C
apita spesso che alcuni artisti sentano la necessità di costruirsi un alter ego adattabile ad ogni situazione, un personaggio in grado di nascondere le debolezze e le angosce che possono facilmente affliggere l’essere umano rimasto indifeso, un guscio protettivo dal quale si può far trasparire a proprio piacimento emozioni ed ironie. Esattamente un po’ come ha deciso di fare Mark Oliver Everett, meglio conosciuto per almeno 15 anni di carriera come E, che con i suoi Eels si è fatto narratore di sentimenti umani con estrema sincerità e freschezza, tramutando la sua autobiografia in musica attraverso un abile e acuto songwriting. Gli Eels sono usciti allo scoperto nel panorama dell’alternative rock americano quasi di soppiatto senza stravolgere le mode del momento ma continuando ad intraprendere un proprio percorso indipendente e un po’ fuori dagli schemi. Ogni lavoro può essere considerato come un quadro a sé stante, in grado di catturare e conservare l’attuale spaccato di vita di Mr.E, ogni volta viene aggiunto un tassello al personaggio senza costruzione né finzione, con una massiccia dose di melanconia e humor nero. Tutto questo in una metamorfosi che ironicamente sembra andare di pari passo con la crescita della sua barba.
Non per niente, infatti, l’ultima fatica di Mr.E porta il titolo di Hombre Lobo (lupo mannaro). Il lupo agisce come veicolo della passione e del desiderio, è una sorta di dichiarazione primordiale, di rappresentazione dell’istinto animale sottoforma di licantropo; un immaginario che gli Eels cercano di esprimere proprio attraverso queste 12 Songs of Desire. È un nuovo personaggio cresciuto che, dopo esser stato emarginato e deriso dal mondo che lo circonda – dal Freak passando per Dog Faced Boy – ha sviluppato le sue autodifese, ha coltivato le sue rabbie interne, ma nonostante questo non può fare a meno di amare e di trovare momenti in cui potersi chiudere in sé stesso. Allo stesso modo si alternano le tracce, così come il giorno e la notte.

Mr.E imbastisce i brani più aggressivi con ritmi sostenuti e attitudine da garage rock sporco e scalcinato (“What's A Fella Gotta Do”), e allo stesso tempo non si fa scrupoli ad avanzare richieste esplicite e lascive come in “Lilac Breeze” o “Fresh Blood”, così come non si lascia alle spalle un’inclinazione propriamente blues come nella veemente “Tremendous Dynamite”. L’Hombre Lobo esprime tutto il suo istinto predatore senza limiti, carico di frustrazione e sarcasmo nella sua girandola di passioni.
Alle prime luci dell’alba il lupo torna ad essere un umano, un uomo che non si vergogna a mostrare la propria vulnerabilità, le proprie speranze, cambiando il suo atteggiamento tanto repentinamente quanto gli Eels riescono a sfornare ballate sentimentali, come “In My Dreams” e “That Look You Give That Guy”, o ninnananne melanconiche come “The Longing” dove l’Hombre Lobo si ritrova a doversi piegare al volere di un sentimento, costretto a chiudersi nella sua amara solitudine, dimostrando tutto il suo lato più umano e insicuro. Al termine di questo turbinio di emozioni si intravede una sola ancora d’appiglio: una speranza a cui aggrapparsi, un desiderio che diventa una forza che spinge ad andare avanti nel proprio cammino.
Al di là del concept e dei temi, il songrwriting e il pop/rock degli Eels sono sicuramente i punti inconfondibili anche di queste 12 Songs of Desire. Senza contare raccolte e uscite live, quest’ultimo disco arriva dopo ben quattro anni dal precedente lavoro in studio, l’enciclopedico e affascinante Blinking Lights and Other Revelations, ed è forse proprio questo a fare attrito. Hombre Lobo presenta apparentemente molti contrasti che non sempre sembrano collimare alla perfezione, tuttavia l’impressione è che Mr.E abbia fatto consapevolmente un buon lavoro, senza ardire ad andare oltre il suo stile. Poteva forse osare qualcosa di più?
70/100
http://www.eelstheband.com/http://www.myspace.com/eels