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Quando si dice che Lanegan potrebbe leggere anche il bollettino meteo mentre girano quattro accordi che tanto con quella voce farebbe comunque un figurone, si dice il vero. Tuttavia il settimo LP in studio del crooner di Ellensburg appare scoordinato, quasi asettico, mai completamente a fuoco. Ma in fondo cos'altro deve dimostrare? Se poi volete proprio fargli il funerale, che questo almeno sia blues!
Mettere in fila per merito la mole di dischi di qualità usciti nel 2011 non è stato facile. Nonostante si sia parlato diffusamente della crisi del formato LP, infatti, la realtà dimostra che, per una volta, stiamo assistendo alla maturazione di un nuovo e diverso modo di intendere la musica che a andrà a convivere con il tradizionale, piuttosto che soppiantarlo.
Non c’è bisogno di spiegazioni, né ci sembra il caso di dover raccontare che annata è stata questo 2011 per il rock internazionale. È tutto riportato in questo articolo: i migliori album, una selezione di canzoni e un pugno di eventuali oscar per segnalare personaggi, dischi e momenti importanti di questi dodici mesi
Come ogni anno, dicembre è mese di bilanci e classifiche riepilogative. Per la prima volta noi del Panopticon abbiamo deciso di proporre anche una selezione del meglio della musica pubblicata nel Belpaese in questo 2011

Se ci voltiamo indietro a guardare un fermo immagine raffigurante i protagonisti dell'annata musicale appena conclusa, è impossibile non notare con piacere i tanti volti femminili che abbiamo incontrato in questi mesi. Nel 2011, fra graditi ritorni ed entusiasmanti nuove proposte, la musica al femminile ha brillato come non mai.
I Piano Magic arrivano all'anno duemilacinque seguendo un percorso per molti aspetti inverso al pionieristiso allontanamento dalle proprie radici artistiche, che Glen Johnson e soci paiono invece aver progressivamente canonizzato e reso parte fondamentale di un amalgama quantomai originale.
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Sono passate poche settimane dalla pubblicazione di Wavering Radiant quando la band di Aaron Turner annuncia l’intenzione di fare ritorno sui palcoscenici d’Europa per presentare l’album. La loro ultima fatica, che esce a due anni e mezzo di distanza da In the Absence of Truth, mantiene salda la loro posizione nel panorama metal mondiale.
Gli Isis, quindi, il 13 Luglio si trovavano sul palco dello Spazio 211 di Torino. Chi era tra i presenti converrà con noi nel sorvolare i set dei gruppi spalla (esibizioni che si dimenticano facilmente) per passare subito al concerto dei nostri. Il concerto che proprio come Wavering Radiant si apre con la maestosa “Hall of the Dead”, riuscendo nel mandare subito in escandescenza il pubblico. Per nostra fortuna, chi si aspetta pose da rockstar maledette e vissute, discorsi e prediche, trucchi visivi, rimarrà deluso. Molto deluso. Sul palco non c’è alcun trucco. Forse un’aggiunta visiva alla loro musica potrebbe giovare, con un qualsiasi tipo di scenografia, e ormai avrebbero i mezzi per farlo, ma niente, solo loro e il muro di suono che cementano. Nonostante questo, il concerto degli ISIS è un'esperienza fisica e mentale come pochi ai nostri giorni. Ci sono solamente cinque ragazzi silenziosi, giovani, concentrati e rapiti dal fluire che producono le vibrazioni dei loro strumenti; galleggiano in una musica che sa di mare agitato, pericoloso, e anche noi siamo in balia delle sue onde che ci vogliono sovrastare, affogando brano dopo brano. Ma nonostante la sua furia, questo è un mare di acqua così dolce che ci siamo sentiti sedotti. Le loro progressioni, i rallentamenti, il procedere a volte per contrari (rumore e silenzio e viceversa) sono a loro modo poetici, addirittura commoventi. Ma non era un concerto metal?
P: Ciao Aaron, possiamo farti due domande veloci? Scriviamo per una rivista online che si chiama Il Panopticon.
AT: (Sorride) ... Si, lo so... non c’è problema.
P: C'è un concept dietro a tutti i vostri album, ce n'è uno anche in Wavering Radiant?
AT: Sì, c'è, ma ho scelto di non parlarne.
P: Come mai questa scelta? C’è un motivo preciso, ad esempio lasciare spazio alle interpretazioni del singolo ascoltatore?
AT: Proprio così, questa è la motivazione: lasciare libero sfogo ad ognuno con la possibilità di essere ispirati dalla nostra musica, senza condizionare nessuno.
P: Una cosa che fanno da sempre anche i vostri amici Tool...
AT: Sì, anche Maynard e gli altri hanno una concezione simile alla nostra da questo punto di vista. E siamo contenti di aver avuto spesso l'opportunità di essere in tour o comunque a contatto con loro, che sono un riferimento per così tante altre band.
P: Album come Oceanic o Panopticon sembravano essere molto personali. In Wavering Radiant sembra che ci sia una profonda spiritualità/misticismo dietro.
AT: E’ esattamente come dici tu, ma sicuramente questo disco è molto più personale e c'è dentro più la mia personalità che rispetto a Panopticon, nonostante la spiritualità e i concetti possano sembrare astratti.
P: Vi sentite parte di una scena (che sta collassando per ispirazione e originalità...?), e se sì, dove vi sta portando?
AT: No, come musicisti, noi andiamo avanti per la nostra strada, indipendentemente dal resto della scena, anche se ovviamente il nostro suono viene da un preciso background. E' vero tuttavia che ormai di cloni ce ne sono fin troppi anche dalle nostre parti, ma penso sia normale.
P: Un’ultima cosa,verrete di nuovo in italia?
AT: Sicuramente sì, ad ottobre o novembre e avremo tre date, molto probabilmente nelle città di Milano, Firenze e Roma. Spero che ci rivedremo allora. Ci piace essere in tour in Europa.
L’impressione che ci ha fatto Aaron Turner è di una persona di grande disponibilità e umiltà, nonostante ormai sia a capo di un'entità musicale di riferimento come sono gli ISIS. Inoltre ci ha dato una notizia in anteprima molto interessante, quella dei concerti italiani, che ci dà modo di tranquillizzare tutti coloro che per la distanza e per problemi logistici non hanno potuto arrivare fino a Torino per vedere una delle band più rappresentative di un decennio di musica pesante, visto che sembra che presto faranno delle nuove tappe disseminate lungo tutto lo stivale.
Foto di Silvia Giussani