Lo spettacolo deve ancora ricominciare
A
vanti il prossimo. Nel corso di questi ultimi anni sono stati annunciati talmente tanti ritorni sulle scene da parte di formazioni capaci, con la propria musica, di lasciare una traccia indelebile nella storia del rock e nel cuore degli appassionati, che quasi rimaniamo tristemente sorpresi quando ciò alla fine non avviene. Penso alle continue voci su una possibile reunion dei Led Zeppelin o a quelle, insistenti fino a pochi anni orsono, circa un nuovo tour mondiale dei Pink Floyd.
Certo, viene spontaneo interrogarsi sull'effettiva utilità di questo genere di operazioni, che sembrano avere molto poco di artistico e tantissimo di commerciale. D'altronde, rivedere alcuni dei propri idoli tutti insieme sopra un palco per un'ultima volta fa piacere a chiunque, inutile negarlo, soprattutto quando a certa musica sono irrimediabilmente legati alcuni momenti della propria vita ormai passati. Il problema, semmai, è quando questi artisti, attempati e nella fase calante delle rispettive carriere, non si limitano alle performance live, che da consumati professionisti riescono ancora a gestire alla perfezione, ma decidono di rinchiudersi nello studio di registrazione per pubblicare del materiale inedito. In quest'ultimo caso, il fallimento e la delusione, anche cocente, vedi la recente sciagurata decisione di Jerry Cantrell di riproporsi al timone degli Alice In Chains, sono sempre dietro l'angolo.
Alla regola dell'annuncio del clamoroso ritorno sulle scene, con conseguente immediata mobilitazione dei fans in delirio, ovviamente, non poteva sottrarsi nemmeno la più importante rock band italiana di sempre, i fiorentini Litfiba. Già da molto tempo circolavano voci riguardo una loro possibile reunion, fino ad oggi, però, nonostante il lento riavvicinamento, umano prima ancora che artistico, tra Piero Pelù e Ghigo Renzulli, nemmeno l'
ironica esortazione di Elio e le Storie Tese era andata a buon fine, tant’è che l’ultima apparizione dei due sullo stesso palco rimane quella del luglio 1999 al Monza Rock Festival. Le ultime settimane di vita di quei Litfiba ce le ricordiamo dense di chiacchiere più o meno fondate, magari anche con qualche polemica di troppo. Poco prima di salire sul palco per quell’ultima esibizione con la band, Pelù arrivò addirittura a sentenziare:
“D'ora in poi voglio concentrarmi sulla musica più che sulle competizioni personali che hanno sfinito la nostra esistenza. A Renzulli ho regalato il nome Litfiba per evitare strascichi legali. Non mi ha nemmeno ringraziato". Quel concerto qualcuno lo ricorda come memorabile, qualcun altro come freddo e poco coinvolgente.

La notizia della reunion è stata dapprima anticipata da Linus su Radio Deejay, poi confermata sul sito ufficiale della band fiorentina, che per adesso ha annunciato un poker di concerti per il prossimo aprile (Milano, Firenze, Roma e Acireale, anche se per la data fiorentina viene ormai dato per certo un bis) e l'imminente uscita di un nuovo singolo.
Tuttavia, come avranno sicuramente constatato tutti i fan della prima ora, quelli che hanno avuto la fortuna di seguire i Litfiba fin dai convincenti esordi nella Firenze degli anni '80, quando la band si ritrovava a provare in una minuscola cantina in Via dei Bardi e, di fatto, rappresentava la principale attrattiva all'interno di una scena new wave cittadina particolarmente effervescente, che ricomprendeva altre realtà musicali di valore assoluto quali i Diaframma di Federico Fiumani e i Neon, all'appello manca qualcuno... E non si tratta di un'assenza da poco.
L'inizio della carriera dei Litfiba, infatti, è stato indiscutibilmente segnato dalla presenza di Gianni Maroccolo, bassista capace, con il proprio stile unico, di lasciare un'impronta inconfondibile nei primi lavori in studio della formazione, salvo abbandonarla nel 1989 a causa di forti divergenze artistiche con l'accoppiata Pelù – Renzulli, intenzionata a virare verso un sound più hardrock, di stampo zeppeliniano.
