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Pallido, solitario, dall’aspetto idiota, Ferdinando è figlio d’avvocati terroni trapiantati al nord. Nato il 21 Novembre 1986 in un’aula del Tribunale di Catanzaro, si dice. Avviato col bastone agli studi, ha da subito dimostrato incredibile abnegazione e mai una volta, in anni e anni, ha manifestato velleità anticonformiste. Con il tempo, ha forgiato la propria personalità sul modello di quelle dei grandi giuristi della storia, da Cicerone a Carl Schmitt. Severissimo con se stesso, soleva punirsi anche senza motivo, nei modi più atroci. Si esprimeva per lo più in latino in casa, ma solo quando era strettamente necessario, quindi mai.
Ma il classico incidente domestico interruppe il grigiore della sua algida routine; fu infatti leggendo i primi capitoli del “Pasto Nudo”, ascoltando Like Spinning Plates, che Ferdinando perse il controllo del proprio corpo e del proprio aver sempre saputo pensare linearmente, geometricamente, allineatamene e quindi correttamente. Da quel momento niente fu come prima. Ancora rimbombano i pugni del severissimo padre sulla sua scrivania e il pianto disperato della madre, che per ultima lo vide, mentre usciva di casa.
Da quel giorno, visse ad una velocità doppia, in una sorta di sogno cosciente, mai del tutto sicuro di essere potenza o atto. Non riposò mai, tanto da sviluppare delle enormi occhiaie che ne deformano tutt’oggi il viso.
Riconobbe in compenso degli enormi cuscini su cui risposare ogni tanto: Michele Serra, Gianfranco Zola, Thom Yorke e i Radiohead, Robert Wyatt e i Soft Machine, Kurt Cobain e Noel Gallagher. Ma così anche gli Smiths, Michael Gondry, Efrim Menuck, Lester Bangs, James Joyce, Tomas Haake e i Meshuggah, la Juve, Aphex Twin, i Mars Volta all’inizio inizio e subito dopo i King Crimson, Sufjan Stevens, Eugenio Scalfari, Joan Mirò, Antonio Albanese, Il Padrino, Bill Murray. Oggi vive ancora e scrive piccoli pensieri su un taccuino che porta sempre in tasca, immobile, ma con la mente che va velocità doppia di quella tua che stai leggendo.
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