Il tono prevenuto si nota, dite? Avete ragione. Del resto, per rispondere alla grande quantità di album eccelsi che abbiamo appena riposto sullo scaffale, il 2010 si deve dar da fare fin dai primi giorni. Stando ai nomi in ballo, le scommesse si fanno difficili. Ci può sempre scappare la realtà emergente che piazza la sorpresa, ma sulla carta ci sono grossi calibri pronti a colpire e non siamo sicuri che tutti possano centrare il bersaglio.
Cominciamo dai primi ascolti che già abbiamo avuto l'occasione di dare: Eels e Yeasayer. Entrambi intorno al discreto, assolutamente niente di memorabile come almeno si desiderava dai secondi. Gli Eels non hanno rinforzato
Hombre Lobo, la loro ultima fatica che in fin dei conti non è durata. Persino i Late of the Pier, che con Fantasy Black Channel avevano fatto impazzire tutti, si sono ripresentati con una canzone che appare giusto un'ombra dei loro grandi successi. Puntiamo tutto sulla loro giovane età e non ci resta che incrociare le dita per il prodotto finale.
E' quindi con un po' di disappunto che entriamo nel 2010. Ed è perciò naturale lo scetticismo che ci riserviamo su alcuni nomi che discuteremo in questa sede.
I Massive Attack, per esempio, corrono il rischio di arrivare fuori tempo massimo se non si sono aggiornati come il precedente EP ha tristemente confermato. Sembrano avere poche idee, e l'intenzione di presentarsi con album ricco di partecipazioni illustri (Damon Albarn e Hope Sandoval fra gli altri) fa logicamente presupporre una qualità finale altalenante. Contrariamente ai Portishead, i quali, invece, con la nuova, brillante "Chase the Tear", spiegano le dichiarazioni sulla svolta dark e synth-pop e sembrano avere tutto sotto controllo. Con Third e questa anticipazione, possiamo ben sperare in un successo. La nuova via per il trip-hop la stanno tracciando loro, ormai.
Chi invece del trip-hop ne ha avuto abbastanza attende al varco
Burial. Il figliol prodigo della dubstep, dopo averci costretto a scegliere il suo Untrue come disco più rappresentativo dello scorso decennio, ci ha anche regalato "Fostercare", invero il miglior pezzo del genere uscito nei dodici mesi alle nostre spalle. E' di nuovo opera di colui che la dubstep l'ha portata lontana dai club inglesi indicando una nuova via, fuori dalle stroboscopiche e dentro il grigiore metropolitano fino agli altoparlanti dello stereo casalingo. Lecito aspettarsi qualcosa di classe, e lecito anche aspettarsi qualcosa che allarghi i confini di una dubstep affollata di laptop alla conquista dei locali. Burial ha le capacità e il talento di infrangere le convenzioni che lui stesso ha sdoganato, di creare un nuovo territorio per una nuova fascia di ascoltatori. Qualcosa che la dubstep necessita se vuole durare oltre le canoniche nottate a suon di dj set. La strada contro determinate strutture stilistiche potrebbe continuarla un altro illustre protagonista dei nostri anni: Kanye West. L'artista/produttore americano, qualora decidesse di proseguire la via del controverso 808's & Heartbreak, infastidirebbe sicuramente i fan dell'hip hop più standard, salvo poi ritrovarli a fischiettare la nuova "Love Lockdown", inconsapevolmente. Certo i palati più fini conquistati dal gusto elettro-pop del suo ultimo lavoro gli andrebbero dietro senza indugi. Impossibile fare previsioni attendibili in questo caso. Il suo background lo conosciamo, il coltello dalla parte del manico ce l'ha lui.
Un altro fuoriclasse che non dovrebbe deludere è Patrick Wolf, il nostro David Bowie. L'attesissima seconda parte di The Bachelor, Battle, potrebbe essere qualcosa di completamente diverso conoscendo il personaggio, oppure un nuovo motivo di interesse per inquadrare l'opera complessiva con un occhio più consapevole. Non è dato saperlo, Wolf è imprevedibile e pieno di facce, di maschere, di colori. Osasse di più in termini di orecchiabilità, il giovane Patrick otterrebbe sicuramente più visibilità, che per un talento come il suo sarebbe meritatissima. Ma non è questo che gli interessa evidentemente, almeno per ora, e la critica è dalla sua. A parte i soliti ritardatari, s'intende. E' tempo di ritorni anche per Cat Power, che ha parlato di un album
sad. Nell'intimità delle sue soluzioni, Chan Marshall non lascia il tempo che trova come infinite produzioni folk degli ultimi anni, ed è per questo che vogliamo credere nella sua prossima prova. Fino ad oggi ha dimostrato di avere un mondo tutto suo in cui non c'è solo lo spazio per gli omaggi agli artisti che ama, anzi. Speriamo in inediti deliziosi come lei.

