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Oasis (1994) Definitely Maybe |
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Scritto da D.S.
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Titolo: Definitely Maybe Autore: Oasis Produttore: Oasis; Mark Coyle; Owen Morris Etichetta: Creation Anno: 1994 Elemento: 

L
a storia comincia più o meno così. C’è un concerto degli 18 Wheeler a Glasgow, a cui sono state invitate a partecipare anche le Sisters Lovers. Entrambe le formazioni sono poi finite nel dimenticatoio e riportate alla luce ogniqualvolta si racconta questo aneddoto. Circola la voce che Alan McGee, guru della Creation Records, assisterà alla serata per godersi lo spettacolo dei suoi nuovi pupilli, gli 18 Wheeler appunto, così i giovani Oasis che in quei mesi aprivano i concerti delle Sisters Lovers, pur senza alcun invito, si aggregano alla comitiva partendo da Manchester con un furgone color oro. Alan Hake, bassista degli 18 Wheeler, ricorda: "Arrivarono con un furgoncino dorato degli anni Settanta, in tutto saranno state venti persone”.
Ma non poteva essere così facile. Infatti il proprietario del club, prima che gli Oasis minaccino di mandargli a fuoco il locale, si rifiuta di far suonare degli emeriti sconosciuti, salvo poi concedere solo un quarto d’ora come contentino. Basteranno perché McGee si presenti proponendo un contratto con la sua etichetta.
Il gruppo è guidato dal chitarrista Noel Gallagher, ultimo arrivato e unico compositore ufficiale: “Accettai di far parte della band di mio fratello, ma loro avrebbero dovuto accettare le mie decisioni, o sarebbero rimasti un gruppo di sfigati”. Gli altri sono il fratello Liam Gallagher, da sempre immobile dietro l’asta del microfono, Paul McGuigan al basso, Paul Bonehead Arthurs alla chitarra ritmica e Tony McCarroll alla batteria.
Prima ancora di pubblicare il primo singolo, gli Oasis fanno già discutere grazie ad alcune risse sul palco, e al demo del brano “Columbia”, che tutte le radio cominciano a passare con frequenza. C’è aria fresca in quel pezzo, “sembrano dei Rolling Stones allucinati” scrive qualcuno. Allo stesso tempo, a fronte di dichiarazioni ben poco modeste dei due Gallagher, gli Oasis interessano un numero sempre più alto di curiosi, tanto che all’uscita di Definitely Maybe le copie prenotate nella sola Inghilterra sfiorano il mezzo milione. Risulterà per molti anni il disco con il record di vendite nella prima settimana. Ad anticiparlo c’erano stati due singoli che sapevano tanto di rock retorico quanto capaci di animare le riviste specializzate, nonché entrambi ricchi di tracce poi non pubblicate su long playing. Quest’ultima si rivelerà una delle mosse più azzeccate e decisive del successo della band: l’aver sparso una non trascurabile quantità di canzoni di buona fattura coinvolgerà i fan non solo al momento dell’uscita di ogni disco, ma puntualmente ogni tre mesi con l’uscita di un nuovo singolo, come capitava coi Beatles.
Proprio i Beatles sembrano il punto di riferimento della band, che ne ricalca il look e le movenze (ma certo non l’educazione). La foto in bianco e nero della casa dove aveva vissuto John Lennon è la copertina del singolo di “Live Forever” che, a scanso di equivoci, non riguarda il principe del pop britannico ma un’ingenua quanto sincera storia d’amore, in grado di fornire da risposta al nichilismo non più sincero del grunge. I contenuti non sono mai stati il pezzo forte degli Oasis, e a ventisette anni compiuti Noel Gallagher non si distingue per la ricchezza dei suoi versi. Ma la canzone è di quelle che restano per sempre. “Capii che saremmo diventati una delle band più grandi del mondo quando tirai fuori dalla mia chitarra questa canzone”. “Live Forever” è una progressione di accordi in cui innocenza e superbia si fondono formando una canzone perfetta, che senza annoiare lascia anche spazio a due lunghi assoli di chitarra. E’ tuttavia vero che insieme alla conclusiva “Married With Children”, “Live Forever” rappresenta l’unico possibile punto di contatto con i presunti padri putativi Beatles.
