

"M
a c’è qualcuno che si uccida per sparire davvero?”Cesare Pavese, La Casa In Collina
Sulla tragica scomparsa di Luigi Tenco se ne sono dette tante di cose. Ma proprio tante. Merito di finti scoop televisi, che puntuali si presentano ogni anno, articoli su prestigiosi quotidiani e riviste, riesumazioni della salma e nuove autopsie.
Si è parlato di omicidio, storie di droga, di donne. Insomma, la semplice verità, come al solito, di un giovane ragazzo bello e maledetto, pensatore colto, è passata in secondo piano.
Ma c'è anche chi, ingenuamente, pensa alla sua morte come inevitabile e naturale conseguenza della bocciatura di Ciao Amore Ciao, il brano presentato dallo stesso cantautore al festival di Sanremo il 26 gennaio 1967. No, non ci siamo neanche ora.
Bisognebbe scavare più in profondità per arrivare alla verità; dovremmo ascoltare le opere che ci ha lasciato, a partire dalle sue canzoni (una settantina), leggere i suoi racconti, le sue poesie e i suoi pensieri.
In un animo apparentemente solare, all'interno di una persona che potrebbe essere felice senza problemi, scopriremo un animo fragile, depresso, a disagio nel mondo, senza particolari problemi ma con tanti problemi in generale.
Luigi Tenco fu un cantautore di origini Piemontesi (Cassine-Ricaldone), trapiantato prima a Nervi, poi a Genova e infine a Recco, dove visse fino alla sua morte.
Fece parte del girone dantesco dei cantautore genovesi, con l’amico Fabrizio De Andrè e Gino Paoli, dannati tra gli inferi dei bar del Porto Antico.
La storia di Luigi Tenco iniziò precisamente il 25 ottobre 1960, giorno della sua svolta artistica.
Incide Quando, il suo primo successo. Nonostante possa sembrare una tradizionale canzone d’amore, alcuni elementi le permettono di trascendere questa catalogazione.
Si noterà ascoltando le canzoni una meticolosa cura del testo; Luigi Tenco fu, se non il primo uno dei primi a valorizzare le parole del brano e la sua interpretazione.
In quei tre minuti di canzone, al contrario di altri suoi contemporanei, non cercava il ritornello tormentone, tipo “vecchio scarpone quanto tempo è passato”, ma cercava di riversare i suoi sentimenti più nobili, tanto che le sue canzoni, se private della musica, “suonano” come vere poesie. Questo è il merito, escludendo le sue doti innate, delle sue letture e del suo bagaglio culturale non solo musicale (sapeva suonare vari strumenti); interessato a tutto il campo del sapere passava dalla scienza alla religione, anche se solitamente tra i suoi scrittori o pensatori preferiti si citano Pavese, Montale, Sant’Agostino, Hemingway, Sheakspear.
Tornando a Quando, Luigi Tenco sembrò prendere sul serio la canzone, a tal punto che la registrò in varie edizioni, una delle quali finì nel suo primo LP, intitolato semplicemente Luigi Tenco, del 1962.
In quegli anni un altro giovane artista girava per i vicoli e per i locali genovesi con la chitarra in spalle cantando clandestinamente il brano, per di più spacciandolo suo.
Ma quando il vero autore del brano venne a sapere che un'altra persona cantava la sua canzone senza omaggiarlo, dopo molti whiskey, decise di affrontare questo ragazzo per avere spiegazioni plausibili.
S’incontrarono in un bar di Sotto Ripa (i bar sotto i portici davanti al Porto Antico di Genova), entrambi alterati dagli alcolici, e quando Tenco gli chiese: “perché vai in giro a suonare una mia canzone spacciandola per tua?”, Fabrizio De Andrè rispose: “per beccare della figa”.
Da quel giorno nacque l’amicizia e stima reciproca, dimostrata poi pubblicamente da Tenco nel film La Cuccagna, dove interpreterà La Ballata Dell’eroe, scritta dall’amico.
Le canzoni di Luigi Tenco, insomma, iniziarono a girare, anche se a partire dalla prima tiratura l’autore subì una forte censura che lo privò così del grande pubblico.
Da precursore della canzone di protesta, una mosca bianca in Italia, i suoi testi furono giudicati difficili e troppo politicizzati e di conseguenza La Commissione Di Ascolto Rai per due anni circa non lo lasciò nè apparire in tv nè passare per le radio. Nonostante le censure, le copie dei cd continuarono a girare clandestinamente di mano in mano.
Cara Maestra è un invettiva contro il potere, contro i padroni della terra; in questo brano il cantautore si rivolge a una maestra, a un parroco e infine un sindaco.
Mai un cantante si era offerto di cantare ed esprimere, con un linguaggio scarno e diretto, questi pensieri.
“Cara maestra, un giorno m'insegnavi
che a questo mondo noi, noi siamo tutti uguali;
ma quando entrava in classe il Direttore
tu ci facevi alzare tutti in piedi,
e quando entrava in classe il bidello
ci permettevi di restar seduti...
