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Incontro con Leyland James Kirby Stampa
Scritto da F.dV.   
Scoprendo moventi e movenze del talento inglese autore di Sadly, The Future Is No Longer What It Was.

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vestitosi delle ormai troppo pesanti sembianze del Caretaker, Leyland James Kirby è tornato con un’opera ambiziosa quanto sincera. Sadly, The Future Is No Longer What It Was è un disco monumentale, un diario in musica intriso di umori pesanti, un resoconto di un doveroso e doloroso viaggio introspettivo. L’opera si concentra quasi esclusivamente su solenni progressioni melodiche, spesso eseguite al piano, accompagnate e sporcate da muri di suono elettronico molto sapientemente costruiti da Kirby.
Capita spesso, di fronte a lavori come questo, di non riuscire a comprendere a fondo fino a che punto quanto proposto dall’artista sia un ritratto verace e ingenuamente/artisticamente sincero della personalità del compositore. Dove finisca la scrittura fine a sè stessa e inizi il miracolo catartico del mezzo espressivo musicale.
Unico modo per fugare il dubbio era quello di chiederlo direttamente a Leyland James Kirby.


Tu vivi a Berlino, in che modo l’ambiente influenza la tua musica?
 
Berlino può diventare quello che tu vuoi veramente che sia e, se sei intelligente, dal tipo di esperienza che ti viene offerta qui, puoi ricavare quella di cui hai bisogno. Nel mio caso è il caos totale, ad ogni livello.
Una cosa che non faccio è l’essere coinvolto nella scena musicale del luogo in cui vivo; sono sempre stato così, preferisco semplicemente uscire con i miei amici per un drink piuttosto che arruffianarmi costantemente gli altri musicisti, cosa che accade regolarmente qui.
Berlino senza dubbio influenza quello che faccio ma in misura maggiore influenza quello che sono e ciò che voglio a questo punto della mia vita, ma per il suo essere un città difficile ed effimera diventa difficile riuscire a costruire amicizie durature, è come costruire una casa sulle sabbie mobili. Non so per quanto tempo rimarrò ancora a Berlino.


Considerati i cambiamenti di rotta intrapresi nel corso della tua carriera, come consideri Sadly, the Future is No Longer What It Was? Sei soddisfatto del tuo lavoro?
 
L’ultimo disco ha comportato un grosso sforzo emotivo per me, un importante lavoro di ricerca interiore. Ho realizzato che fino a quel momento l’introspezione cui mi ero sottoposto non era sufficiente e d’altra parte ho capito che questa era l’ultima occasione per ricavarne un grande disco. Ci ho messo tutto me stesso e naturalmente ho continuato a ricevere critiche e apprezzamenti. Personamente sono fiero del risultato, e non è stato facile arrivarci. L’esperienza creativa legata a questo disco mi ha permesso di analizzare e capire meglio la mia natura, la mia personalità.
 
 
Quali sono le tue influenze musicali? Sarebbe giusto includere anche i Coil?
 
Io ho moltissime influenze musicali, la più importante è stata crescere a Manchester durante la fine degli anni ’80 e vedere l’esplosione della cultura dance nella città. C'era un grandissimo fermento e tutto ciò che ho cercato di fare è provare nuove strade e sperimentare ogni volta che ho potuto. Sono stato fortunato che le persone si sono accorte del mio piccolo contributo e del mio essere tutt’ora ispirato per continuare il mio percorso.
Onestamente i Coil non sono stati assolutamente una fonte d’ispirazione per me, tuttavia avevo una corrispondenza con Jhonn Balance cui piacevano i miei lavori al tempo di The Caretaker. Ho avuto la fortuna di esibirmi due volte con loro, a Barcellona e a Birmingham. Jhonn era una persona fantastica, è tragico che sia scomparso così giovane.


Cosa fai durante il giorno?

