmente la voce umana scopre (in sé) il vigore di protestare, movendosi da una resistenza prima passiva ed ora attiva, con un grido agonizzante, “Non la smetterà, mi vuole morto, dannazione a questo rumore dentro la mia testa”. La parte umana ora ricompare (sebbene senza altre voci, oltre al mormorio) e lentamente si smorza, svanendo nel ronzio ripetuto che apre “I Do Not Want This”.
La parte umana del personaggio ha i minuti contati. “Sto perdendo terreno, lo sai bene come questo mondo riesca a schiacciarti, io sono fatto di argilla, ho paura di essere l’unico a pensarla in questo modo”, dice la voce umana, rivelando la disperazione della sua posizione. Poi, un’altra voce, sussurrando senza alcuna facoltà sensoriale di emozione: “Cado sempre giù dalla stessa collina, con il bambù a piantarsi in questa pelle, e niente mi esce fuori, proprio come una cascata sotto cui annego a due piedi dalla superficie, riesco ancora scorgere il tuo volto sinuoso, ah se riuscissi appena a raggiungerti, forse potrei lasciare questo posto”. Questo discorso è pronunciato in una maniera fredda raggelante, che risulta contrastante con le parole effettive. La voce meccanica si prende gioco di quella umana, lasciando ad intravedere la scelta di un altro aiuto davanti, sapendo che non accetterà mai ulteriori fragilità. La voce umana riemerge per protestare deplorevolmente, “Questo non lo voglio”, e prontamente mena colpi alla cieca diretti alla voce meccanica, seguendo le sue beffarde offerte: “Non dirmi come mi sento, tu non lo sai proprio come io mi sento”. Inizialmente, questa serie d’interazioni tra le voci può sembrare un po’ bizzarra, o inverosimile, ma consideriamo l’idea un po’ più da vicino e scopriamo perché non lo è. La prima asserzione della voce umana è chiara quanto basta: sta perdendo terreno nei confronti della voce meccanica che presto sopraffarà del tutto. Ora, per quanto concerne la parte seguente del dialogo, riportiamo la mente al rapporto che c’era tra il personaggio e la maialina (e la società). Come abbiamo visto in “Closer”, il personaggio dovette deprivarsi di una parte di se stesso per stabilire il suo controllo sull’altro\a. Questo rapporto gli ha causato dolore, perché egli dipendeva da altri. Ora non si sottometterà mai più al controllo altrui. Non può più accettare né aiuti né compassione altrui. La voce meccanica questo lo sa, e si prende gioco di lui con l’offerta, illustrando l’impotenza dell’uomo. Come predetto, la voce umana rifiuta aspramente l’offerta, ostentando il suo spavaldo odio per l’altra metà.
L’azione reciproca (gioco) di voci continua con le medesime implicazioni:
voce umana:
Rimango dentro al mio letto / Ho vissuto così tante vite, tutte nella mia testa / Non venirmi a dire che te ne importa
Non c’è proprio niente che non va, eh?
meccanica:
Vorresti saperlo, vero? / Tu porgi la mano a quelli che soffrono
A quelli che sanno come ci si sente davvero / A quelli che ne hanno avuto un assaggio
Come se volesse significare qualcosa / E oh, ne ho così la nausea / E forse non ho scelta / E forse è tutto ciò che ho
E forse questa è una richiesta d’aiuto
(o forse non lo è… da notare la crescente spavalderia della voce meccanica nel farsi avanti per uccidere)
voce umana:
Io non voglio questo / (rabbiosamente) non dirmi come mi sento
Non dirmi come mi sento / Non dirmi come mi sento / Tu non lo sai proprio come io mi sento
A questo punto qualcosa cambia, la musica si fa più caotica e lacerante; come la voce umana è ancora una volta pronta per essere assoggettata, si manifesta un’altra possibilità di scelta. La fase successiva alla ribellione metafisica diventa chiara al culmine del rumore.