Mio buon curato, dicevi che la chiesa
è la casa dei poveri, della povera gente;
però hai rivestito la tua chiesa
di tende d'oro e marmi colorati;
come può adesso un povero che entra
sentirsi come fosse a casa sua?
Egregio sindaco, m'hanno detto che un giorno
tu gridavi alla gente: Vincere o morire!
Ora vorrei sapere come mai
vinto non hai eppure non sei morto,
e al posto tuo è morta tanta gente
che non voleva né vincere né morire ...”
Una Brava Ragazza fece invece scandalo per colpa di alcuni versi, tipo, “se tu fossi una brava ragazza alla sera invece di uscire andresti a dormire, al mattino invece di dormire andresti a messa”. Nello spartito originale l’ultima strofa recitava addirittura “se tu fossi una brava ragazza l’ideale della donna da sposare candida e pura è probabile che al nostro primo incontro t’avrei lasciata anziché insistere tanto come ho fatto per rivederti”.
Tornando al notevole bagaglio culturale di Luigi Tenco, merita una citazione la canzone Mi Sono Innamorato Di Te, una delle sue migliori composizioni e tra i suoi maggiori successi.
Anche questo brano potrebbe essere una tradizionale canzone d’amore, ma è così insolita, così diversa dalle classiche canzoni d’amore dell’epoca che tutto sommato non la è, nonostante il titolo e la melodia.
Il verso che apre la canzone recita “mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare” e non so se farebbe tanto piacere a una ragazza sentirselo cantare. Simboleggia la noia quotidiana che ci rende incapaci anche di amare; se non abbiamo gusti, se non sappiamo scegliere, oppure per colmare il buco nato dalla noia, siamo disposti a innamorarci di chiunque.
Cechov scriveva proprio così in Platonov:
Grekova: “Mi ami? Se no, non faresti così … Mi ami?”
Platonov: “Neppure una briciola, bellezza mia! Io non amo le sciocchine, peccatore che sono! Ne amo soltanto una, ma anche quella perché non so cosa fare!”
Il richiamo allo scrittore è piuttosto palese.
Tante sono le frasi forti, dure, che avrebbero stonato in una classica canzone d’amore facendo storcere il naso all’ascoltatore medio italiano degli anni 60, “Io si io t’avrei insegnato che si comincia a vivere quando lui vuol dormire, io che t’avrei insegnato qualcosa dell’amore che per lui è peccato” da Io Si; “Angela Angela angelo mio quando t’ho detto che voglio andarmene volevo solo vederti piangere perché mi piace farti soffrire” tratta da Angela.
Purtroppo l’album Luigi Tenco, come previsto, nonostante le innovazioni e la classe del cantautore, vuoi anche per le censure e la scarsa pubblicità, non ebbe un buon successo commerciale; tuttavia non raggiunse mai il grande pubblico, cose che, ahimè, avverrà soltanto dopo la sua morte.
Per suscitare un minimo interesse nei suoi confronti e godere del suo successo, dovrà approdare, nel 1966, alla RCA, abitata in quel periodo da cantautori quali Rita Pavone e Gianni Morandi (non proprio il terreno adatto per un Luigi Tenco). Iniziò ad apparire spesso in tv e le sue canzoni diventarono sigle di acclamati programmi televisivi.
Sarà comunque la RCA a pubblicare Tenco, il suo terzo album in studio.
E’ in questo album che sono contenuti alcuni tra i suoi brani di maggior successo, ad esempio il brano che apre il cd, Lontano Lontano, e i suoi due capolavori Vedrai Vedrai e Un Giorno Dopo L’altro.
Vedrai Vedrai è una ballata delicata e intima, da molti considerata la migliore composizione del cantautore; impreziosita da un testo fantastico e toccante, la canzone è dedicata, non a un’amante, bensì alla sua mamma, Teresa Zoccola.
Da queste parole emozionanti emerge il rapporto con sua madre. Tenco è figlio di una relazione extraconiugale, ed è stato cresciuto dalla sola mamma, ma nonostante questo, il cantautore era attaccatissimo a Teresa, anche se raccontò di una relazione affettuosa e rispettosa, però quasi fredda, caratterizzata da un dialogo scarso; la madre non approvava lo stile di vita e le idee del figlio.
“Quando la sera
me ne torno a casa
non ho neanche voglia di parlare
tu non guardarmi con quella tenerezza
come fossi un bambino
che ritorna deluso
si lo so che questa
non è certo la vita
che ho sognato un giorno
per noi
Vedrai vedrai che un giorno cambierà
forse non sarà domani ma un bel giorno cambierà
vedrai vedrai
non sono finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà
preferirei sapere che piangi
che mi rimproveri di averti delusa
e non vederti sempre così dolce
accettare da me
tutto quello che viene
mi fa disperare il pensiero di te
e di me che non so darti di più”
Ma un altro successo dell’album, forse il vero successo, fu Un Giorno Dopo L’altro, che in quanto a interpretazione vocale e testo non è inferiore a Vedrai Vedrai.
“Un giorno dopo l’altro
il tempo se ne va:
le strade sempre uguali,
le stesse case.
