Titolo: When Machines Exceed Human Intelligence Autore: Harmonic 313 Anno: 2009 Elemento: 
lla ricerca di elettronica fresca ed originale, nel 2008 ci eravamo imbattuti con grande piacere in Los Angeles di Flying Lotus. O almeno, ciò è stato vero per chi non si era fatto depistare da certi pareri negativi in giro per il web. Il nuovo anno è iniziato da poco, ma forse abbiamo già un disco candidato a diventare "il Los Angeles del 2009". Questo a meno di un paio di differenze fondamentali che renderebbero l'espressione inesatta in partenza. E' sparare troppo alto e troppo presto? Calma. Parliamone, perché ascoltando When Machines Exceed Human Intelligence il primo paragone che può venire in mente è proprio quello, e non solo a causa della comune etichetta Warp.

Soprattutto per dischi come questo le descrizioni poetiche ed i voli pindarici su ogni singolo passaggio musicale rischiano di togliere il piacere della sorpresa all'ascoltatore, per cui qui non ne troverete. Piuttosto, cerchiamo di capire di cosa si tratta iniziando con l'identificare il protagonista: Harmonic 313 è Mark Pritchard, eclettico musicista elettronico già attivo nella prima metà degli anni '90 e autore, in quel periodo, di un riuscitissimo disco techno-ambient assieme a Tom Middleton. L'album in questione era 76:14, a nome Global Communication, il quale potrebbe essere tranquillamente collocato vicino ai contemporanei lavori di di Aphex Twin, Autechre e amici. Tra i vari progetti, Pritchard si era recentemente cimentato componendo hip hop, trip hop e pezzi più sperimentali sotto il nome di Harmonic 33. Tutte esperienze importanti per il nuovo progetto Harmonic 313, il cui immaginario va dalla fantascienza di film come Tron (1982) alle prospettive
apocalittiche di macchine capaci di prendere il sopravvento sulla razza umana. Si tratta di un tema molto caro ad una delle band più influenti sul risultato finale che possiamo ascoltare oggi: i Kraftwerk, da cui Pritchard ha ereditato anche quella certa dose di ironia con cui trattare l'argomento.
Una delle fondamentali differenze di cui parlavamo, relativamente al nuovo When Machines Exceed Human Intelligence e al termine di paragone chiamato in causa (Los Angeles), riguarda i suoni. Quelli di Harmonic 313 vengono direttamente dagli anni '70 e '80: dal Krautrock, in particolare appunto dai Kraftwerk, omaggiati in più occasioni durante il disco (Computer World compreso), ma anche dalle prime video game console di successo, fino ad arrivare alla primissima techno
old school di Detroit e alla house di Chicago. La conseguenza di questo fattore è logica: i suoni non sono freschi ma abbastanza datati. Questo sarebbe un buon motivo per svalutare il lavoro in questione? In questo caso assolutamente no, per come il disco è stato concettualmente concepito e poi realizzato è una scelta coerente e funzionale. Data la pesante influenza della vecchia elettronica tedesca a questo punto si potrebbe citare un altro prodotto recente (2008) di casa Warp, O Soundtrack My Heart dei Pivot, più vicino a rock e math nelle ritmiche, dove qui invece troviamo contaminazioni direttamente provenienti dalla musica nera. Ed ecco quindi l'altra differenza: Flying Lotus è lo pseudonimo di un nero americano alla cui famiglia appartenne anche un certo John Coltrane, quel tipo di musica scorre a fiumi nelle sue vene. Pritchard senza dubbio non avrà lo stesso background né quel certo fattore genetico, ma dimostra di sapersela cavar bene anche in questo campo, e per l'unica vera e propria traccia hip hop del disco affida le parti vocali ai rapper Phat Kat ed Elzhi. L'unico altro brano in cui la voce umana torna a prevalere su quella robotica e deumanizzata è "Falling Away", cantata da Steve Spacek, altro personaggio di colore.

Stringendo sull'effettivo contenuto musicale, l'album parte e termina benissimo, le varie "Dirtbox", "Cyclotron", "Falling Away" e "Quadrant 3" sono infatti tra gli episodi meglio riusciti. Il resto sta a voi scoprirlo, di carne al fuoco ovviamente ce n'è anche nel resto del disco, altrimenti non avrebbe giustificazione la valutazione medio-alta che trovate qui. Però non si può fare a meno di notare che a volte, purtroppo, si presenta la sensazione che avremmo potuto avere tra le mani un album ancora migliore. Sarebbe stato così se solo Pritchard avesse insistito di meno sul lato nerd del tutto e investito con più furbizia su idee relegate invece come intermezzi. Ed è probabilmente qui che, tra diversità e similitudini, Harmonic 313 perde un po' il confronto qualitativo con Flying Lotus. E' grave? No. Infatti, dopo questa dovuta critica, possiamo tranquillamente ribadire che l'album vale. L'unico consiglio è quello di non dissezionare tutto subito e dare diverse possibilità soprattutto a certi pezzi, che escono sulla distanza in verità senza neanche dover attendere troppo. I più curiosi potranno trovare qualche traccia extra in linea con lo stile del disco negli EP che lo hanno preceduto, EP 1 e Dirtbox.
75/100