Titolo: Ok Computer Autore: Radiohead Produttore: Nigel Godrich, Radiohead Anno: 1997 Etichetta: Capitol Elemento:
 R ecensire prodotti artistici a cui si è molto affezionati non è mai un lavoro semplice, non essendo infrequente la tendenza a lasciarsi trasportare dalle sensazioni che essi provocano nei loro fruitori ed esulano dal valore più materiale del prodotto stesso. La musica in particolar modo più ancora di qualsiasi altra forma di sviluppo creativo tende a proiettarsi nelle nostre anime in modo così libero e così personale da rendere assai arduo cercare di avere parvenze di oggettività nella valutazione, perchè come direbbe Morgan (leader dei Bluvertigo) una canzone serve al sovrappensiero e in fondo più che l’aspetto tecnico o compositivo ciò che ci fa amare davvero un disco è proprio la rielaborazione emotiva che noi diamo al disco stesso e che rende le tracce di un cd la colonna sonora di una parte delle nostra vita.
Il lavoro si complica ulteriormente se sul disco che si vorrebbe recensire si è già detto di tutto e di più e se viene considerato dai più come uno dei capisaldi di un decennio di musica. Ci possono essere molti punti di incontro tra il proprio giudizio e quello di un recensore che, elogiando un album che amiamo o disprezzandone uno che proprio non ci piace, sembra averci letto nel pensiero ma viene quasi spontaneo chiedersi se il “nostro” album, quello che così a fondo ci ha assorbito ed entusiasmato abbia toccato le stesse corde del pensiero di chi, sicuramente l’ha ascoltato in altre circostanze, con diversi riferimenti e con una diversa sensibilità. Esaurisco questa premessa per dirvi che se volete un giudizio critico ed imparziale su Ok Computer dovrete rivolgervi ad un’altra recensione. Perchè mi è difficile giudicare in modo obiettivo e neutrale un album che è parte della mia personalità. La recensione che state leggendo non è quella di Ok Computer, ma quella del MIO Ok Computer; esso si apre in modo algido quasi glaciale, con "Airbag" in cui la chitarra distorta di Greenwood, avvolta da campanellini e spezzata dall’incedere della batteria elettronica di Selway, tinteggia malinconica la voce calda e avvolgente di Yorke che cantando a squarciagola di come tornerà per salvare l’universo dispone al meglio per l’ascolto della traccia successiva dai tratti decisamente più nevrotici ed irregolari. Dopo neanche 5 minuti di calma apparente infatti è subito il turno di "Paranoid Android", uno dei brani più celebri ed apprezzati della band di Oxford, che all’uscita del disco viene accompagnato da un video altrettanto crudo e spiazzante che ha sicuramente contribuito a renderla nota ai più. Il brano a differenza delle restanti tracce, strutturalmente molto semplici, si sviluppa in modo meno lineare, aprendosi con una melodia tanto malinconica quanto orecchiabile, per sfociare in una deflagrazione di chitarre rabbiose e multieffettate, che dopo un paio di minuti di calma assoluta e rassegnazione apparente ("rain down rain down, come on rain down on me") dell’androide paranoico esplodono in uno dei finali più deliranti mai offertici dai Radiohead.
L’assalto sonoro compiuto alle orecchie dell'ascoltatore viene subito mitigato dall’arpeggio iniziale di "Subterranean Homesick Alien", una delle canzoni che ha richiesto loro più ascolti prima che ne comprendessero la grandezza. Un brano da ascoltare al calduccio sotto le coperte quando fuori il cielo è grigio e l’aria è gelida. Ancora una volta il contrasto tra le atmosfere fredde e sterili proposte dalla chitarra sintetizzata di Greenwood e il calore struggente della voce di Yorke colpisce dritto al cuore e rende dannatamente vulnerabile al pathos contenuto nella canzone successiva. "Exit Music" è il pezzo più struggente e disperato di tutto il cd. Un incedere lento e cadenzato, la voce rauca di yorke accompagnata nel verso da semplici accordi di chitarra acustica e rapita nel ritornello da un coro di voci che sembra essere uscito da un film di Sergio Leone, campionato e reso quasi spettrale. Questo clima angosciante e soffocante è il preludio ideale per l’urlo disperato del finale che introdotto da un accattivante riff di basso massicciamente distorto e una chitarra corposa quasi quanto un quartetto d’archi fa sussultare ogni volta che viene ascoltato. Il finale è tragico in puro stile shakepeariano (il testo sembra presentare chiari riferimenti a Romeo e Giulietta) con l’augurio inerme appena bisbigliato “we hope that you choke “.