Un giorno dopo l’altro
E tutto è come prima;
un passo dopo l’altro
la stessa vita.
E gli occhi intorno cercano
quell’avvenire che avevano sognato,
ma i sogni sono ancora sogni
e l’avvenire è ormai quasi passato.
Un giorno dopo l’altro
la vita se ne va:
domani sarà un giorno
uguale a ieri.
La nave ha già lasciato il porto
e dalla riva sembra un punto lontano;
qualcuno anche questa sera
torna deluso a casa piano piano.
Un giorno dopo l’altro
la vita se ne va,
e la speranza, ormai
è un abitudine”
Riallacciandoci alla censurata Cara Maestra, e quindi alla canzone di protesta, non si possono non citare Io Sono Uno, Ognuno E’ Libero, E Se Ci Diranno, canzoni senza tempo, ancora tremendamente attuali al giorno d’oggi. Ognuno E’ Libero è un rock n roll divertente, un inno alla libertà, in cui Tenco in apparenza calmo e pacato sputa parole dure, pesanti come macigni.
La canzone è nata come risposta alla gigante polemica dei cappelloni; siamo quindi negli anni in cui sta per esplodere la rivoluzione culturale, un attimo prima del 68.
“Cosa c’è di strano
da guardare tanto
forse perché noi non siamo
vestiti bene
pettinati come voi?
Beh se non vi piace
così come siamo
non vi resta che voltarvi
dall’altra parte
e non far caso a noi”
Bellissimo il finale …
Invece tra voi
ce n’è più di uno
che è vestito bene
pettinato bene
però per bene non è
E questo qualcuno
si è messo in testa
che la gente con le buone
o con le cattive
deve far quello che vuol lui
Nonostante il maggior successo, e il crescente interessamento del pubblico nei suoi confronti, che quello non era il posto adatto a un cantautore come lui, Luigi Tenco se ne accorse sin da subito.
La casa discografica RCA non era interessata più di tanto al cantautore e alla sua musica, ma più che altro puntava e sfruttava il personaggio Luigi Tenco, il giovane ombroso, scontroso (quello descritto in Io Sono Uno), e spingevano per trasformarlo in qualcosa, che però al diretto interessato non piacque affatto.
Ma questo, alla RCA, sembrava non interessare più di tanto.
Appariva in tv, ma stava in disparte con la testa bassa, mangiandosi le unghie, in attesa che tutta la messa in scena finisse il prima possibile per tornare a casa o nei bar dei vicoli il prima possibile.
Intervistato da Giorgio Gaber, confidò di non sentirsi a suo agio nè sul palco, nè davanti alle telecamere.
Per un uomo come lui, abituato a sentirsi una persona come tutte le altre, non fu facile reggere il peso del successo e lo disturbava quella finzione di quel mondo di luci (come lui scriverà) che pian piano lo risucchiava. Questo, fu lampante al festival di Sanremo del 1967. La RCA spinse Luigi Tenco a presentarsi al festival, persuadendolo che sarebbe stato un successo, e che avrebbe potuto addirittura vincere.
Il cantautore propose alla casa discografica Li Vidi Tornare, una canzone antimilitarsita, che agli uomini della RCA non piacque e che giudicarono inadatta a un evento di quel tipo.
Ed ecco il compromesso; Tenco, per rendere più fruibile il brano, cambia ritmo, parole, e nasce Ciao Amore Ciao.
Quel 26 gennaio salì sul palco in condizioni non proprio ottimali. E’ stonato dagli alcolici, dai calmanti e inizia a cantare con voce malferma Ciao Amore Ciao.
Coi pugni chiusi, lo sguardo assente, cercò per tutta la durata dell'esecuzione di evitare lo sguardo del pubblico e quelllo ancor più freddo della telecamera.
Non è il suo mondo. La giuria bocciò la canzone, che non passò per le finali. Tenco era furioso.
Si sentii preso in giro, usato, e questo non lo potè accettare.
Si rinchiuse nella sua camera d’albergo, scrisse di getto alcune righe
- Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda "Io tu e le rose" in finale e ad una commissione che seleziona "La rivoluzione". Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi-
poi, forse senza pensarci troppo, impugnò la sua pistola; la puntò alla tempia, e sparò.
“Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all'odio e all'ignoranza
preferirono la morte”Fabrizio De Andrè- Preghiera In Gennaio
01. Quando
02. Una Brava Ragazza
03. La Mia Valle
04. Cara Maestra
05. Il Mio Regno
06. Angela
07. Mi Sono Innamorato di Te
08. Io Sì
09. Il Tempo Passò
10. Come mi Vedono gli Altri
01. Lontano Lontano
02. Io Sono Uno
03. Uno di Questi Giorni ti Sposerò
04. Come Tanti Altri
05. Se Sapessi Come Fai
06. Io Vorrei Essere Là
07. Un Giorno Dopo l'altro
08. Ognuno è Libero
09. Amore, Amore Mio
10. Ma Dove Vai?
11. E se ci Diranno
12. Vedrai Vedrai