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Traces
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Ufabulum
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Accelerando
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A Sleep & a Forgettin
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James Blackshaw
Love Is the Plan...
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Orangefarben
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Transverse Temp...
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Patrick Watson
Adventures in...
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Eternal Summers
The Dawn of...
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The Flaming Lips
and Heady Fwends
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Foreign Body
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Guano Padano
2
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Above the Tree
From the Memory...
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WoraWoraWashington
Radical Bending
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Il Triangolo
Tutte le canzoni
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Giardini di Mirò
Good Luck
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Foxhound
Concordia
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Werner / Oil
Tries to Be Water
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Titolo: Cattive Abitudini Autore: Massimo Volume Anno: 2010 Elemento:

post rock. Il ritorno sulle scene dei Massimo Volume rischiava di essere confuso nel marasma delle mille e una inutile reunion. Invece Cattive Abitudini, il disco che segna il ritorno sulle scene del leggendario gruppo bolognese, registrato in presa diretta con uso esclusivo di macchinari analogici e in uscita per la Tempesta, non è per niente un evento anacronistico. Anzi, con rinnovata sensibilità regala ottime canzoni che impreziosiscono un repertorio tra i più rilevanti del rock alternativo tricolore. Già i concerti, a partire dal 2008, ci avevano riavvicinato alla band. È però la preview di “Litio”, dieci anni dopo l’ultimo capitolo, a farci balzare dalla sedia e allo stesso tempo a farci tornare indietro, dov'eravamo. Musica d’altri tempi infatti, come quelli dello storico Stanze, l'esordio datato 1993, divenuto nel corso degli anni punto di riferimento per tutta la scena rock italiana; quella seria, s'intende. Cattive Abitudini è un lavoro ricchissimo. È un disco maturo, pieno di idee, sfumature ed emotività. La voce di Emidio è sempre magnetica, i resoconti autobiografici mantengono un fascino inattaccabile, rinvigoriti da una nuova aura evocativa rispetto al passato, non meno cinica ed esistenziale, ma in un certo senso più saggia e rassicurante. Non è allora forse un caso che il primo brano, “Robert Lowell”, prenda il nome del famoso poeta confessionale americano, in contrapposizione a “Il Primo Dio”, prima traccia dell’indimenticabile capolavoro Lungo i Bordi, nella quale si descriveva quell’Emanuel Carnevali, poeta maledetto al centro di una vita sofferta e tormentata; lui, a soli 16 anni, italiano emigrante in America. Sempre efficaci le ritmiche marziali della Burattini, così come gli intrecci schizzati di Sommacal; da rilevare invece la performance alle chitarre di Stefano Pilia, che negli ultimi anni si è fatto notare con vari progetti, e che è in pianta stabile nel gruppo fin dal Traffic di Torino del 2008. Fantasioso nello sperimentare seppur tendenzialmente ancora post rock, dal grande gusto e dall’attitudine musicale pregevole, passa con grande facilità da armonie ambientali di testata bellezza ad architetture spiazzanti, vere e proprie deflagrazioni rumoristiche. Tutto senza esagerare, con una cura certosina che lo mette particolarmente in luce nelle splendide sponde con Sommacal, arricchendo la tavola di nuovi colori. Sebbene a primo impatto Cattive Abitudini si dimostri un po’ difficile da metabolizzare in toto, considerandone soprattutto la durata (58 minuti), il mix definitivo è davvero ben riuscito. Alcuni brani già dopo un paio d’ascolti (oltre ai già citati, si fanno apprezzare in particolare anche “Coney Island” e “Via Vasco De Gama”) dimostrano un valore musicale assoluto. In questo disco c’è la bellezza profonda del suono e degli arrangiamenti, ma ci sono anche e soprattutto immagini autentiche, frammenti di vita quotidiana: c’è l’onestà di chi continua a vivere riflettendo a testa alta. I Massimo Volume tornano ad essere quel che sono sempre stati, ovvero una realtà viva e genuina, con un'opera manifesto d’intenti che risulta immediatamente imprescindibile per chiunque voglia proiettarsi nel futuro della musica alternativa italiana senza dimenticare le sue ricchezze. Onestamente, difficile chiedere molto di più al rock alternativo italiano.

75/100

Massimo Volume
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