chi non piacerebbe fare una vacanza all’insegna della musica? Bastano solamente tenda, sacco a pelo, spazzolino e un solo ricambio striminzito per assaporare meglio il contatto con la natura, vendete i bonghi e le chitarre del catechismo per comprare un biglietto che vi permetterà di entrare in uno dei moltissimi festival estivi e potrete vivere tre giorni all’incessante ritmo della musica. Questo è il kit di sopravvivenza. Tuttavia spero non abbiate paura dell’aereo, perché molto spesso per godersi al 100% un festival della durata di almeno tre giorni è necessario oltrepassare la frontiera.
Questa è la triste realtà, quando quasi ogni paese europeo può permettersi di ospitare un ampio festival di livello mondiale (a volte anche più di uno) l’Italia è fuori dai giochi. In molti paesi esteri, infatti, vengono creati veri e propri eventi attraverso i quali intere città si mobilitano per una realizzazione perfettamente coordinata del concerto. Esiste appunto una “cultura da festival” assolutamente differente rispetto a quella presente nel Bel Paese. Migliaia di ragazzi provenienti da ogni parte del mondo si riversano in immensi spazi verdi adibiti ad organizzatissimi campeggi o a centri per attività ricreative molto spesso gestiti a loro volta da giovani di varia nazionalità. Sono sempre nomi d’avanguardia quelli che si alternano tra i molteplici palchi, decine e decine di artisti, a seconda dalla durata del festival e dallo spazio lasciato ad eventuali rispettive band nazionali, che si esibiscono davanti ad una vastissima folla pronta a viversi qualche giorno in completa balia della musica, dalle tarde ore del mattino all’alba quando gli ultimi dj decidono di abbandonare le loro consolle.

Come sempre è stato il Coachella ad aprire la stagione, nei tre giorni del festival californiano si sono alternati circa 130 artisti spaziando dall’elettronica, al metal, alla new wave. Sarà la volta di un altro festival oltreoceano, il Bonnaroo di Manchester (Tennessee), prima dell’attesa inaugurazione dei festival europei. Tra i primi del Vecchio Continente si annovera l’ormai consolidato Primavera Sound Festival di Barcellona che per tre giorni a fine maggio proporrà un mastodontico cartellone in grado di soddisfare qualsiasi gusto, oltre agli headliners d’eccezione (My Bloody Valentine, Sonic Youth, Aphex Twin, Neil Young) presenta insieme tutte le giovani realtà alternative più acclamate di questi ultimi due-tre anni. In realtà da qui a seguire basterebbe solo scegliere la location preferita. Come detto in precedenza quasi ogni paese europeo può ostentare un suo festival con programmi accattivanti e per tutti i gusti. Alcune manifestazioni possono vantare addirittura vari decenni d’esperienza: è il caso del Roskilde che dal 1971 si impegna a portare nella città danese migliaia e migliaia di giovani. Si tratta, infatti, di uno dei più grandi e seguiti festival europei assieme all’inglese Glanstonbury, al belga Rock Wrechter e al festival definito la Woodstock sul Danubio, l’ungherese Sziget. E via di seguito uno alla volta si alternano tutti gli eventi più importanti, dai festival gemelli di Reading e Leeds, al belga Pukkelpop e ancora all’austriaco Frequency. Molto spesso manifestazioni del genere, ospitando un elevato numero di artisti internazionali, rivelano cartelloni costituiti da frullati di generi musicali improbabili, quasi incompatibili, come succede nei due tedeschi Rock Am Ring e Rock Im Park, ma quel che veramente importa è che, senza ombra di dubbio, ce n’è quasi per tutti i gusti.
Quasi, appunto. Nemmeno questa volta l’Italia è in grado di competere con il suo vicinato, niente rivisitazioni moderne di Woodstock nelle spiagge della Gallura o nelle valli del Pasubio. In fondo è un po’ il destino che ci spetta, di fatto il nostro stesso rock indipendente fatica a scavalcare i confini italici. Lo stesso Heineken Jammin’ Festival, forse uno dei pochi che tenta di replicare lo standard europeo in quanto a dimensioni, da qualche anno a questa parte fa acqua da tutte le parti. Dopo il travagliato trasferimento dalla sede originaria dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola al Parco San Giuliano di Mestre, dopo le sfortunate coincidenze naturali e le conseguenti polemiche, nonché le proteste di talune associazioni ambientalisti locali, per la prima volta dal 1998 l’Heineken Jammin’ Festival quest’anno non vedrà la luce. Si parla di impossibilità nel portare sui propri palchi un degno programma musicale di spessore, il che si traduce in mancanza di fondi. Nonostante l’Heineken abbia rappresentato molto spesso, e molto tristemente, un’ottima occasione al Vasco nazionale per raccattarsi un’ulteriore data, la notizia non fa di certo bene all’orgoglio: anche l’unico grande festival in grado di competere in parte con i colossi europei ci è stato tolto.