“Quando il trono di Dio è sovvertito, il ribelle capisce che adesso è sua la responsabilità di creare la giustizia, l’ordine e l’unità che aveva cercato invano all’interno della sua stessa condizione, e così facendo giustifica la caduta di Dio”.4
La voce meccanica era in grado di sollevarsi dall’assenza di significato, quindi probabilmente il personaggio può fuggire da essa stabilendo un nuovo ordine morale. Egli arriva ad occupare il trono vacante. “Voglio sapere tutto, voglio essere ovunque, voglio fottere chiunque al mondo, voglio fare qualcosa che abbia importanza”. La sua voce gronda di desiderio nel proferire quelle parole intrise di carica sessuale. Finalmente, dice a se stesso, "Io avrò il potere assoluto. Io sarò totalmente libero. Io non sarò toccato dai limiti dell’umanità". Finalmente sorge e fa qualcosa che conti (“qualcosa che conti” implica che ci sia un significato, un universo morale completo che sarà da lui creato). Egli raggiunge il trono; è il momento della sua apoteosi. Adesso sarà lui Dio. (E cosa significa essere Dio nei suoi occhi?) Adesso avrà lui il controllo. (Come lo interpretava il rapporto tra Dio e uomo?) Adesso sarà libero. (non è quella, tutto sommato, il senso di tutto, la libertà?) Adesso diventerà il distruttore.
“Poi comincia il disperato sforzo che crei, a costo di commettere crimini ed omicidi se necessario, il dominio dell’uomo”.5
“Grande uomo con una pistola”
La canzone si apre con un pulsante giro di batteria e molteplici voci distorte, gemendo o d’estasi o di sofferenza… probabilmente un po’ di entrambe.
“Sono un grand’uomo / (Sì lo sono) / Ed ho una gran pistola / Dammi un vecchio gran cazzo ed io / Mi ci diverto
Aggrappato alla tua fronte / Te lo farò succhiare / Magari ti metterò un buco in testa / Sai com’è, per il gusto di farlo
Posso sottometterti se lo voglio / Posso divorare / Sono duro come il fottuto acciaio, e detengo il potere
Sono uomo al 100%, e te ne fornirò la prova
Me e la mia fottuta pistola / Niente può fermarmi adesso / Spara spara spara spara spara
Sto per venirti tutto addosso / Me e la mia fottuta pistola / Me e la mia fottuta pistola”.
E così è questo il regno dell’uomo? Un regno fatto della stessa violenza arbitraria e coniata sul controllo che era stata attribuita al regno di Dio. Proprio come lo terrorizzava il distruttore, egli terrorizzerà gli altri. Ovviamente, dato tutto quello che sappiamo, come potevamo aspettarci che si rivelasse altrimenti? La sua intera concezione di Dio era basata
su uno che controllava e sfruttava – non perché sia tale la natura di Dio, ma perché è la natura stessa ad essere così. La tragica falla dell’uomo consiste nel fatto che egli è incapace di stabilire un contatto con il mondo circostante, di vedere gli altri in quanto esseri umani piuttosto che porci, e a causa di ciò egli può solo essere un distruttore. Questo regno dell’uomo è chiassoso, violento, frenetico, e tutto fuorché stabile. Come urla l’uomo, “niente può fermarmi adesso”, il suo mondo sta nuovamente collassando attorno a lui. Nonostante i tentativi, l’uomo non riesce ad occupare il posto di Dio; non è in suo potere farlo. Allora il tentativo dell’uomo di assumere il ruolo fallisce, scaraventandolo indietro verso il destino che lo aveva già quasi del tutto vinto: il suo lato meccanico. La traccia seguente dell’album, “A Warm Place”, è tanto triste quanto stupenda. Seguendo la deperita furia di “Big Man with a Gun”, questa strumentale è tranquilla in modo ossessionante. La canzone rappresenta uno dei più importanti punti di svolta nella storia (delineata nell’album); è un momento tragico d’assoluta realizzazione. Tutto ciò che egli ha fatto si è finalmente reso nitido, il suo cambiamento da distrutto a distruttore, e il suo ruolo al fulcro di tutto. Diventa consapevole che la sua intera vita è un circolo continuo di dolore inflitto man mano sugli altri per fuggire dal suo stesso dolore, e il senso umano ancora intatto dentro di lui è atterrito. Egli vede la violenza di cui è, e sarà ancora, responsabile. Una nuova possibilità di scelta si manifesta davanti a lui, una nuova via di fuga dalla voce meccanica che ha sì indietreggiato, ma che non ha ancora conquistato: la morte. Non cercherà più di scappare da se stesso attraverso gli altri, dice a se stesso. Ora desidera accogliere il dolore nella sua vita e rompere il ciclo nell’unica maniera che vede possibile. Da notare come la musica in “A Warm Place” sia una variazione invertita delle musiche di “Closer” e “The Downward Spiral”.