Qui a Berlino provo semplicemente a sopravvivere. Sono fortunato ad avere brave persone intorno a me; la mia vita in questo momento, seppur non facile, è veramente appagante. Quasi ogni giorno prendo il caffè con un mio caro amico, Mister Ballarin, con il quale collaborerò per realizzare alcuni film quest’anno. Ho anche molte amicizie femminili con cui esco per qualche drink e faccio sogni ambiziosi sul mio futuro.


Che metodo usi per comporre? Che strumenti adoperi per primo durante il processo creativo?

Preferisco non parlare di cosa viene usato, il punto più importante è il prodotto finale, cosa che ultimamente ha perso importanza. Oggi le persone sono ossessionate da controllers e software. Soprattutto nella musica basata sull’elettronica, il punto è riuscire a mettere te stesso nella musica. Questo è quello che oggi dà all’opera motivo di vero interesse.


Sei una persona pessimista? Se si, c’è un motivo valido per esserlo?

Credo che la gente spesso fraintenda, credo a causa della musica e dei titoli delle canzoni. Mi credono seduto qui in piena estate aspettando un cocktail di tristezza e psicofarmaci.
Le cose non sono mai andate meglio per me, non ho mai vissuto un momento più divertente di questo. La mia sola paura è quella di non guardare al Sole da troppo vicino, sapendo io che ci sono sempre dei giorni difficili quando sei un artista. Non è stata una scelta facile quella che ho fatto giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Per lungo tempo ho letto che mi davano per finito, che sono in grado solo di distruggere e non di creare, che la mia è musica da poco.
Ho fatto il progetto “365” nel 2006 forzandomi parecchio, arrivando a danneggiarmi fisicamente; alla fine il progetto non ebbe alcun riscontro, passò inosservato. A quel punto dovetti riconsiderare tutto, per poco non smisi di suonare. La mia situazione economica era pessima.
Quello è stato il momento peggiore, ora non posso lamentarmi di niente, il mio lavoro sta andando bene, ho un’ottima vita qui a Berlino. Vedo bellissime ragazze ovunque mi giri.
Il mio stile di vita è molto dispendioso ma in questo momento riesco a permettermelo. Ho free drink ovunque io vada, il che aiuta, così come utile è ogni tanto fare la vita del playboy.


Se dovessi scegliere i tre migliori dischi del 2009, quali sarebbero?

È impossibile prenderne solo alcuni essendocene moltissimi, quello che sceglierei adesso sarebbe diverso già domani. Ho una fantastica colonna sonora dello scorso anno, alcune canzoni mi ricordano gli splendidi momenti che ho vissuto. Se dovessi scegliere una canzone, sarebbe “It’s Just an Illusion” degli Imagination. Ho vissuto sulla pelle questa canzone, ogni sua singola parola.


Stai programmando un tour? Ci sono possibilità che tu venga in Italia?

Nessun tour quest’anno, forse qualche show occasionale qui e lì, ma suonare dal vivo non è in cima alla mia lista, sono felice del semplice comporre musica. Suonare mi porta ad avere contatti con altri musicisti e a me non piacciono le conversazioni improntate solamente sulla musica.


Scarichi musica da internet? Prometto che non lo dico a nessuno.

Eccome se lo faccio e incoraggio chiunque stia leggendo questa intervista a scaricare illegalmente il mio album, è da qualche parte fra torrent e rapidshare, è a due click di distanza.
Il punto oggi è ascoltare più musica possibile e supportare quella che consideriamo di valore, è lo stile del ventunesimo secolo. Scaricate tutto quello che volete e supportate sempre il pensiero indipendente.

 



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Legenda:

 

Oro: Disco Chiave, Imprescindibile

Mercurio: Potenziale Capolavoro

Rame: Ottimo Esordio

Antimonio: Grande/Inatteso Ritorno

Zolfo: Interessante / Buono

Stagno: Intorno alla Sufficienza

Piombo: Aurea Mediocritas

Ferro: Crosta, Insufficiente

 

 

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