Di un festival di cui non riusciamo più a liberarci è, invece, l’ormai inossidabile Gods of Metal che ogni anno raccoglie allo stadio di Monza miriadi di metallers variopinti e che, da edizione ad edizione, sembra essere sempre più radicato e potente. Tuttavia questo non è del tutto paragonabile alle manifestazioni d’oltralpe, in quanto il Gods si concentra verso una sola irriducibile fascia di pubblico. Ci riprova, invece, alla sua terza edizione il Rock in Idro, in grado di portare un cast che davvero in pochi potrebbero invidiarci: per l’occasione infatti si è riusciti a riportare in vita dalle ceneri di disparati progetti paralleli i Faith No More ma soprattutto i Limp Bizkit, senza contare l’immancabile presenza dei Lacuna Coil, sempre pronti a partecipare a queste brillanti occasioni. Mancavano solo i Korn in mezzo al carrozzone di band “più di la che di qua”, ma ecco apparire un posto per loro sullo stesso palco, da dividere non con il collega/rivale Fred Durst, ma con altri due compagni di merende d’eccezione: Mars Volta e Nine Inch Nails. Un terzetto abbastanza improbabile e con molto poco in comune se non la stessa velocità di inabissamento verso la spirale discendente.
Eppure, anche in questo ambiente dove persino i più grandi stanno rischiando il tracollo, anche in Italia iniziano a proliferare piccole realtà alternative che nel giro di pochi anni stanno attirando a sè sempre più pubblico, grazie soprattutto ad una politica di prezzo molto competitiva. Queste manifestazioni non vanno equiparate ad un Roskilde o ad un Big Day Out, qui manca l’ampollosità dell’evento e quel concetto di musica 24 ore su 24, ma assolutamente niente è perduto. È il caso, ad esempio, del festival di Ferrara sotto le Stelle, nato inizialmente come anti-Sanremo sostenuto dal comune di Ferrara e dall’ARCI. Questa realtà, giunta ormai alla sua 13a edizione, continua a portare nella sua suggestiva Piazza Castello i nomi di punta del panorama indie: quest’anno è il turno di TV on the Radio, Animal Collective e Bloc Party mentre negli anni scorsi sono riusciti a calcare il palco anche Arcade Fire, Radiohead, Sigur Ros e Sonic Youth. Altro pezzo storico era l’Arezzo Wave, ora trasformatosi in Italia Wave e traslocato prima a Firenze, poi a Livorno. Nato nel 1987 questo festival originariamente aveva lo scopo di promuovere i gruppi rock indipendenti nostrani con concerti gratuiti eseguiti in vari palchi dislocati per la città. Il successo si è moltiplicato col passare degli anni e il festival si è evoluto in maniera importante, l’edizione ’09 tra gli altri ospiterà a Livorno Aphex Twin, Kraftwerk e Placebo.
Impossibile non parlare del futuristico Traffic Festival ospitato a Torino e dintorni. Futuristico perché riesce ad integrarsi perfettamente al fascino della capitale sabauda, grigia ma sempre molto all’avanguardia in quanto ad arte contemporanea e design, trasportando per la città manifestazioni di diverso tipo: mostre, sezioni letterarie, sezioni cinematografiche, sfrenato nightclubbing nei locali sulle rive del Po, il tutto accompagnato ovviamente da immancabili concerti. Il Traffic si distingue per essere un evento assolutamente gratuito, ma dotato sempre di ottime proposte internazionali, e per le sue serate a tema (per l’edizione dello scorso anno il tema più ricorrente era il punk) e per la buona organizzazione. Dopo cinque edizioni in cui sono saliti sul palco Throbbing Gristle, Iggy Pop, Aphex Twin, Franz Ferdinand e Lou Reed siamo ormai sicuri che nemmeno quest’anno questo festival potrà deludere.
Da segnalare, infine, il festival romano Dissonanze che dalla sua prima edizione del 2000 è interamente dedicato alla musica elettronica e all’arte digitale, un vero e proprio must per i cultori del genere, che quest’anno al Palazzo dei Congressi potranno vedere Flying Lotus, Peter Christopherson, Timo Maas, Bat for Lashes e moltissimi altri.
Grazie a queste realtà anche l’Italia può vantare un ampio e soprattutto molto variegato ventaglio di artisti di tutto rispetto. Inoltre il fatto di mantenere questo tipo di festival in spazi più contenuti o con un calendario ridotto allo stretto necessario permette comunque un’organizzazione molto più snella ed efficiente, oltre ovviamente al vantaggio di un prezzo ragionevole se non addirittura gratuito. Ma cosa ce ne facciamo allora di un festival colossale finché persistono e continuano a svilupparsi queste belle realtà? Fino a quando non ci sarà la proposta di trasformare il Lido di Venezia in uno Sziget di fango e zanzare possiamo stare abbastanza tranquilli.