“Eraser” è fondamentalmente un vocalizzo delle rivelazioni fatte in “A Warm Place”. “Ho bisogno di te, ti sogno, ti trovo, ti assaggio, ti fotto, ti uso, ti sfregio, ti spezzo” dapprima proclama – stabilendo la natura dei suoi rapporti con gli altri – e poi, “perdimi, odiami, distruggimi, cancellami, uccidimi”. La violenza che rivolge verso se stesso è disperata, ha bisogno di qualcuno che metta fine alla sua vita. Non desidera ancora compiere questo gesto da sé, per fare il passo finale in cui respingerà, nell’unico modo che gli è possibile ormai, l’inaccettabile natura su cui la sua vita era basata. Il passo finale intrapreso sulla strada verso la spirale discendente avviene in questo stadio, in cui egli ha accettato la morte ma non riesce ancora a premere il grilletto. L’indecisione lo spinge ancora una volta a cercare un’altra soluzione. Sembra quasi che il personaggio sia andato da una prostituta, o da una donna del medesimo livello d’indifferenza che è, per trovare un tipo di controllo alternativo, quanto gli serve per ridursi alla passività totale, ed ancora non nuoce a nessuno. Comunque, ciò che egli trova dentro lei e dentro se stesso serve solo a disgustarlo totalmente. La sua descrizione di lei in “Reptile” è fredda e poco lusinghiera..
“Lei si distende aperta per lasciare entrare gli insetti
Lascia una traccia di miele per mostrarmi dov'è stata
Ha il sangue del rettile appena sotto la sua pelle
Semi di mille altri sgocciolano dall'interno… oh mia preziosa puttana”
Nel rettile lui trova la gelida indifferenza che sta cercando di far sparire da dentro di sé. Lei è una bugiarda che lui sottometterà ai suoi desideri e cui farà dire ciò che vuol sentire, ma lei non è destinata a far nulla di ciò. Lei è incapace di provare alcun sentimento verso di lui, e lo compensa con il sesso, tanto disinibita quanto si comportava con l’uomo che aveva prima di lui e con chi ci sarà dopo. Quando lui canta: “mia malattia, mia infezione, sono così impuro”, capisce che si sta facendo ancora una volta manovrare dalla sua infermità e dalla sua contaminazione (il suo bisogno di controllare gli altri) e accetta il fatto di aver perso ogni possibilità di scelta. Al culmine della canzone c’è un brusco taglio alla musica che riporta a “A Warm Place”, stando ancora una volta a significare la realizzazione.
“Gli angeli sanguinano dal tocco contaminato delle mie carezze,
Ho bisogno di contaminare per alleviare questa solitudine.
Ora so che le profondità che raggiungo sono illimitate”.
"The Downward Spiral” inizia con delle interferenze seguite da una chitarra acustica che va a scoccare le note finali di “Closer”, stabilendo il legame di cui abbiamo parlato in precedenza tra le due canzoni, illustrando il modo in cui i suoi falsi concetti su Dio, sesso e controllo lo abbiano legato agli eventi descritti in “The Downward Spiral”.
“Non poteva credere a quanto fosse facile / puntò la pistola contro la sua faccia / bang!
(Così tanto sangue da un buchetto così piccolo)…”
Il lato meccanico del personaggio considera il suicidio in una maniera quasi serena, come se non ne fosse incline; osserva come la pistola sia ora puntata verso chi la maneggia, come se una volta fosse stata puntata verso un’altra persona in “Big Man with a Gun”. L’immagine ricorrente della pistola (un simbolo fallico che rappresentava la sua idea di controllo divino attraverso il sesso) mentre viene puntata alla testa di qualcuno, mostra che la natura violenta del distruttore che è diventato è, adesso, totalmente concentrata su lui stesso, che in realtà sta diventando il rappresentante del suo decesso.
