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Tom Waits (1983/1985) Swordfishtrombones / Rain Dogs Stampa
Scritto da J.M.   
Titolo: Swordfishtrombones / Rain Dogs Artista: Tom Waits Produttore: Tom Waits Anno: 1983 / 1985 Etichetta: Island Elemento:

I
nnanzitutto una domanda: cos’è la musica di Tom Waits? A me piace piace immaginarla come un mare di whiskey e tabacco, mosso da onde catarrose, oscuro e profondo in cui vivono e si perdono i suoi personaggi a caccia di sogni, di bar e di prostitute; dove viaggiano treni e Corvette; dove suonano pianoforti scordati e ubriachi. Oppure la musica del musicista di Pomona è quella musica che si sente quando addirittura anche il sole va a dormire e al suo posto si accendono traballanti lampioni. La sua musica è la colonna sonora di quei personaggi che si riversano sul mondo quando cala il buio e le strade sono deserte. Popolate solo da cani randagi che rovistano nei bidoni dell’immondizia. Il Benni più urbano poeterebbe così una porzione del suo mondo.
... e partirò
da queste strade vuote
dove camminiamo come cani
annusando qualche sogno non nostro
*

Insomma: il mondo va a dormire e Tom Waits si sveglia.
Ed è con violenza che il cantautore americano prende questo mondo e ce lo butta in faccia.
Attenzione, ma non lo mette in mostra; non gli mette i riflettori sopra. Ce lo canta, e cantandocelo ce lo nasconde ancora di più, perché non è un mondo penetrabile, anzi. Diciamo che è per pochi ed è facile perdersi dentro le vie di una città “immaginata da un finestrino giallo di un treno notturno”.

There’s a big dark town
It’s a place I’ve found
there’s a world going on


Underground

They’re alive they’re awake
while the rest of the world is asleep


“Undergroung”, l’apertura di Swordfishtrombones ci scaraventa, all’improvviso e senza preavviso, nel suo mondo. E una volta dentro non è facile viverci. Dovremo fare i conti con molti altri personaggi, persi (noi) nelle vie buie senza lampioni abitate da barboni; filastrocche nonsense ubriache da capogiro che avrebbero divertito (non un nome a caso)
Lewis Carrol.
La sua voce è arrabbiata, pesante, catarrosa. Devastata dagli eccessi. E così anche la musica è pesante, metallica e ipnotica.
I rumori sembrano riprodurre i passi di un gigante che scuote la terra.
In Swordfishtrombones non mancano di certo le classiche ballate alla Tom Waits; non manca il piano, dolce, che fa da contrasto al suo vocione tutto sigarette e whiskey, tipo nella maestosa, lenta e sofferta, “Town With no Cheer”

All ya can be is thirsty in a town with no cheer
no Bourbon, no Branchwater


(riproposta quest’anno da
Scarlett Johansson nel suo album cover Anywere I Lay My Head),
in “Soldier’s Things”, nella conclusiva e strumentale “Rainbirds” e anche nella breve e innamorata "Johnnsburg, Illinois".

Tom Waits con Swordfishtrombones aggiunge un girone infernale alla
Divina Commedia del Sommo Poeta. Lo immagina e proprio come Dante ce lo descrive vivendo tra i dannati.
Discende negli inferi del suo mondo, ma oltre a viverci si diverte a vivere da “spettatore intelligente”, come nel brano “In The Neighborhood”. Ascoltando la canzone, sembra di vederlo ai vetri di una finestra di un piccolo e sporco appartamento che da su quello scasso di mondo, fatto di lavori in corso, strade distrutte, cani randagi, matrimoni e funerali.

Ma nell’atmosfera dell’album c’è qualcosa di impalpabile, che rimane sospeso e inafferrabile all’ascoltatore. Qualcosa di talmente sgangherato che sembra addirittura abbozzato. Lo si può notare nei brani strumentali, nella filastrocca nonsense “Swordfishtrombone”, ma anche nelle divertenti e scellerate “16 Sheels From a Thirty-Ought-Six”, “Down Down Down”, “Gin Soaked Boy”. Per non parlare dei brani recitati “Frank’s Wild Year” (da qui partirà l’album del 1987) in cui Frank (il protagonista), tra le note di un organo e un basso in un’atmosfera jazz, dopo essersi ubriacato di superalcolici, appicca fuoco alla sua abitazione perché non sopportava il suo cane cieco Carlos.
E tra questi brani c’è da ricordare anche “Shore Leave”, brano quasi interamente parlato con il ritornello cantato

And I said baby, I’m so far away from home
and I miss my baby so
I can’t make it by myself
I love you so


Insomma, questo è un pò il mondo che Tom Waits ha immaginato e dipinto per Swordfishtrombones, l’album più riuscito della sua carriera.

