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li Esben and the Witch sono un trio di Brighton che non ha ancora inciso il proprio album di debutto. Un
homemade EP e un singolo a tiratura limitata di 500 copie numerate a mano per la
Rough Trade sono gli unici documenti musicali su cui si poggia questa presentazione. No, tranquilli, non siamo andati a pescare fra la miriade di formazioni indipendenti che ti chiedono l'amicizia su myspace, perché questi tre ragazzetti sono già un piccolo fenomeno undeground, perlomeno in territorio britannico e presso quel tipo di pubblico cui è indirizzata la loro proposta. Non hanno ancora deciso da chi faranno distribuire il loro primo
full-lenght, ma in un mondo perfetto a quest'ora sarebbe già partita l'asta per metterli sotto contratto. Purtroppo non siamo esattamente nel paradiso terrestre, e anzi come diceva qualcuno, la musica non è solo cattiva, ma è anche una fossa di serpenti: pensate alla storia degli Slowdive - invero una delle più grandi band del primo lustro dei Novanta - costretti ad alzare bandiera bianca e ricominciare daccapo per l'ostracismo di quanti non riuscivano a comprenderli, discografici in testa. Di loro però restano tre dischi stratosferici, con soluzioni stilistiche prese a modello da chissà quanti altri artisti, e una voce così evocativa da stregare puri e impuri di cuore, quella di Santissima Rachel Goswell. Rachel, un nome che torna buono - così come le atmosfere
lynchiane degli
Slowdive - anche negli Esben and the Witch. Fa di cognome Davies infatti la Rachel di 33, il demo autoprodotto che la giovane band inglese ha lasciato per molto tempo in download gratuito nel proprio sito ufficiale, raccogliendo per altro ottime recensioni da parte della stampa di settore. Segno che vale ancora la regola per cui se la musica che suoni nel tuo scantinato è veramente buona, con un po' di fortuna finisci per essere recensito e richiesto. Nello specifico, quella degli Esben e la Strega potrà facilmente appassionare chi crede ancora possibile il gusto del tetro nel pop, senza banalità e forzature.

L'ambientazione musicale delle cinque tracce di 33 e del singolo Lucia, at the Precipice - nel momento in cui scriviamo, disponibile in streaming nel sito della band - spiega la scelta di chiamarsi col titolo di una nota fiaba danese, di certo non adatta a far addormentare serenamente i vostri fanciulli. Più che di dream pop, si tratta infatti di qualcosa che gli Esben stessi accettano di definire
nightmare pop, in un'atmosfera che sa tanto di Twin Peaks (e quindi Angelo Badalamenti e Julee Cruise) quanto di
Cocteau Twins che suonano davanti alla chiesa di Sleepy Hollow: in pratica una Edda in musica, proveneniente dal Regno Unito. Diventa quasi incredibile che pur essendo soltanto in tre riescano a tirare su un suono così stratificato e profondo, in grado di disegnare un immaginario pagano o quantomeno post-cristiano: in "Eumenides" - brano ispirato dall'Orestea di Eschilo - sembra quasi che una congregazione odinista sia entrata ad infestare la casa dove Björk sta praticando
jòga. Si incontrano anche riferimenti allo shoegaze più introspettivo - per l'appunto, quello degli Slowdive - mentre a quanto ci dice la band, non è mancato chi li ha accostati a nomi quali Portishead e Kate Bush. Questo perché in fondo, una volta pubblicata, la musica non è più di chi l'ha composta e suonata, che pure ne vanta i crediti, ma è di chi la fruisce. Non ci stupiremmo quindi se qualcuno in un brano spettrale come "About This Peninsula" ci sentisse i
Cure più dark o magari
PJ Harvey. E al di là del gusto prettamente
gloomy degli arrangiamenti che speriamo non avvicini alla band anche l'ascoltatore che cerca ed ingoia qualsiasi facile pseudo-esoterismo, Rachel, Daniel e Thomas uniscono citazioni letterarie, geografiche e storiche ad un impianto sonoro sorretto da chitarre glaciali e da un non invadente utilizzo dell'elettronica. Non si tratta di mistero fine al mistero: se siete a caccia di "intellettualismo obliquo" (come lo definiscono loro per prenderne le distanze), gli Esben and the Witch non fanno per voi. Per quanti invece ricercano l'arte del sogno - o forse dell'incubo - in musica, il trio di Brighton promette scenari romantici e gotici al contempo, segnalandosi come una delle più promettenti nuove realtà in circolazione.