avanguardia, impro-ambient. Il progetto Supersilent giunge al nono lavoro in 13 anni di attività, nei quali si è affermato come una delle realtà europee più prolifiche e di qualità nell’ambito della musica d’avanguardia. 9 si inserisce in una lunga discografia (tutta sull’etichetta norvegese Rune Grammofon) di sperimentazioni tra jazz, elettronica-ambient e dodecafonia, senza tralasciare sensazioni più rock; ma è, soprattutto, il primo album dopo l’abbandono del batterista Jarle Vespestad. Privati della sezione ritmica (che, peraltro, aveva sempre avuto un ruolo tutt’altro che marginale nel plasmare l’evoluzione dei brani), i membri restanti hanno compiuto una scelta piuttosto coraggiosa: invece di tentare di sostituirla hanno deciso di approfittare della situazione (come forse era giusto attendersi) per sperimentare soluzioni nuove. E’ così che il trio, equipaggiato di soli organi Hammond, dopo tre sessioni di
rodaggio registra i quattro brani dell’album (come nei precedenti, totalmente improvvisati e
titolati 9.1, 9.2, ecc.), che rappresentano una radicalizzazione della
missione di sempre dei Supersilent: la ricerca di una musica impersonale ed asettica, dove non si possa distinguere il contributo del singolo musicista ma risalti solamente l’effetto complessivo. Alla rinuncia all’uso di molteplici strumenti (in primis, la tromba) si accompagna la rinuncia alla contaminazione tra generi, che rende 9 un album fondamentalmente ambient e molto avantgarde in senso stretto: le potenzialità puramente sonore e ritmiche dell’organo Hammond vengono esplorate in profondità (ricordando a tratti i Pink Floyd di Ummagumma), ricreando uno scenario tra l’horror e il fantascientifico, senza quasi soluzione di continuità tra i brani; il risultato è quello di una musica
fredda ma, allo stesso tempo, perfettamente capace di suscitare emozioni. Prova, dunque, superata in modo complessivamente convincente, anche se rimane qualche dubbio riguardo alla direzione da prendersi in futuro: se 9 può essere considerato una buona reazione all’improvviso cambiamento nella formazione, un ipotetico 10 sulla stessa linea, che non recuperasse elementi di ecletticità, improvvisazione melodica e varietà di suono, rischierebbe di essere una grande delusione.