“I problemi hanno soluzioni / Una vita di cose del cazzo aggiustata in un – determinato – flash”
Tutto è ancora come prima, isolato…
“Ogni cosa è triste / ogni cosa è triste in questo mondo / la più profonda ombra di tristezza che aumenta
(oppure: La più profonda ombra blu di un fungo)
Tutta la confusione che sprizza fuori dalla mia testa”
Ma adesso qualcosa è cambiato. C'è stato un cambiamento, da "non poteva credere che fosse cosi facile" a "rovesciarlo fuori dalla mia testa". L'uomo sta facendo molto di più che sfuggire alla voce meccanica attraverso il suicidio: ancora più importante, sta uccidendola (la voce) con se stesso. L'uomo sapeva che, a causa della sua incapacità di rinunciare al suo bisogno di controllo, non aveva alcuna possibilità di sfuggire all'indifferenza, così ha sacrificato la propria vita piuttosto che lasciarle prendere il sopravvento, affermando così un valore solido, un significato: l'emozione umana sull'indifferenza nichilista. La tragedia di tutto questo è che poteva fare questa affermazione attraverso un atto che è essenzialmente nichilista. Mentre la voce meccanica descrive la scena, quella umana grida, rilasciando tutta la sofferenza e l'agonia che ha funestato la sua esistenza.
"Mi sono ferito quest'oggi / per vedere se riesco ancora a sentire / mi concentro sul dolore / l'unica cosa che sia reale"
Così inizia l'ultima canzone dell'album, "Hurt", la più solitaria manifestazione della voce umana. In teoria questo è un trionfo, una vittoria per l'umanità, ma in realtà il prezzo pagato è stato troppo alto. Anche se l'aspetto umano del personaggio in qualche modo sopravvive alla morte, è tuttavia ancora ferito e a disagio con qualsiasi cosa che non sia dolore.
"L'ago tesse un buco / il vecchio familiare dolore / cerco di allontanarlo / ma ricordo ogni cosa"
Il riferimento alla droga viene usato come metafora per ogni forma di comportamento autodistruttivo che si attua con la speranza di sfuggire, pur sapendo bene quali possano essere le conseguenze, e addirittura cercandole. Non c'è pace perché sa che è sua la colpa, sa cosa ha fatto.
"Cosa sono diventato / mio dolcissimo amico / tutti quelli che conosco / alla fine se ne vanno
Potresti avere tutto / mio impero di sporco / ti abbandonerò / ti farò soffrire"
Rivolgendosi a un amico che non è mai esistito nella sua vita, finalmente rinuncia completamente al controllo. Non ha più la forza di fare altrimenti. L'incapacità di rapportarsi con qualcosa che non siano gli estremi viene per l'ennesima volta sottolineata. Quando rinuncia, rinuncia completamente ("potresti avere tutto"). La sua ossessione per gli estremi è uno dei temi più importanti dell'album - da "Closer", dove dice "tu puoi avere tutto quello che ho", ai suoi desideri così evidenti in "non lo voglio", dove dichiara che vuole conoscere ogni cosa, essere ovunque e scoparsi chiunque. Il suo desiderio di controllo lo porta inevitabilmente a perderlo completamente. La purezza e l'unità ricercata nella sua vita non è stata ancora raggiunta (o trovata).
"Indosso la mia corona di merda / sulla mia sedia da bugiardo / piena di pensieri spezzati / che non posso riparare
Sotto la macchia del tempo / il sentimento svanisce / tu sei qualcun'altro / io sono ancora qui"
Qui l'allusione è al trono di Dio, che ha cercato di rivendicare come proprio - e ricorda con rimpianto la sua violenza, che non può dimenticare. E finalmente arriviamo agli ultimi versi dell'album, che esprimono il suo desiderio di preservazione di se stesso, un desiderio che può essere soddisfatto e affermato soltanto se egli permette ad altri di fare altrettanto.
"se potessi ricominciare / un milione di miglia lontano / mi prenderei cura di me stesso / troverei un modo"
Il vero finale è un segno della crescita del protagonista. Tragicamente, ciò avviene dopo la sua morte. Afferma coraggiosamente il suo desiderio di rimanere umano come un valore ed un significato che (solo) gli esseri umani possono realizzare. Queste parole conclusive vengono spazzate via da un accordo elettrico che infrange la calma e va a sfumare in un ronzio meccanico che a sua volta va sfumando, volendo con ciò rappresentare una fine - o forse un nuovo inizio. Nel buio dell'arena, davanti a migliaia di persone, il climax di "Eraser" -- la supplica di morte -- arriva ad una conclusione. Lo schermo, che aveva mostrato un assolato deserto, diventa nero. Un avvolgente ma continuo vento da un altro vecchio e arido paesaggio viene sentito debolmente.
