Disco Chiave: Vienna Autore: Ultravox Anno: 1980 Elemento: 

“T
he feeling has gone only you and I.
It means nothing to me.
This means nothing to me”.
Vienna introduce la seconda fase dalla carriera degli Ultravox.
Midge Ure (voce e chitarra) sostituisce il leader John Foxx che intraprende la carriera solista (da segnalare lo spendido Metamatic).
Inizia dunque una fase nuova: romantica, melodica e spiccatamente synth–pop, contrapposta a quella robotica e sperimentale del primo periodo.
E’ l’inizio del successo commerciale (“Sleepwalk”, “Vienna” e “All Stood Still” entreranno in classifica nella top 10 britannica) ma anche del raggiungimento della maturità artistica definitiva, di cui Vienna rimane probabilmente la maggior testimonianza nonché la sintesi di un’intera epoca.
Vienna, infatti, combinando alla perfezione melodia e sperimentazione, riesce nel grande risultato di coniugare abilmente pop e musica elettronica. Tutto questo con una spontaneità fuori dal comune e raffinata classe che saranno fonte di ispirazione e fortuna per varie band degli anni a venire.
L’obiettivo è quello di unire la sperimentazione elettronica e le radici della musica colta rileggendole attraverso melodie efficaci e orecchiabili. Nascono così pezzi di altissimo livello; fondamentali in questo senso rimangono la notevole perizia strumentale posseduta dai quattro musicisti e gli arrangiamenti particolarmente brillanti architettati dal polistrumentista dal talento melodico sopraffino Billy Curie (tastiere e archi).
Se “Astradyne”, lunga pastorale strumentale ariosa e leggiadra, dà il via all'album con quegli intrecci fra sintetizzatori, tastiere e archi che contraddistinguono molti dei brani presente nel disco, “New Europeans” rappresenta l’influsso rock riletto modernamente. Il riff di chitarra in apertura è trascinante e dinamico, così come la base ritmica; mettiamoci anche il ritornello irresistibile introdotto dalle divagazioni dei synth, un assolo di chitarra essenziale ma splendido e la chiusura affidata al piano incalzante e il risultato complessivo è decisamente spaziale.
“Private Lines”, attorniata dal consueto fantasioso intreccio strumentale e pervasa da atmosfere e liriche romantiche ( “Close your eyes and use the melody, Who cares who stares under the light?”) dimostra di nuovo come la ricerca sonora effettuata del gruppo sia stata profonda e matura.
“Passing Strangers” e “Sleepwalk”, guidate da un basso portante e contraddistinte dall’utilizzo di più voci spesso effettate, traggono la propria forza dalle melodie accattivanti che rimangono facilmente impresse in mente.
Veniamo a “Mr X”, brano costruito sopra ad un beat elettronico di fondo ossessivo dall'andatura ipnotica e spettrale. Con la sua atmosfera oscura e inquietante, arricchita dalla voce narrante che alimenta notevolmente la suspense di fondo (“He could be a killer or a blind man with a cane, Perhaps he died in a car crash, years ago. Right now, it's impossible to tell”), il pezzo dimostra tutta la visionarietà e la vena sperimentale del quartetto. Tutto svanisce poi improvvisamente in un silenzio surreale. Eccezionale.
Menzione doverosa va alla triade che chiude l’album. “Western Promise” rimane memorabile per l’eleganza e la classe dell’arrangiamento. Nella prima parte il violino detta la melodia mentre i sintetizzatori si occupano di sviluppare altri interessanti spunti melodici, ma è la seconda parte, introdotta da un assolo di batteria elettronica e arricchita dalla presenza robotica della voce, a risultare scoppiettante non potendo che sorprendere positivamente l’ascoltatore.
Segue “Vienna”, uno dei momenti simbolo degli Ottanta, emblema del nuovo corso Ultravox. Ballata romantica delineata abilmente dal piano intenso e dal cantato lirico e struggente di Ure (“This means nothing to me”), si conclude avvolta dall’ arrangiamento orchestrale meraviglioso.
“All Stood Still” è chiusura frenetica e schizzata che mette in gioco tutte le carte del gruppo dando vita ad un groove irresistibile che punta all’immediatezza senza fronzoli. Eccezionale connubio di musicalità e talento artistico.
Non rimane altro che ricominciare l’ascolto, ricercando l’emozione di un tempo andato che può essere rivissuto ancora oggi con naturalezza, poiché in realtà rimane profondamente radicato dentro ognuno di noi.

01. Astradyne
02. New Europeans
03. Private Lives
04. Passing Strangers
05. Sleepwalk
06. Mr.X
07. Western Promise
08. Vienna
09. All Stood Still