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Tetro e narcotico, l'esordio su LP delle sorelle Thurlow strizza l'occhiolino al meglio del rock a tinte dark degli ultimi anni e non solo: ecco il debutto dell'anno secondo la stampa inglese.
Solo rose e fiori intorno alla più trasognata Beach House: Bloom è il più bel disco uscito in questa primavera...
"I negozi di dischi non ti salvano la vita, ma possono renderla migliore" (Nick Hornby)
Torna una delle band simbolo del rock psichedelico con un disco profondo e sinfonico, in cui J. Spaceman canta per la salvezza di J. Pierce...
L'artista di Brooklyn ci racconta il suo Dispossession, un disco d'altri tempi che abbraccia i mostri sacri del rock senza mai risultare datato.
“Amsterdam was a great surprise to me. I had always thought of Venice as the city of canals; it had never entered my mind that I should find similar conditions in a Dutch town” J. W. Johnson
“Things don’t happen spontaneously” è forse la frase più significativa pronunciata nel film-documentario I Am Trying to Break Your Heart, a sottolineare quanto travaglio comportò la gestazione di quest’album in particolare tra mille confronti, prove infinite e tanto materiale scartato e buttato via.
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Entro la cornice di UmbriaJazz 2008 va in scena la prima data italiana del tour di Accelerate, l'album della vendetta rock degli R.E.M. da Athens, Georgia. Accolto con ottime recensioni e dalla sorpresa di chi li dava ormai per persi lungo le strade della ricerca del pezzo pop da MTV Total Request Live, Accelerate affonda un colpo vigoroso da parte di una band che non ha nulla da dimostrare, forte di un passato neanche troppo lontano in cui ha messo in fila un disco strepitoso dopo l'altro, fra cui almeno tre capolavori del rock americano dei loro anni. Pochi possono pescare fra una quantità di pezzi di livello assoluto come Stipe e amici, che si presentano al pubblico di questo tour determinati come non mai a riacquistare una credibilità rock persa - volutamente - negli anni seguenti la dipartita di Bill Berry. Se si aggiunge che è ormai rodatissimo l'affiatamento col polistrumentista Scott McCaughey e l'ex batterista dei Ministry Bill Rieflin, il quadro è completo. Ad aprire lo spettacolo sono però gli Editors dalla grigia Birmingham, che aspettano il tramonto per salire sul palco e rievocare (o tentare di farlo) il suono e l'espressività dei Joy Division coi loro rituali wave, ispirati ovviamente anche dal revivalismo di quella scena che nei primi Duemila ha imperato soprattutto sulla East Coast americana. L'acustica è perfetta e gli Editors fanno la loro parte, coinvolgono il pubblico - man mano sempre più numeroso - che riconosce i loro brani più famosi "Bullets", "Munich", oltre ad una buona metà dal più recente An End Has a Start. Tuttavia della loro esibizione resta ben poco a fronte di quella stratosferica che forniscono i vecchi R.E.M.: non c'è partita e non è neanche giusto confrontare. Smontato il loro set, ecco comparire la canonica sfilata di dinosauri in miniatura appoggiati lungo l'amplificazione della chitarra, segnale che Peter Buck sarà della partita di lì a breve. La scenografia - in apparenza scarna ed essenziale - si rivela un fantastico collage di cubismo analitico fatto di schermi che proiettano con molte luci e colori le riprese di quanto avviene sul palco, riflettendo gli umori delle canzoni in una sorta di esperimento che avrebbe fatto contento anche Skrjabin. Uno spettacolo. Non resta che attendere la band che sale in pedana intonando le note di "Living Well It's the Best Revenge", la traccia d'apertura del nuovo album. La velocità è quella dei tempi migliori e i nostri sembrano davvero caricati a molla per rilasciare due ore di energia positiva, forti dei consensi che raccoglie l'alternanza fra pezzi nuovi (fra cui spiccano "Man-Sized Wreath" e "Hollow Man") e classici ripescati dai vari periodi della band. Il catalogo è così ampio che il pubblico dell'Arena Santa Giuliana (ormai sold out) si divide ben presto in due fazioni: quelli che sono lì per applaudire quei 7/8 brani più famosi entrati anche nella coscienza musical-popolare italiana grazie all'airplay di radio e televisioni, e i fan o conoscitori più snob degli R.E.M., che si accumulano in prossimità del palcoscenico e riconoscono anche pezzi nel tempo divenuti autentiche rarità. Nel gioco di alternanza, ecco sfilare "Fall on Me", "Driver 8" e "1,000,000" direttamente dal passato remoto della band, per poi passare agli inni generazionali "Drive", "Losing My Religion" e "The One I Love", riportando qua e là alla luce anche momenti ingiustamente ritenuti minori dagli album più famosi come "Wake Up Bomb" e una struggente versione di "Let Me In", dedicata a suo tempo a Kurt Cobain, di cui Stipe è stato uno degli ultimi veri amici. Il tempo si ferma ufficialmente durante l'esecuzione di "Nightswimming", tanto che il verso "I'm not sure all this people understand" sembra calzare a pennello non tanto per la serata, perfetta, magica, concessa dagli R.E.M. e dall'organizzazione impeccabile dell'UmbriaJazz, quanto per la moltitudine di ragazzi che non sanno in realtà cosa sono gli R.E.M. Ma in fondo non importa, meglio lasciar correre, e lasciar credere loro che l'uomo è stato sulla luna.