Alla storia dei 2000 ci sono già passati, eppure agli Arcade Fire, attesi per settembre, spetta l'ingrato compito di far seguito a due capolavori. A ragione sono considerati tra i grandi, a ragione da loro si brama qualcosa di superiore. Ha torto chi ancora non li ha capiti, ma questo non ci riguarda. Anche non raggiungendo la bellezza di Funeral, canzoni che si aggirino intorno a quelle di Neon Bible farebbero tutti felici, zittirebbero di nuovo i detrattori e rimarcherebbero gli Arcade Fire nell'Olimpo. Qui a far loro compagnia hanno i
Liars, già padroni di una rivoluzione noise-psichedelica e in cerca dall'omonimo albo della forma canzone più classica. Il loro Sisterworld previsto per marzo dalle anteprime sembra continuare con ancor più ispirazione questo percorso, aggiungendo qualche gustosa novità. Ok tanto lo sapete, il nuovo dei Liars è un discone.
Avremmo già un'annata di cui discutere con questa manciata di nomi, se ci pensate, eppure gente anche più grossa ha annunciato il suo ritorno per il 2010. Si parla di una papabile uscita dei Radiohead, che con una certa sicurezza ci attendiamo della solita, sempreverde qualità. C'è da scommettere sicuri con loro. Torneranno gli
R.E.M., dopo il successo di Accelerate, un tour e un dvd live che li mostra superiori a così tanta gente ancora oggi che viaggiano sui 50. Vediamo se i vecchi più sani del rock contemporaneo hanno ancora qualcosa da dire. Certo, perderseli di nuovo in concerto sarebbe criminoso. Saremo i primi a denunciarvi, in caso, ricordatevelo.
Ci sarebbero i
Tool, tra notizie criptiche e criptate, al lavoro da qualche tempo, e la data dell'evento pare il prossimo autunno. Vogliamo crederci. Potrebbe essere il colpo finale del quartetto americano che ha nobilitato non si sa bene cosa, essendo rimasti sempre in bilico fra il rock alternativo e il metal nell'ultimo ventennio. Se Adam Jones - da qualcuno avvistato a Londra e da altri vociferato come in fase di divorzio dalla storica compagna Camella Grace - sarà carico, gli altri saranno lì ad aspettarlo per mettere assieme i pezzi. In realtà, non aspettano altri che lui. Figuratevi noi...

Rimaniamo per un attimo nei paraggi del rock più duro. Ci saranno i
Deftones, dai quali, a fronte degli ultimi due modestissimi lavori e vista la condizione di stand-by della band per le note vicende di salute di Cheng, forse più di una discreta manciata di pezzi non ci si può attendere, soprattutto se sono rimasti invischiati in certe soluzioni. Speriamo non ci sia bisogno di scrivere il testamento del nu-metal un'altra volta, insomma. Meglio riporre i nostri sogni di pesantezza negli Amplifier a questo punto. Solo alcuni problemi con l'etichetta stanno impedendo loro di dare alle stampe The Octupus, per il quale si è creato un certo fermento online. Gli sono vicini in questo gli Stone Temple Pilots, che pare abbiano un disco pronto, descritto sulla scia del sottovalutato Tiny Music. Purtroppo anche gli americani hanno una causa in corso con la Atlantic, per cui per ora il traguardo è ignoto, ma fossero vere le dichiarazioni un buon disco rock potrebbe scapparci. Tiny Music si è conservato come un bella bottiglia di vino pregiato, a dispetto dei suoi coetanei del grunge. Riscopritelo!
