minimal, electronica. Ecco un album che non dovete assolutamente farvi scappare. Prima che rinunciate a leggere, vi avverto che questo disco si prende direttamente il voto più alto consentito agli esseri umani: otto (8). Ora, con la prassi notazionale conclusiva già alle spalle, parlare di un disco come quello dei Reagenz sarà assai più facile, perché semplicemente è uno di quei lavori che non vedi l'ora di scoprire ad una certa ora della notte, quando il ritmo c'è comunque, con o senza le cuffie, nell'aria: lo si deve solo danzare. Siamo fermamente convinti che David Moufang e Jonah Sharp abbiano colto la ritmicità che pervade l'intero Playtime in una qualche bolla d'aria notturna, carica di tutta l'anidride carbonica del mondo: una bolla di suoni, di musica carica della condensa di locali berlinesi, del pollo al curry mangiato tanto a Londra quanto a Chicago, dei frutti tropicali appena sbucciati dai Cobblestone Jazz. "Dinner With Q" sarebbe già un caso giudiziario nell'odierna società civile, per la sua apertura al melting pot acustico in perfetta unione civile (i famigerati PACS) con un gusto ritmico da Nobel per la medicina, tanto la posologia appare perfetta e forse rivoluzionaria (forse è semplicemente come deve essere). Le tracce sono solo sette, ma non ci si inganni sulla durata, perché la lunghezza c'è, e i colpi di luce pure, per le gentil signore. In effetti, il disco suona decisamente femmineo, come se una grande aura femminile si sprigionasse dal groove dell'opera; l'effetto è quello di un mix letale di selvaggio e metropolitano, con una "DJ Friendly" che passa dal
tarzanismo estetico in alcune sezioni più tribali al
cocktailismo più trendy di altre. La centrale e riflessiva "Shibuya Day" apre ad una vera e propria bestia sonora: "Keep Building". La cassa parte poco dopo l'introduzione vocale, che continua a indicare rotte umane a relitti da dancefloor che si sono riscoperti un po' più viaggiatori ed esploratori, un po' più Robinson Crusoe; e mentre il venerdì sera pare, per ironia, farsi spazio di pratica per questi esploratori della Modernità, l'incedere di questo brano si allunga con "Confidence" e casca dentro "Freerotation", trasmettendole il germe della libertà. Alla fine arriva "Du Bist Hier!", 23 minuti di un amore che non è per tutti: le competenze in lingua tedesca non servono per sciogliere il mistero di un monumento sonoro alla pazienza e alla presenza. Muto contro il tempo, come un altare celebrativo, si staglia una traccia-elefante, il vero re della foresta. L'elettronico conquista gli spazi del visivo e trionfa sul tempo: Du Bist Hier! Du Bist Hier?