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i storce il naso quando si parla di Jack White. A torto, se si pensa ai White Stripes. A ragione, se si pensa ai Raconteurs. In generale, possiamo valutare la carriera di Jack White da due angoli: fra i primi a sdoganare il revival garage da un lato, e trascurabile invece quando abbandona le sue bianche strisce per provare altro. Le voci intorno a questo suo nuovo progetto a nome Dead Weather in uscita sulla Third Man Records di White circolavano da

un pezzo, da almeno sei mesi ormai. A ben ricordare, Horehound sarebbe dovuto uscire a inizio 2009. Diciamo pure che, nonostante i primi consensi apparsi sul Web e prima ancora di ascoltare il singolo, chi scrive non aveva certo rosee aspettative. Interessante la possibilità di trovare White alla batteria e lontano dai riflettori, ma i nomi coinvolti non tornavano:
Alison Mosshart? I Kills hanno qualche freccia al loro arco, tuttavia sorridiamo ai pareri di chi la considera la nuova
chanteuse maledetta del rock, quando palesemente il suo punto di riferimento, usando un eufemismo, è PJ Harvey, senza andare a scomodare Patti Smith. Passo.
Dean Fertita? Vediamo un po': Wikipedia dice Queens of the Stone Age e Raconteurs. Alla frutta i primi, innocui i secondi.
Jack Lawrence? Raconteurs pure lui, e altro ancora minore. Non pervenuto.
Scema quindi l'interesse per qualche tempo, ma l'entusiasmo online persiste. Incerti e senza un briciolo di speranza ci approcciamo all'ascolto del singolo e...
BOOM! "Hang You from the Heavens" scende dai cieli con un suono corposo, un basso pulsante che strappa il cordone ombelicale alla mamma garage dopo pochi secondi.
Ci vogliono ancora due ascolti per tendere l'orecchio verso altri aspetti non certo secondari della canzone. White non convince solo alla produzione; la sua batteria colpisce con un suono secco e spoglio, ma il suo background di batterista non poteva tradire. La Mosshart, dal canto suo, traccia una linea vocale sinuosa, impavida, sicura più che mai nel suo ruolo, diretta evoluzione dei Kills che appaiono ora quasi un banco di prova. Comincia la caccia di altro materiale, e i video ufficiali e live confermano il presentimento che questa volta i White Stripes possono passare in secondo piano senza che White ce li faccia rimpiangere. Una cover dei Pentagram, una di Gary Numan, una dei Them: i Dead Weather sembrano rimarcare le sfumature del loro stile in queste scelte, meno banali e certo non poi così vicine al revival garage che si attendeva.
Bianco e nero i colori della campagna stampa, colori che contraddistinguono anche il look della band e il suo immaginario a quanto pare. Horehound si presenta infatti con un artwork dai toni vintage. Il booklet riporta liriche e immagini in qualche modo legate alle canzoni, e l'impressione generale che se ne ricava è di un elegante gusto retrò, perfetto accompagnamento alla musica incisa dai Dead Weather. Si nota anche l'equa spartizione dei crediti: tutti e quattro i membri dei Dead Weather hanno dato il loro contributo in fase di scrittura, ed è quindi con una certa curiosità che diamo il via all'ascolto integrale.
Uno si aspetta il protagonismo assoluto di White, in effetti, ed è bello essere smentiti. L'interpretazione della Mosshart, vera attrice principale come si deduce dalla copertina di Horehound, è strepitosa, mentre White, Fertita e Lawrence si ritrovano di volta in volta con strumenti diversi e con uguale abilità. Leggermente fuorviante tuttavia il singolo "Hang You from the Heavens". L'apertura affidata a "60 Feet Tall" è meno diretta di quanto si potesse pensare, ci introduce a Horehound con un tocco di blues e uno di psichedelia, in un saliscendi di volumi. Con la chiusura "Will There Be

Enough Water?" rappresenta il pezzo più lungo dell'album, ma le due canzoni non condividono solo la durata. Entrambe hanno le sembianze di un trip prolungato, in particolar modo la traccia conclusiva, due pupille dilatate che osservano distaccate la musica fra loro, una palpebra che si apre, l'opener, e una che si chiude quando tutto è finito. A "Hang You from the Heavens" segue l'anomala "I Cut Like a Buffalo", opera di Jack White, surreale nelle liriche e marziale nel suo incedere. Un rimando ai White Stripes, certamente, ma senza lo stesso spirito ludico. "So Far from Your Weapon" della Mosshart è anche il suo momento più alto insieme a "Treat Me Like Your Mother", in cui la
chanteuse sprigiona una carica erotica notevole, capace di imbarazzarti, di farti sentire a disagio come quando riconosci una pornostar al ristorante con i tuoi. I Dead Weather affogano in un'atmosfera
southern eppure moderna le loro canzoni, ponendosi a piedi ben saldi sulla sottile linea che separa il revival dalla novità. Marcate le influenze, arrivano a rivisitare la dylaniana "New Pony" riallacciandola ai loro intenti, senza sfigurare pur non ottenendo lo stesso risultato di "Forever My Queen" dei Pentagram.
Ogni dubbio è stato spazzato via. Per le mani abbiamo uno dei migliori dischi rock dell'anno, e giustamente sta raccogliendo i consensi che si merita. Speriamo che la formazione dei Dead Weather si consolidi e prosegua lungo questo strada, svincolando il gruppo dal titolo di mero side-project. Horehound è al livello dei migliori White Stripes, per intenderci e con buona pace dei detrattori. Non ci sentiremmo di condannare Jack White se decidesse di proseguire la sua carriera abbandonando le strisce per un più sobrio bianco e nero.
77/100
Sito ufficiale:
http://www.thedeadweather.com/MySpace:
http://www.myspace.com/thedeadweatherLastFM:
http://www.last.fm/music/The+Dead+Weather