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Litfiba (1985) Desaparecido Stampa
Scritto da F.V.   
Titolo: Desaparecido Autore: Litfiba Produttore: Alberto Pirelli Anno: 1985 Etichetta: IRA Elemento:

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eoricamente i Litfiba non avrebbero bisogno di presentazioni. Per quasi vent’anni hanno mantenuto alta la bandiera del rock italiano nel mondo e si contendono con pochi altri il titolo di miglior rock band italiana di sempre; per lo meno se ci riferiamo ad un periodo ben preciso della loro carriera: tra il 1985 e il 1994, prima di un inevitabile (?) declino.
La band ha le sue radici nella Firenze di inizio anni Ottanta, quella Firenze in cui molteplici realtà artistico-musicali cominciano a muovere i primi passi in ambito underground.
Il suo nucleo originario è composto da Federico (detto Ghigo) Renzulli alle chitarre, Gianni Maroccolo al basso, Antonio Aiazzi alle tastiere e Francesco Calamai alla batteria.
Località Italia Firenze via dei Bardi” = Litfiba.
L’attività del gruppo fiorentino inizia nel 1980 e i connotati stilistici della sua produzione sono facilmente riconducibili a certa New-Wave britannica (citiamo tra gli altri: Joy Division, Japan, U2 e Ultravox). Presto si aggiunge ai quattro un giovane di nome Piero Pelù, che ha da poco terminato il liceo e la cui adolescenza è stata profondamente segnata da quel fenomeno chiamato punk, esploso oltremanica diversi anni prima. Il suo idolo, nonché la sua guida spirituale, è Iggy Pop, le cui movenze sul palco influenzeranno non poco le prime performances del vocalist fiorentino. Pelù è una figura carismatica ed eccentrica, nonché un autentico “animale da palcoscenico”; l’immagine ed il sound dei Litfiba non sarebbero stati gli stessi senza il suo apporto ed è certamente annoverabile fra i migliori frontman che il rock italiano possa vantare, o meglio, che abbia potuto vantare.
Poco tempo dopo è il turno di un caro amico di Pelù, Ringo De Palma, che sostituisce Calamai alla batteria.
Prima dell’ LP d’esordio (di cui si parlerà a breve) i Litfiba danno alle stampe un paio di EP più una colonna sonora teatrale e intraprendono un’intensa attività live che permette loro di farsi un nome all’interno della scena indipendente italiana. Nel 1985 i tempi sono maturi per l’uscita di "Desaparecido", sotto la neonata etichetta indipendente IRA, la stessa di "Siberia" dei Diaframma, un altro complesso fiorentino di fondamentale importanza per il rock nostrano.

Mentre in Inghilterra la New-Wave ha già sparato i suoi colpi grazie a una serie di opere fondamentali, l’Italia è ancora ferma al prog-rock anni '70 e ai suoi protagonisti: Area, PFM e Banco su tutti.
La nostra penisola è sempre stata molto aperta alle influenze provenienti dall’estero, ma è sempre stata altrettanto lenta nel metabolizzarle ed eventualmente rielaborarle in maniera più o meno originale. I Litfiba, come anche Diaframma e CCCP, non sfuggono alla regola e "Desaparecido" giunge a diversi anni di distanza dall’esplosione della New-Wave in Inghilterra.
Tuttavia, in ambito prettamente italiano, il disco in questione è di fondamentale importanza. I primi Litfiba infatti non si limitano a diffondere la New Wave in Italia (operazione peraltro già avviata qualche anno prima da svariate band minori), non eseguono un mero “copia-incolla” dai capolavori dei maestri, ma reinterpretano le istanze britanniche con classe e originalità, conferendo alla propria musica un connotato squisitamente mediterraneo e carico di nuove suggestioni. Questi sono i meriti dei Litfiba, che insieme ai già citati Diaframma e CCCP, contribuiscono allo sviluppo di una corrente Wave tipicamente italiana.

Desaparecido si apre con una di quelle canzoni che lasciano il segno.

