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Magnetic Fields (2010) Realism |
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Scritto da M.U.
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Titolo: Realism Autore: Magnetic Fields Anno: 2010 Elemento:
folk pop, lo-fi. A costo di sembrare barocco e ridondante, snob e intransigente, Stephin Merritt ha cambiato faccia per l'ennesima volta. Dopo l'omaggio ai Jesus & Mary Chain del precedente Distortion, i Magnetic Fields tornano con un pizzico di astuzia in una versione non troppo lontana dall'insuperabile capolavoro 69 Love Songs. La prima impressione, infatti, è che ne ricalchi i tratti per colpire nello stesso segno, seguendo un percorso in cui i Magnetic Fields sanno di non poter sbagliare. Tuttavia, Realism è molto più breve e uniforme di 69 Love Songs, e questo non è necessariamente un difetto. Merritt recupera la tradizione musicale con il suo solito piglio ruffiano in una serie di canzoni a metà via tra il folk e il pop, un rimando opportunamente senza velo agli anni '60 che da sempre gli sono cari. Non mancano gli strambi riferimenti alla cultura popolare e non mancano i felici rimandi al folklore europeo, tutti elementi che rendevano in qualche modo speciale 69 Love Songs e che arricchiscono la struttura di Realism. Non manca neanche l'ispirazione, se è per questo, e la prova dei singoli è ancora un piacere da ascoltare nella sua semplicità fascinosa. Quello che in effetti è assente in Realism è la capacità di stupire, anche a costo di esagerare. E' un po' testardo nelle soluzioni, forse questo il suo unico, vero difetto. Realism sembra più un lavoro destinato ai fan dei Magnetic Fields che al pubblico generico che ne conosce le gesta, nonostante come biglietto da visita per conoscere la band potrebbe essere l'ideale. Ma inserito all'interno di un percorso che il suo apice l'ha trovato oltre un decennio fa, Realism risulta anacronistico e un pelo troppo sicuro delle sue intenzioni. E' una prova che affiancata ai giganti del folk-rock contemporaneo certo non sfigura, la capacità di scrittura di Merritt non è in discussione, ma lascia la sensazione che la poetica dei Magnetic Fields abbia già detto tutto quello che doveva dire. Per gli appassionati, un colpo sicuro. Per i detrattori, una critica sicura.
7/10
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