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Morrissey (2009) Years of Refusal Stampa
Scritto da D.S.   

Titolo: Years of Refusal Autore: Morrissey Anno: 2009 Elemento:


M
oz è sempre lui. Gli anni passano per tutti, ma il ciuffo ribelle è ancora lì. Anzi, stavolta in bella vista c'è anche un fisico da camionista che il nostro mostra sulla copertina del singolo di "I'm Throwing My Arms Around Paris", l'ultima trovata ad effetto per promuovere un disco che in altri tempi non avrebbe avuto bisogno di alcuna pubblicità per ottenere attenzioni. Moz è ancora fra noi a cantare dei suoi amori non corrisposti, magari con meno ingenuità ma con la medesima carica emotiva che lo ha mosso sin dagli esordi. Ingabbiato nel ruolo di idolo romantico di un'intera generazione, l'errore o forse la sua incapacità è stata proprio il non sapersi liberare di questo suo rappresentare gli Ottanta, come se poi fosse scomparso dalla faccia della terra. Nessuno gli ha più dato il credito che meritava, nonostante alcuni lavori che poco hanno da invidiare a quelli degli ...Omissis. Se spedissi una cartolina dagli anni Novanta ad un mio amico del futuro, non ci sarebbe niente di strano se questa citasse anche Kurt Cobain. Anzi, ci metterei pure una bella foto con il volto di una delle ultime icone che il rock ha conosciuto. Ma solo ora mi rendo conto di aver trascurato in quegli anni il talento di un uomo vero, che non è morto dopo Strangeways, Here We Come e non sono elogi funebri le raccolte postume che imperversano di tanto in tanto. Sono postume rispetto a quel gruppo, ma non alla sua voce, alla sua arte.

Scelgo quindi di raccontare qualcosa di Morrissey, evitando di fare sempre quegli inevitabili paragoni che lo hanno danneggiato come artista e che non hanno permesso a me di godere di tutta la sua musica. Già perché sebbene non sappia suonare concretamente né la chitarra né il pianoforte - ovvero gli strumenti che più spesso guidano le sue canzoni - il suo comporre armonie vocali, versi e suoni con la voce lo rendono un musicista a tutti gli effetti, se non addirittura un virtuoso dello strumento-voce. Nulla a che vedere con sperimentazioni gutturali o sciacqui col bicarbonato di sodio di alcuni. No, Morrissey canta della passione.

Years of Refusal è l'album che promette di riaccendere l'orgoglio dei fan, quelli che gli hanno saputo dare una seconda chance dopo averlo amato come voce di quel gruppo simbolo del rock indipendente degli Ottanta inglesi, nonché di svegliare tutti coloro che si sono lasciati ingannare dalla sballata equazione "fine degli Omissis = morte artistica di Morrissey". Niente di più falso. Potrà essere vero per l'eterno complice/nemico Johnny Marr, che da fenomeno quale era ritenuto all'epoca, ha gettato al vento il suo talento non incidendo più nulla di rilevante, perdendo tempo in comparsate e sperimentazioni tutto fuorché indispensabili.

Quello degli Omissis è invece il mondo di Moz, e l'immaginario che in molti credono morto è in realtà cresciuto, maturato, proseguito lungo la discografia a suo nome. Non immune da sbalzi d'umore e trovate poco adatte a rendere pienamente l'essenza del suo cantare, il percorso del Morrissey solista ha proposto davvero tanti momenti memorabili, in quanto più naturale erede in circolazione della lezione degli Omissis dal 1988 in poi, con album come l'esordio Viva Hate (nel quale spicca il singolo "Suedehead", forse ancora oggi la sua canzone simbolo), il veloce e reminiscente dei Seventies Your Arsenal (1992), l'intimo e liberatorio Vauxhall and I del 1994... e ancora i singoli raccolti nella compilation Bona Drag, più altri pezzi memorabili sparsi nei dischi più recenti, questi sì non memorabili, ma pur sempre dignitosi.

Ora è il turno di Years of Refusal. In copertina c'è sempre lui col suo ciuffo, e non ci si sbaglia. Stavolta porta anche fieramente in braccio un figlioletto (non suo, essendo dichiaratamente asessuato), mentre la Fred Perry fa del buon product placement secondo la sua grande tradizione pop. Ma c'è di più. Il nuovo episodio rilascia un'urgenza espressiva che era stata coperta dai produttori che si sono avvicendati per gli ultimi lavori della band che lo accompagna, restituendo alle canzoni quella sfrontatezza ingenua che un disco rock dominato da quella voce deve avere per farsi largo tra i sentimenti dell'ascoltatore. Moz gigioneggia ancora come fosse quello di "Panic" o "Frankly, Mr Shankly", rimanendo ancora in grado di ammaliare ripetendo uno stesso verso più e più volte ma con intonazioni diverse. La modulazione della voce è il vero punto di forza degli Omissis: senza di essa le grandi ritmiche di Marr non ce l'avrebbero mai fatta, e non ce l'hanno fatta dopo. Ma non basta avere una bella voce ed armonizzare sopra a degli accordi, occorre anche una poetica se non ben definita, frutto della persona, della maschera e dell'io più profondo. E' in questo che Morrissey si eleva ancor più rispetto ad altri intelligenti canzonieri di chi egli è padre putativo, come Stuart Murdoch (Belle & Sebastian) o Martin Rossiter (Gene). La sua vita da dandy solitario è veramente nelle canzoni, senza altro filtro che la poesia e la musica.

In Years of Refusal compaiono anche i due inediti che avevano arricchito la recente raccolta di singoli, e sembrano essere proprio in linea con la velocità del disco, mai un momento fermo una volta lanciato, seppur tra le trame non manchino momenti di riflessione. E' tuttavia una collezione di pezzi puramente rock, probabilmente la migliore da Vauxhall and I, dunque in quindici anni di vita. Brani come "When I Last Spoke to Carol" e "One Day Goodbye Will Be Farewell" tradiscono nuove sensazioni latineggianti, mentre la produzione mai così muscolare si fa notare soprattutto durante le prime cinque tracce, in cui non c'è davvero possibilità di respiro. Anche "It's Not Your Birthday Anymore" che si finge un lento, si rivela un'autentica heavy-ballad in cui è fin troppo chiaro come il volume dominante sia quello del microfono.

In fondo questo nuovo album non propone niente di nuovo, solo dodici buone canzoni dominate dalla voce di Morrissey. Già, non è poco, ma è ben più curioso notare come arrangiamenti del genere potrebbero sembrare addirittura fuori luogo se non anche ridicoli qualora non fosse proprio quella di Steven Patrick Morrissey la voce protagonista. Solo chi si lascerà persuadere dall'eleganza e dal gioco melodico che da solo quest'uomo è sempre stato in grado di inscenare, dimenticherà i paragoni con gli Omissis e riuscirà a canticchiare i nuovi pezzi.

In the absence of your love

And in the absence of human touch

I have decided I'm throwing my arms around all of Paris because only stone and steel accept my love



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Legenda:

 

Oro: Disco Chiave, Imprescindibile

Mercurio: Potenziale Capolavoro

Rame: Ottimo Esordio

Antimonio: Grande/Inatteso Ritorno

Zolfo: Interessante / Buono

Stagno: Intorno alla Sufficienza

Piombo: Aurea Mediocritas

Ferro: Crosta, Insufficiente

 

 

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