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Titolo: Blues for the Red Sun Autore: Kyuss Produttore: Chris Goss e Kyuss Anno: 1992 Etichetta: Dali Records Elemento: 

I l giorno in cui Tony Iommi ci lascerà (e voglia Satana che quel giorno sia davvero lontano nel tempo), i musicisti rock del pianeta dovranno tributargli un omaggio pari almeno a quello che fu tributato ad Elvis e a John Lennon. Tra questi, sicuramente i Kyuss saranno in prima fila.
Il giorno in cui Albert Hoffman, l’ormai centenario inventore dell’LSD, lascerà questo mondo, saranno in molti a piangerlo e a ricordarlo come un genio. Tra questi, sicuramente i Kyuss saranno in prima fila.
Il giorno in cui l’inventore del deserto… ma forse qui ci spingiamo troppo in là. Di certo, se un inventore ci fosse, i Kyuss sarebbero in prima fila ad adorarlo.
Già, i Kyuss. Sinteticamente li si potrebbe definire “un gruppo di ragazzi californiani fissati con i Black Sabbath, le droghe e il deserto”. Altrettanto sinteticamente, li si potrebbe raccontare come “uno dei gruppi rock più influenti degli ultimi vent’anni”. Nati come band adatta a spaccare soprattutto in sede live, divennero famosi nei primi anni ‘90 per i loro “generator parties”: concerti tenuti in mezzo al deserto, con amplificatori e attrezzatura varia alimentati a benzina. Altrettanto famoso era il vizietto del chitarrista Josh Homme di attaccare la chitarra ad un ampli per basso, per ingrassare ulteriormente il suono.
Banale aneddotica da music guide? Decisamente no, piuttosto piccole schegge esplicative di quel che sono effettivamente i Kyuss. E cioè un gruppo che ha saputo prendere i riff cadenzati e granitici dei Black Sabbath, spogliarli dei loro aspetti esoterici, iniettarli di rock n’ roll, e appesantirli, appesantirli, appesantirli. Molti gruppi giocano a fare “i più pesanti della storia”. Forse nessuno ci è riuscito quanto i Kyuss. Il loro sound è unto di grasso per motori, torrido come un mezzogiorno di metà agosto, travolgente come un pick-up lanciato verso il tramonto. È un blues per il sole rosso, che sa anche rallentare e farsi acido (‘Thong Song’), guardare alla sempiterna cultura psichedelica anni ’70 (‘Freedom Run’), ma che ha sempre e comunque un solo scopo: spaccare. Azzardiamo: nessuno è più riuscito ad avere questo suono di chitarra, questo basso, questa voce da alcolizzato irrecuperabile. E infinite sono le strade aperte dal gruppo di Josh Homme, incalcolabile il loro peso sulle sorti di certa musica pesante. Senza le varie ‘Green Machine’, ‘Caterpillar March’ e ‘Allen’s Wrench’ non avremmo mai avuto gruppi incredibili come Sleep, Fu Manchu, Unida, Mondo Generator e via schitarrando. Non avremmo probabilmente avuto le incredibili derive drone, sludge e, perché no?, postcore di un genere (il metal) che a metà degli anni ’90 ristagnava nelle sue stesse idee.
Non serve nemmeno perdersi troppo a parlare di questo disco, dell’accelerazione di ‘Molten Universe’, della demenziale ‘Yeah’. Come non serve entrare nell’eterna diatriba ‘Blues For The Red Sun’/‘Welcome To Sky Valley’, l’uno più rockeggiante, l’altro più acido e visionario, l’uno più lineare, l’altro più delirante. Non serve perché parlare di un gruppo come i Kyuss significa parlare di un pezzo fondamentale della storia della musica degli anni ’90, e dunque è molto meglio ascoltare che leggere. Se non l’avete mai fatto, quindi, procuratevi questo disco e il successivo, e magari anche ‘Wretch’ e ‘… And The Circus Leaves Town’, e poi i Queens Of The Stone Age, gli Unida, i Mondo Generator… e scoprite cosa significhi suonare musica pesante, acida, grassa, travolgente.
You’ll burn by my light, you’ve been burnt by my light…
1. Thumb 2. Green Machine 3. Molten Universe 4. 50 Million Year Trip (Downside Up) 5. Thong Song 6. Apothcaries Weight 7. Caterpillar March 8. Freedom Run 9. 800 10. Writhe 11. Capsized 12. Allen's Wrench 13. Mondo Generator 14. Yeah
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