Per chi scrive, d'altra parte, gli autentici capolavori all'interno della discografia dei Litfiba sono proprio Desaparecido (1985) e 17 Re (1987), a cui spesso ci si dimentica di aggiungere il sottovalutato Litfiba 3 (1988), album quest'ultimo in cui la band inizia ad aprirsi verso nuove sonorità e che forse paga eccessivamente il prezzo di arrivare dopo due dischi enormi. In questi tre lavori, in cui si respira Joy Division in ogni pezzo, sono proprio le linee di basso di Maroccolo a farla da padrone, sempre assecondate in modo egregio dalla pulsante batteria di Ringo Da Palma e dai misurati arrangiamenti del tastierista Antonio Aiazzi, oltre che, ovviamente, dalla chitarra elettrica di Ghigo, all'epoca un po' meno in primo piano, ma sempre capace di lasciare il segno quando le veniva lasciato un minimo di spazio a disposizione. A completare il quadro, ovviamente, lui, il giovanissimo Piero Pelù, autore della maggior parte dei testi, semplicemente il più magnetico e carismatico frontman che sia mai stato visto esibirsi sui palchi dello Stivale.
Un vero peccato che questa fase iniziale della carriera dei Litfiba non sia adeguatamente conosciuta dalla maggior parte dei fans, che si sono avvicinati alla formazione solo in un secondo momento grazie agli acclamatissimi inni degli anni '90, sicuramente apprezzabili, ma del tutto privi della magia e del fascino degli esordi.
Detto quindi che questa reunion in realtà non riguarda tutti i Litfiba originari, il vero punto interrogativo, ed in fondo la vera sfida per Piero e Ghigo, è legato all’aspetto qualitativo della questione, soprattutto nel caso in cui i due effettivamente decidano di realizzare anche un nuovo album in studio.

Inutile girarci troppo intorno: dopo dischi comunque validi come El Diablo (1990) e Terremoto (1993) l'accoppiata Pelù-Renzulli aveva progressivamente perso mordente, soprattutto il cantante, divenuto col passare degli anni la caricatura di ciò che era stato in età giovanile, il tutto mentre Gianni Maroccolo, arruolato nel Consorzio Suonatori Indipendenti, scriveva altre importanti pagine di rock made in italy in compagnia di Giovanni Lindo Ferretti.
Dischi come Mondi Sommersi (1997) ed Infinito (1999), album quest'ultimo pubblicato assai frettolosamente stante la volontà dei due leader della band di sciogliere quanto prima il sodalizio, avevano definitivamente palesato il pessimo stato di salute della formazione, sprofondata in un pop radiofonico e poco digeribile.
Quanto è successo dopo, d'altra parte, è noto a tutti: sarebbero stati sufficienti “Io ci sarò” (2000) ed “Elettromacumba” (2001), rispettivi primi singoli, per rendere l’idea di ciò che sarebbe seguito. Pelù che inanella una serie di dischi pop mediocri e senz'anima, Ghigho che tenta pateticamente di portare avanti da solo la storia dei Litfiba scegliendo di farsi accompagnare da un gruppo di giovani musicisti senza dubbio energici, ma del tutto privi di inventiva, tra cui l'inespressivo cantante Gianluigi "Cabo" Cavallo, probabilmente conosciuto mentre faceva il cameriere a qualche festa dell'Unità nel parmigiano.
A fronte di quanto detto, la conclusione più lineare sarebbe che Pelù e Renzulli non avrebbero tutta l’aria di artisti ancora in carreggiata. Proprio il contrario, a dirla tutta. Ma non è questo il momento di essere disfattisti, semmai quello di andare a ripescare i vecchi capolavori, che nonostante tutto rimangono lì, a dimostrazione di quanto il marchio Litfiba sia ancora grande e rispettabile. Per ora la speranza è quella di assistere a degli show degni degli antichi fasti, magari con una scaletta che contempli un numero cospicuo di quegli inni indimenticabili per i quali varrebbe la pena presenziare. Chi ha vissuto l’infanzia o l’adolescenza negli anni d’oro dei Litfiba, con buona probabilità avrà avuto modo di cantarne almeno uno.
D'altra parte, le ultimissime notizie, riguardanti il grande assente Gianni Maroccolo, stanno creando una certa euforia anche tra tutti quelli che seguono la band fin dagli esordi. Il bassista toscano, infatti, stando ad una sostanziosa dichiarazione rilasciata sulla propria pagina di facebook, starebbe covando da tempo il sogno di riproporre 17 Re – il disco dei Litfiba a cui è più legato – dal vivo. La ricorrenza sarebbero i trent’anni dalla nascita della band (autunno 1980), con la dedica più sentita, ovviamente, rivolta al batterista originario Ringo De Palma, prematuramente scomparso nel 1990.
La carne al fuoco c’è, un filo di speranza anche. Come si dice in questi casi, chi vivrà, vedrà (e magari godrà).