E' il momento di "Let Down" che ripulisce l'umore da tutta questa tristezza ripresentando le atmosfere più rarefatte e piacevolmente malinconiche di "Airbag" e "Subterranean", così dopo essere soffocati con "Exit Music" possiamo riemergere per 5 minuti in superficie e prendere una boccata d’aria. La traccia successiva è probabilmente la più grande hit mai prodotta dai radiotesta. Ancora una volta viene spontaneo credere che buona parte del merito sia dovuta al video del brano, che ha reso ancora più enigmatica una canzone già di per se molto allucinata. Nonostante una melodia della voce decisamente orecchiabile e il pacato pianoforte che la accompagna, infatti, "Karma Police" è uno dei pezzi più inquietanti dell’album e il finale con il ripresentarsi dell’effettistica made in Greenwood al gran completo conferma la vena introspettiva del brano, più dolce , almeno nella parte musicale, fino alla catarsi di Yorke che confessa“ and for a minute there i lost myself”. Il brano successivo è "Fitter Happier", robotico interludio fortemente critico verso la società odierna e la meccanizzazione del nostro stile di vita. Un lungo testo recitato da una voce sintetica, che ci informa su come poter essere più produttivi e meno emotivi, come se il computer divenuto ormai padrone del mondo parlasse ai suoi seguaci, gli uomini. L’ottava traccia è "Electioneering", dal sapore molto indie e pervasa da atmosfere decisamente meno asettiche. Il riff di chitarra è coinvolgente, così come il cantato, anche se, per stessa ammissione di Yorke il brano risulta essere un po’ estraneo rispetto alle restanti tracce. Cosa che non si può certo dire per la canzone successiva, "Climbing Up the Walls", brano semplicemente geniale. Sicuramente il pezzo più sperimentale di tutto il cd, un incedere timoroso e ossessivo, una moltitudine di suoni elettronici d’atmosfera, una batteria sorda e statica e una voce angosciante e distorta che tesse una melodia fantastica da cui per altro i Marilyn Manson hanno preso più che uno spunto per la canzone “Lamb of God” presente in “Holy Wood”. Ancora una volta il finale, minimalista, dopo l'impennata degli strumentisti, ha il sapore della resa incondizionata ed è affidato a Yorke, che questa volta però prima di concludere si lascia andare ad un urlo liberatorio prima di esalare l’ultimo respiro. Ed ancora una volta si presenta un pezzo che risollevi il morale, senza estraniare dal continuo permeare di malinconia presente in tutto il disco, ma quantomeno rendendo l' ascolto più rilassato. è il terzo singolo estratto dall’album, "No Surprises", ed anche questo brano è indissolubilmente legato nell’immaginario di tutti al notorio video di Thom immerso nell’acquario. Il brano come detto non è sicuramente un inno alla spensieratezza e i riferimenti allo stress e all’alienazione dell’uomo tecnologico sono ancora presenti, ma risulta difficile ascoltando questa canzone non sentirsi tiepidamente sereni e benevoli, canticchiando placidamente “no alarms and no suprises please”. Chiudono l’album “Lucky” ballata dal sapore “debendsiano” impreziosita dalla performance vocale di Yorke e "The Tourist", brano scritto da Greenwood e autentica gemma del disco.
Una canzone splendida, dal sapore quasi natalizio, un saliscendi di emozioni in puro stile Radiohead, che finisce esattamente nel punto in cui riinizia "Airbag" e rende l’album circolare. è disarmante, dopo anni e anni di ascolto non saper dire cosa sia che me lo faccia preferire a tutti gli altri dei Radiohead, ma non ho dubbi riguardo a questa mia affermazione. Un buon viatico per la comprensione della maestosità di quest’opera mi è stato offerto dalla string quartet orchestra che rifacendo il suddetto album solo con gli archi ha reso ancora più chiaro quanto siano liricamente perfette le melodie di ogni singola canzone e quanta importanza abbiano avuto gli arrangiamenti superlativi compiuti dalla band. Un disco che ti cambia la vita e che chiunque, libero di trarre ogni considerazione del tutto personale, dovrebbe ascoltare almeno una volta per intero. Ma quello sarà il vostro Ok Computer. Il mio ho provato a raccontarvelo in questa lunga recensione, ma, ve lo assicuro, non ci sono riuscito per niente.  01. Airbag 02. Paranoid Android 03. Subterranean Homesick Alien 04. Exit Music (For A Film) 05. Let Down 06. Karma Police 07. Fitter Happier 08. Electioneering 09. Climbing Up The Walls 10. No Surprises 11. Lucky 12. The Tourist
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