Guerre di eroi / Tradite senza pieta` / E svanite nei secoli

Scatti ai nervi e sensi che / le ombre dei sogni scuotono
Spazza vento e porta via / il bambino che gioca con il mare

Non saro` eroe / Non sarei stato mai
Tradire e fuggire / E' il ricordo che restera`

Eroi nel vento / E' la noia che scava dentro me
[…]
Non saro` eroe / Non sarei stato mai
Sono sempre fuggito / Senza piu` traccia di me
[…]

"Eroi nel vento" è un inno. Il simbolo di un’intera generazione… e gli ingredienti ci sono tutti: un riff di chitarra semplice ma efficace, la voce profonda e maestosa a decantare un testo dalla forte carica poetica e un’atmosfera vagamente dark a toccare le corde della nostra emotività.
Certamente uno degli episodi migliori della storia del rock italiano.
Si prosegue con “La Preda”, un brano veloce e d’impatto con cui ci avviciniamo momentaneamente ai ritmi sostenuti del punk: il riffing di De Palma è essenziale e preciso come quello di una drum-machine, mentre il sound delle chitarre di Renzulli si fa più tagliente e incisivo.
In “Lulù e Marlene” la band comincia a giocare sull’evocazione di svariate atmosfere, ciò che gli riesce meglio, e il fautore principale di tutto ciò è Antonio Aiazzi, ispirato arrangiatore di delicati arpeggi di archi o di fraseggi a suon di sinth. E’ ancora presto per relegare a mero riempitivo il suo lavoro - cosa che accadrà dal '90 in poi, quando il nucleo originario dei Litfiba sarà solo un bel ricordo - e la sua impronta è grande e fondamentale.
L’armonia fra gli strumenti è uno dei punti di forza e i fraseggi tra tastiere e chitarre sono curati e arrangiati benissimo. Del resto ci sarà un motivo per cui non si è mai smesso di rimpiangere questi Litfiba.
“Istanbul” è la riprova delle potenzialità della band. E’ il pezzo più suggestivo dell’album: dopo "Eroi nel Vento", ecco un altro capolavoro. La musica è come un mezzo di trasporto, siamo in viaggio verso lo stretto del Bosforo, “baluardo sacro per l’ incrocio delle razze e degli uomini… ”. Maroccolo picchia con decisione sulle corde del suo basso, scandendo le note con precisione, mentre Pelù si impone con la sua voce calda e possente in quella che risulta essere una delle sue migliori performance. Le tastiere di Aiazzi tessono una melodia dal vago sapore orientale e gli arpeggi di chitarra si fondono perfettamente con il tessuto di suoni. Renzulli ha infatti il merito di non essere mai eccessivo o fuori posto e ci si potrebbe quasi stupire dell’essenzialità con cui si presenta in questa fase, alla luce delle cavalcate hard-rock che proporrà negli anni '90.
Le suggestioni continuano con "Tziganata" (“Eva ballava sul fuoco, profumo di sesso intorno a sé… ”), mentre la titletrack è pervasa da influenze latine. “Pioggia di Luce” è contraddistinta da suoni ben curati e ricercati e sul finale compare l’ospite Hanno Rinnie, che si abbandona ad un raffinatissimo assolo di chitarra.
L’ incredibile esordio dei Litfiba si chiude con “Guerra”, uno dei brani storici, sulle cui note si costruivano i momenti più intensi delle primissime live performance del gruppo, con un Piero Pelù protagonista indiscusso e autentico mattatore sul palco.
La breve introduzione è cupa e opprimente: si ode la voce di un soldato tedesco contare prima di aprire il fuoco.
“E’ guerra!”. Il brano più violento e crudo dell’album. Sempre degni di nota anche i testi, poetici ed evocativi: "Desaparecido" vanta infatti alcune delle migliori liriche di tutta la discografia della band.

Siamo così giunti alla fine di questo interessante capitolo firmato Litfiba, il primo della cosiddetta “Trilogia del Potere” che continuerà con 17 Re e si chiuderà con Litfiba 3 nell’ 88, prima della fine di questi primi indimenticati Litfiba.
Maroccolo abbandona il progetto (a causa dei sempre più evidenti contrasti con Renzulli) e fonda i CSI, in cui figura anche De Palma. Tuttavia il giovane batterista muore di overdose dopo anni di dipendenza da droghe pesanti (Pelù e Renzulli gli dedicheranno presto una canzone, "Il Volo").
Aiazzi è il solo a rimanere, ma il suo ruolo è decisamente più marginale: i nuovi leader indiscussi sono Renzulli e Pelù.
01. Eroi nel Vento
02. La Preda
03. Lulù e Marlène
04. Instanbul
05. Tziganata
06. Pioggia di Luce
07. Desaparecido
08. Guerra


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