In realtà Noel Gallagher è tutt’altro che il figlioccio della coppia Lennon/McCartney. E’ furbo, conosce a memoria i Beatles, ma attinge anche e soprattutto altrove mentre la stampa britannica impazzisce cercando similitudini coi baronetti di Liverpool. Ha ascoltato certamente gli Stone Roses e quindi la chitarra dell’amico John Squire, e qualcuno se ne accorge: “Qualunque cosa stiano facendo gli Stone Roses, ormai non importa più a nessuno” scrive Select. Ed è vero.
Il secondo miglior brano di Definitely Maybe è certamente “Bring It On Down”, ovvero il pezzo più pericoloso di tutti gli anni Novanta inglesi, se si esclude “Firestarter” dei Prodigy. Si tratta di una canzone erede della lezione punk dei Sex Pistols, sprezzante e rischiosamente istigante allo scontro. Un pugno in un occhio ciascuno a Damon Albarn e Brett Anderson, che mai sfonderanno veramente in territorio statunitense, dove invece gli Oasis fanno subito il botto.
Ovviamente si tratta di un prodotto più facilmente esportabile nel nuovo continente. Infatti non c’è – e non ci può essere neanche volendo - in Gallagher quell’atteggiamento intellettualoide presente nei gruppi brit-pop di Londra, né tantomeno alcun gusto glam. Gli Oasis sono di Manchester e rispecchiano icasticamente la loro gente, quella della classe sociale più bassa, che vive di calcio, “Cigarettes & Alcohol” e sogni di “Rock 'n' Roll Star”. Stereotipi su cui i Gallagher indugeranno fin troppo nel corso degli anni. Eppure all'epoca di Definitely Maybe risultavano in qualche modo sinceri, in quanto cliché che la band osservava da un punto di vista esterno: "in my mind my dreams are real".
Come avrebbero potuto gli americani esaltarsi per un gruppo innovativo ma con un cantante androgino, o per formazioni pop che raccontano la vita nelle città e nelle campagne inglesi? (Del secondo drappello vanno segnalati anche i Pulp).
Definitely Maybe non può che avere successo in un contesto a cui si affaccia come contraltare all’inglesissimo Parklife dei Blur o all’elegante ma complesso e per la critica involuto Dog Man Star dei Suede. Ecco dunque che un brano alquanto demagogico e con una cospicua dose di retorica rock n roll come “Supersonic” diventa un inno più negli States che in patria. Gli Oasis si accorgono che il pubblico è dalla loro parte, e rilanciano con il singolo natalizio – questo sì profondamente beatlesiano era Abbey Road – “Whatever”, che viene annesso alla ristampa invernale di Definitely Maybe.
Noel Gallagher non inventa nulla, affatto. Anzi, a volte esagera nel citazionismo. Il brano che gli causa più problemi è “Shakermaker” - invero una delle migliori del disco – un brano pop psichedelico fin troppo reminiscente (per usare un eufemismo) di “I’d Like to Teach the World to Sing”, canzone che accompagnava una storica quanto riuscita pubblicità della Coca-Cola.
Convince pienamente anche la prima metà di “Slide Away”, una heavy ballad che risente di uno dei futuri maggiori difetti del songwriting di Mr. Gallagher, vale a dire l’autoindulgenza: ad averlo reso un po’ più snello, questo brano sarebbe stato un singolo di tremendo impatto.
Chiude “Married With Children”, un’acustica a due chitarre e voce che dopo tanta elettricità celebra finemente la conclusione del disco. Un colpo neanche troppo alla Oasis, dirà il tempo.
Che lo si accetti o meno, Definitely Maybe ha rappresentato moltissimo al tempo della sua uscita e probabilmente giocandosi le stesse carte farebbe lo stesso furore oggi. E’ un album che per quanto palesemente immerso nei luoghi comuni del rock, fornisce ciò che conta, vale a dire buone canzoni composte con astuzia e interpretate da una delle migliori voci rock che gli anni Novanta ricorderanno, almeno per le due prime prove. Riguardo al resto, a conti fatti ha avuto ragione Noel Gallagher che all’epoca dichiarava: “Fra vent’anni alla gente non interesserà sapere se siamo stati dei vandali o se ci siamo spaccati la faccia tra di noi, alla fine resteranno le canzoni e quelle vorrà sentire”. Non sono ancora passati vent’anni, ma si può già prevedere che così andranno le cose.
01 Rock and Roll Star
02 Shakermaker
03 Live Forever
04 Up in the Sky
05 Columbia
06 Supersonic
07 Bring It On Down
08 Cigarettes & Alcohol
09 Digsy's Dinner
10 Slide Away
11 Married with Children
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