Trent Reznor, illuminato da dietro così da poter essere visibile attraverso lo schermo, comincia a cantare. Appena le prime note di chitarra acustica echeggiano, ecco il primo verso: "mi sono ferito quest'oggi". All'inizio di questo saggio, abbiamo discusso riguardo alla possibilità di trovare punti di raccordo tra TDS e i nostri tempi. Per alcuni, la connessione può
già sembrare chiara: vedono simili atteggiamenti sia in loro stessi che nel mondo. In ogni caso, per molti la connessione può sembrare ancora troppo vaga per avere un senso; il mondo di indifferenza e nichilismo descritto da Reznor è ancora troppo lontano. Ecco perché concluderemo con un'analisi della versione live di "Hurt". Nel contesto dell'album, "Hurt" è la più alta affermazione dei sentimenti umani, la più intima canzone che Reznor dichiara di aver mai scritto. Ora, di fronte a migliaia di estranei, comincia a cantarla. Ma nonostante l'intimità della canzone sull'album, adesso va oltre quel livello e si rivolge all'intera umanità. Lo schermo ci mostra immagini in bianco e nero, immagini di decadenza, di olocausto nucleare, e terribili immagini di terre distrutte dalla guerra dove donne e bambini restano in piedi davanti alle loro case devastate; i cadaveri di giovani soldati giacciono all'aperto, senza che nessuno se ne preoccupi; e le vittime dei campi di concentramento vengono ammassate in pile svuotate di ogni umanità. Un bambino intrappolato in questo sanguinario regno fissa il pubblico quasi accusandolo e chiedendo "perché?", "cosa sono diventato?" adesso sembra essere "cosa SIAMO diventati?". Le parole di "Hurt" adesso diventano un atto d'accusa rivolto alla moderna società e al suo "impero di sporcizia”. "Noi ci siamo feriti, per vedere se siamo ancora capaci di sentire... cerchiamo di eliminare la memoria di tutto questo, ma ricordiamo ogni cosa".
"getta uno sguardo alla storia dell'umanità; bene, cosa vedi? E' maestosa?"6
Un controllo della propria spinta autodistruttiva non appartiene soltanto al protagonista del disco; è un desiderio dell'intera società. L'obiettivo del mondo moderno è stato quello di rimpiazzare il regno di Dio con quello dell'uomo. La cosiddetta "età della ragione", nonostante abbia promesso all'umanità il controllo sul mondo attraverso scienza e tecnologia, ha dato adito allo stesso terrore e distruzione delle precedenti ere, e forse anche di più. Otteniamo il potere di fare sempre di più al prezzo di estraniarci dalla vita. Le nostre ideologie assolute ci hanno tradito. I nostri desideri ci hanno tradito. In breve, noi ci siamo traditi da soli. E adesso? Siamo condannati a continuare il nostro ciclo disperato fino alla fine? Ci siamo spinti, come il personaggio, troppo lontano? No. Perfino nelle situazioni più disperate c'è speranza. È arrivato il momento di porre una fine all’età moderna; è tempo di accettare la responsabilità di quanto abbiamo fatto. In quanto esseri umani, dobbiamo vivere come tali ed agire senza puntare verso gli assoluti che non potremo mai ottenere. È ora di dimenticarci della libertà assoluta che può essere raggiunta solo a discapito degli altri (valga nell’utopia marxista come nel capitalismo liberista). Per avere esperienza della libertà, della vera libertà umana, dobbiamo lasciare liberi gli altri, permettergli di agire come noi vogliamo per noi stessi. Solo allora le nostre vite in quanto umane affermeranno il loro effettivo valore, solo allora i rapporti, che siano personali o sociali, cesseranno di imporsi tirannicamente e di essere basati su liberi e reciproci dare per ricevere. Dobbiamo trovare noi stessi; imparare ancora una volta come prenderci cura del prossimo come di noi stessi, e allora, solo allora, potremo evadere dal nichilismo e dalla violenza.
A dissertation on The Downward Spiral.
Written by James Salvatore & Brian Cancellieri.
Original dissertation concept by Brian Cancellieri, Charles Pierce, & James Salvatore.
Traduzione in Italiano:
Tiziana Brombin, Adil Mauro e Giorgio Presti.
NOTE AL TESTO – RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI :
1 Il Ribelle, Albert Camus
2 Il verso "Annie, hold a little tighter I might just slip away" di questa sezione potrebbero essere in riferimento all’opera di Jean-Paul Sartre La Nausea.
3 ENO
4 Il Ribelle
5 Il Ribelle
6 Memorie Dal Sottosuolo, Fedor Dostoevskij