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Birthday Party (1981) Prayers on Fire Stampa
Scritto da D.S.   
Titolo: Prayers On Fire Autore: The Birthday Party Produttore: The Birthday Party Anno: 1981 Etichetta: 4AD Elemento:

I
Birthday Party sono una band australiana attiva nel vecchio continente nei primissimi anni Ottanta. Riscoprirli significa portare nuovamente alla luce i primi passi nel rock di uno dei maggiori autori che la musica contemporanea ha conosciuto negli ultimi venticinque anni: Nick Cave.

Arrivati in Inghilterra, i giovani avventurieri si creano un seguito di sostenitori nei circuiti underground grazie ad incendiarie e violente esibizioni: uno spettacolo futurista ogni notte. Partecipa ai concerti anche la reginetta della no-wave Lydia Lunch, che all’epoca già ballava da sola dopo l’esperienza coi Teenage Jesus and the Jerks. La loro è musica stramba e inconsueta, seppur inevitabilmente vittima del fermento punk e ancor più new-wave in voga in quegli anni. Un elettroblues malato ed istrionico che incrocia Capt. Beefheart a Tom Waits, oscurato dalle tinte minacciose care a un po’ tutta la scena wave.

Il secondo disco della band, Prayers on Fire, è certamente il più rappresentativo del loro stile, nonché il momento di più alta ispirazione: un album che conterà proseliti per molti anni a seguire, diventando una pietra angolare del rock tutto. Si pensi ad esempio agli indecenti e straripanti vocalizzi di Cave in quest’opera: non sono forse stati illuminanti per David Yow (Scratch Acid, Jesus Lizard)? Addirittura, questo è in parte anche il Cave che ritroveremo oltre venticinque anni dopo nel progetto Grinderman, figurarsi. Ma limitarne i seguaci al solo Yow non renderebbe giustizia all’originale. Addirittura in Italia si hanno riferimenti diretti a questo modo di interpretare il ruolo di cantante: Codevilla e il primo Pelù dovrebbero candidamente ammetterlo. Proprio i Litfiba di Desaparecido o 17 Re sembrano suggestionati dal gusto new-wave di questo ed altri complessi dell’epoca.

Il basso slabbrato di Tracy Pew è tetro ed ipnotico in ogni brano (ci si soffermi in particolare su “Cry” o sul singolo “Nick the Stripper”), allacciando un filo diretto con il disturbato incedere dei Public Image Ltd. di Lydon, mentre d’altro canto è totalmente brechtiana la teatralità di episodi come “Capers” e “Dull Day”, che rivelano verosimili sbronze à la Waits:

“My head is a night club
Club-clubbed to dull drums
Beating to slow
To Dance or to breath or to dance
I insist that you cut in
(I à la flambè)
I’m drinking, I’m drinking
I’m drunk”

L’albo è da considerarsi new-wave, tuttavia risulta spesso difficile stabilirne un’unica logica, soprattutto considerata la miscela di passaggi blues, punk, no-wave e certo anche country: Duane Denison pare aver attinto anche lui da brani come “Ho-ho”. C’è addirittura un jazz destrutturato (l’insana “Yard”) che non scandalizzerebbe nessuno inserito nel contesto di un 20 Jazz Funk Greats di Genesis P-Orridge e soci.

Si tratta di un lavoro strepitoso perché anticipa i tempi mentre assorbe la lezione punk e proto-industrial (i Pere Ubu fanno capolino qua e là, con discrezione anche in questo disco, immancabilmente), rilanciando il rock con un’energia sincera, seppur forzatamente impostata: i tristi ed epici mascheroni di certo progressive e parte del metal fanno quasi tenerezza a confronto. Gli eccessi sono il quotidiano e la centralità delle recitazioni deviate di Cave oscura - fortunatamente solo presso l’ascoltatore più distratto - il talento musicale di personaggi come Mick Harvey (piano) e Rowland Howard (chitarra). Per non parlare di quel camaleonte di Phil Calvert (alla batteria), abile a passare con estrema disinvoltura da un genere all’altro dei numerosi elencati in questa recensione, senza mai risultare privo di fantasia: formidabile.
E’ musica che ti sporca la fedina penale e se entra in circolo, è in grado di trasportarti in un fumoso cabaret notturno e farti credere in lascivi ideali bohèmienne. Per questo e soprattutto altri motivi, Prayers On Fire va tenuto in alta considerazione quando si raccontano storie di new-wave et similia: non tutti in quella scena hanno saputo dire la loro aggiungendo così tanta personalità. Pazzi o geni quindi? Entrambi è la risposta.
01. Zoo Music Girl
02. Cry
03. Capers
04. Nick the Stripper
05. Ho Ho
06. Figure of Fun
07. King Ink
08. Dead Song
09. Yard
10. Dull Day
11. Just You and Me
12. Blundertown
13. Kathy's Kisses
 
 
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Legenda:

 

Oro: Disco Chiave, Imprescindibile

Mercurio: Potenziale Capolavoro

Rame: Ottimo Esordio

Antimonio: Grande/Inatteso Ritorno

Zolfo: Interessante / Buono

Stagno: Intorno alla Sufficienza

Piombo: Aurea Mediocritas

Ferro: Crosta, Insufficiente

 

 

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