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Circo Fantasma
Playing with the Ghost
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Titolo: Wrath Autore: Lamb of God Anno: 2009 Elemento:

A
distanza di tre anni dal precedente Sacrament, gli americani Lamb of God tornano con l’album Wrath; che piaccia o meno, questo disco è una delle uscite più grosse, quasi fisicamente, dell’anno metal 2009, visto il posto di rilievo a loro concesso anche alla luce del tour con i Metallica.
A noi piace un po’ di meno, dal momento che Wrath fin dall’intro + incipit ci presenta tutte o quasi le caratteristiche-limiti di questo disco: velocità (direi quasi sempre elevata, con un raro utilizzo del mid-tempo), cattiveria, growl (a tratti noioso), doppia cassa, riff thrashoni eccetera eccetera in un prodotto che non riesce mai a prendere il volo e a volte ricorda fin troppo, chi ha detto pericolosamente?, alcune derive soilworkiane…

Fin dall’iniziale "In Your Words", comunque ascoltabilissima, si capisce che l’originalità non sarà una qualità di questo album, che continua un discorso che ormai va avanti da parecchi anni nell’ambiente metal, ovvero quello di un lavoro sulla potenza del riff thrash tradizionale grazie ad una produzione al limite del troppo-pulito, in vista di un allargamento mainstream: cogliamo ogni doppio colpo, ogni minimo suono è perfettamente evidenziato. Scelta discutibile o meno, i Meshuggah se lo possono permettere, loro probabilmente no.
Il disco va avanti su territori ben setacciati in precedenza, conosciuti e ammaestrati con perizia dalla band che, è meglio dirlo, i fan non li delude: canzoni come "Grace", per esempio, con il solo di scuola Amott, passano leggere e anche bene; la successiva "Broken Hands" si difende altrettanto bene nella sua linearità strutturale.
Siamo sinceri: canzoni come "Dead Seeds" che senso hanno nel 2009? Nessuno, perché sono riempitivi, canzoni poco ispirate, che non vanno da nessuna parte, che forse possono far muovere qualche testa a qualche ragazzino americano, ma tutto qui.
Altre canzoni, come “Set to Fail” e “Choke Sermon”, soprattutto la seconda, con lo stacco centrale, sembrano proprio perfette per un’esecuzione live, con la loro semplicità e fruibilità.
Parti veloci, ritornelli, assoli: sembra di ascoltare un album di fine anni ’90 con una produzione da 2000.
A questo punto non sembra abbastanza, soprattutto per un gruppo di tale esposizione mediatica, un semplice riciclo/abuso di riffs e idee compositive al limite dell’archeologismo, dove anche il giro acustico che apre “Reclamation” sembra stonare nel suo riproporsi ad anni di distanza dopo ben altri dischi thrash, dopo ben altri momenti musicali che hanno veramente riassunto, in modo più compiuto ed in un’ottica evolutiva, il suono-base del metal di derivazione Metallica.
In generale si ha la sensazione che i Mastodon rimangano un punto di arrivo per i Lamb of God del 2009, mentre si divertono, e faranno anche divertire i loro fan, a rifare quei riff che ormai si conoscono da decenni e che al massimo arrivano a spingerci ad ascoltare altri dischi, quelli importanti.
Il disco si aggira quindi su una sufficienza tirata, quasi per onor di fama, più che per intrinseco valore dell'album. Per fan (sfegatati).
Sicuramente non sarà il disco metal del 2009.

55/100
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