Molto più criticato di Weiland e compagni, Liam Gallagher dopo la dipartita del fratellone Noel ha deciso di proseguire, e con Andy Bell (ex Ride) parla di un album pronto in tarda primavera. Ha rassicurato i fan degli
Oasis che il suono non sarà troppo diverso da quello a cui sono abituati. Staremo a vedere, ma sappiamo bene quale era l'apporto di Noel al gruppo originale e non siamo sicuri al 100% di poter contare sul solitario Liam, a meno di un Bell decisamente straordinario in studio. Anche il rivale di un tempo, per modo di dire, di Liam sta rilasciando dichiarazioni da leccarsi i baffi: Damon Albarn ha annunciato il ritorno dei Gorillaz. Avremmo preferito i
Blur, diciamocelo senza peli sulla lingua, ma sicuramente ci sarà da divertirsi con le canzoni dei cartoni animati del pop.
E visto che siamo in tema di grandi ritorni: si fa un gran parlare del ritorno di Billy Corgan all'attivo, con i suoi undici EP da quattro canzoni l'uno. Tantissima carne al fuoco, per uno dei nostri favoriti dei '90 che ha assolutamente bisogno di rimettersi in carreggiata dopo gli episodi poco memorabili, per non dire di peggio, rilasciati ultimamente. 44 canzoni non sono poche, ma pensateci: se anche solo una su quattro di queste 44 sarà valida, allora avremo in mano un altro bel disco firmato Pumpkins. E poi Jack White con i suoi
Dead Weather è già in studio di registrazione. Horehound si è rivelato uno dei dischi rock più genuini e riusciti dello scorso decennio non solo per noi del Panopticon. Sapere i Dead Weather già concentrati sulla prossima mossa non può che farci piacere.
Si nomina White e si ribatte revival. Fresco fresco delle buone recensioni per il suo Phrazes for the Young, Julian Casablancas è pronto a tornare con i suoi Strokes. Non ci aspettiamo un altro Is This It?, visto come ci avevano lasciati, ma Casablancas deve avere qualcosa in mente, perché la creatività sembra non mancargli affatto. Possiamo dire lo stesso degli
Interpol? Quel Julian Plenti non era certo un granché, speriamo che rinnovino la consolidata formula e reinventino un revival di cui potrebbero finire prigionieri.
Parole che possiamo spendere anche per Jonsi dei Sigur Rós. La magia sembra finita da un pezzo, la voglia di ascoltare una sua nuova prova risiede solo negli irriducibili. Svegliateci quando smette di nevicare. Da quel poco che abbiamo sentito, invece, gli Shearwater potrebbero trovare la definitiva consacrazione. Considerati da alcuni i Talk Talk americani, hanno le potenzialità per conquistare di nuovo la critica e si spera una fetta maggiore di pubblico se bissano Rook in termini di bellezza. Idealmente, nel cuore dei fan dei
Sigur Rós potrebbero fare breccia e prendervi il posto.

La lista non finirebbe qui: MGMT, Magnetic Fields, Battles, Jesu, Goldfrapp, Outkast, Jaga Jazzist, Sonic Youth e A Silver Mt Zion hanno i loro piani per infoltire le fila. Ma prendiamoci un momento di calma per tirare il fiato prima di tuffarci nella nuova musica che ci attende dietro l'angolo. Diverse personalità di punta, esponenti del panorama indipendente pronti a giocarsi la carriera con la prova del fuoco, promesse da mantenere e dubbi da smentire. Il 2010 sulla carta appare persino più ricco di quanto si prevedeva esattamente un anno fa in questo periodo. Si tratta di sapersi districare nella vendemmia dei balocchi, e noi siamo qui per darvi una mano nella raccolta.
Infine, ecco
i resoconti di redazione dello strepitoso 2009. Vincono gli Horrors di Faris Badwan, disco dell'anno per il Panopticon. Nelle prime posizioni trovano spazio molte altre realtà della nuova ondata wave inglese, diversi nomi d'attualità dubstep e qualche cantautore di indiscusso valore, mentre è stata un'altra pessima annata per il metal che presenzia solo con il post degli ISIS. Fra le canzoni più apprezzate, spuntano spesso i nomi di Burial, Arctic Monkeys e Patrick Wolf. In generale, una classifica decisamente sbilanciata verso le sensazioni europee, che ricalca l'orientamento editoriale della rivista.
foto-collage di copertina di Antonio Pagano