folk rock, songwriter. Dopo gli ottimi risultati conseguiti negli anni Novanta con i Grant Lee Buffalo, formazione folk rock di culto che visse il suo momento di massima popolarità facendo da spalla agli R.E.M. nel tour di Monster, Grant Lee Phillips ha deciso di riproporsi come solista, autore di album tanto eleganti e raffinati, quanto, in genere, poco reclamizzati. Che questo
songwriter avesse dei numeri, d'altra parte, lo si sarebbe dovuto capire già allora. Dischi come Fuzzy (1993) e Mighty Joe Moon (1994), infatti, meritano senza dubbio di essere ricompresi nella ristretta cerchia dei migliori lavori di sempre all'interno del proprio genere di riferimento e la riscoperta in atto nel corso di questi ultimi anni da parte di certa critica specializzata e degli appassionati di tutto il mondo sta finalmente rendendo loro piena giustizia. Little Moon, sesta fatica in studio di questo
ballad-man, è senza dubbio un album estremamente piacevole e ben fatto, sebbene lontano dalla perfezione stilistica tutta americana dei Grant Lee Buffalo. Il Nostro, nell'occasione, conferma una volta di più la propria propensione per il desueto, regalando ai suoi estimatori dodici brani folk dal sapore antico, nei quali si respira Bob Dylan a pieni polmoni, tutti impreziositi da un'interpretazione quanto mai calda ed evocativa. Senza neanche rendercene conto, ci troviamo così a battere il piedino per terra di fronte al brillante
easy listening di pezzi radiofonici come “Good Morning Happiness” e “Strangest Thing”, sedotti dalla vena romantica e malinconica di composizioni senza tempo come la
titletrack, “Nightbirds” o “Older Now”, semplicemente a bocca aperta dinanzi alla prova di classe regalata in capolavori quali “Violet” e “One Morning”, da annoverare tra i migliori brani mai incisi da Grant Lee. Un graditissimo ritorno.