E’ da da questo album che il cantautore ripartirà per scrivere il seguito Rain Dogs, del 1985.
Questi due album l’immagino come padre e figlio, e in questo caso è più che mai vera la massima “ciò che tace nel padre parla nel figlio”.
Dove Swordfishtrombones è oscuro, intraducibile e muto, Rain Dogs è più addomesticato, riuscendo a rimanere, nonostante la sua più facile fruibilità, elegantemente sgangherato e randagio.
Ci troviamo di fronte a un album vero e proprio, composto da vere canzoni dove lo schema
verso- ritornello è molto meno nascosto. Le canzoni tradizionali, nello stile classico della canzone pop rock diventano quasi hit.
Riuniti nello studio con Tom Waits ci sono il saxofonista
John Lurie, i chitarristi Marc Ribot e Keith Richards, e altri musicisti alle prese con marimba, contrabbasso, tromboni, banjo, fisarmoniche e, come spesso succede in questi casi, strumenti non convenzionali.
C’è più ritmo, più divertimento rispetto al predecessore, più colore, e non ci sono troppe parti strumentali. Tutto è pieno. Quello che c’era da catturare è stato catturato.
Le canzoni, per la maggior parte dei casi molto brevi (19 canzoni per circa 54 minuti di musica), si susseguono velocemente, e anche in Rain Dogs le storie e filastrocche recitate e cantate sempre con quella voce roca e rabbiosa, gettata in un calderone
blues, folk, rock, accenni tzigani, polka e musica popolare, lasciando l’ascoltatore, una volta arrivato alla fine, stordito dalla gradazione alcolica di questa razza di musica.

Anche questa volta Tom Waits scende nella strada (si, sempre gli inferi), nei meandri più oscuri e malfamati, abbagliato da visioni al limite del carnevalesco, allucinate, proibite, come testimoniano le immagini di “Singapore” (l’apertura dell’album):

the captain is a one-armed dwarf
he’s throwing dice along the wharf
in the land of the blind, the one-eyed
man is King
so take this ring



Il pianoforte sparisce quasi, escludendo “Tango Till They’re Sore”, e ad avere la meglio nell’album è il ritmo. “Jockey Full Of Bourbon” è forse l’esempio che più rende l’idea. Chitarra in primo piano, percussioni, parole sussurrate velocemente e ritornello azzeccato.
Jim Jarmush la utilizzerà in Down By Law, film in cui ha una parte anche Tom Waits, assieme a Roberto Benigni e John Lurie.
Sempre ritmo e divertimento scorre tra le note di Rain Dogs, con l’oscura “Big Black Mariah”, la zingara “Rain Dogs”, “Gun Street Girl” e Walking Spanish”.
Ottime le ballate (queste volte accompagnate dalla chitarre) “Hang Down Your Head”, che sembra scritta per
Mark Lanegan, e la ballata acustica “Time”.
Per ribadire la natura più commerciale (…) di Rain Dogs ricordo “Downtown Train”, brano che coverizzarono molti altri artisti.

Non voglio far passare Rain Dogs come un prodotto lineare o accessibile. Ricordo che si tratta pur sempre di Tom Waits, un cane randagio, e quindi anche le canzoni rispecchiano la sua natura.
Musica notturna, alcolizzata, animalesca, che morde e ferisce l’ascoltatore (smarrito e spaventato come Dante davanti alle porte della città infernale).
Swordfishtrombones e Rain Dogs sono quei classici album che non dovrebbe passare inosservati a nessun amante della musica, soprattutto a quelli che cercano musica cantautoriale originale, a suo modo divertente, poetica e mai scontata.
Da ricordare come uno di quegli artisti più geniali che l’America abbia mai prodotto.



*Stefano Benni, Prima o Poi l’Amore Arriva, Feltrinelli (1981)

Swordfishtrombones

 

01. Underground
02. Shore Leave
03. Dave the Butcher
04. Johnsburg, Illinois
05. 16 Shells from a Thirty-Ought-Six
06. Town With No Cheer
07. In the Neighborhood
08. Just Another Sucker on the Vine
09. Frank's Wild Years
10. Swordfishtrombone
11. Down, Down, Down
12. Soldier's Things
13. Gin Soaked Boy
14. Trouble's Braids
15. Rainbirds

 

Rain Dogs

01. Singapore
02. Clap Hands
03. Cemetery Polka
04. Jockey Full of Bourbon
05. Tango Till They're Sore
06. Big Black Mariah
07. Diamonds & Gold
08. Hang Down Your Head
09. Time
10. Rain Dogs
11. Midtown (Instrumental)
12. 9th & Hennepin
13. Gun Street Girl
14. Union Square
15. Blind Love
16. Walking Spanish
17. Downtown Train
18. Bride of Rain Dog
19. Anywhere I Lay My Head

 
 
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Legenda:

 

Oro: Disco Chiave, Imprescindibile

Mercurio: Potenziale Capolavoro

Rame: Ottimo Esordio

Antimonio: Grande/Inatteso Ritorno

Zolfo: Interessante / Buono

Stagno: Intorno alla Sufficienza

Piombo: Aurea Mediocritas

Ferro: Crosta, Insufficiente

 

 

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