N
on è raro tra gli appassionati di musica legare particolari momenti della propria vita ad album o canzoni. Invero, è pratica comune. Al passare degli anni, se la passione non si affievolisce, corrisponde anche un'evoluzione dei gusti e delle esigenze, e la colonna sonora di un'estate a guardarla adesso sembra niente più che un lontano ricordo, quasi ridicolo e innocente come la spensieratezza di certi momenti impossibili da rivivere con lo stesso candore.
Fuori dalla finestra il sole splende da qualche giorno, e mi sono scoperto nelle ultime ore a riflettere sul mio passato di ascoltatore. Oggi, per esempio, mi sono svegliato sulle note degli Shins mentre consumavo una frugale colazione tutt'altro che inglese.
Cinque anni fa iniziavo il mio primo lavoro. Ricordo viaggi in treno in compagnia di metal tutt'altro che memorabile, fra le altre cose. Non so quali sentimenti cercassi in quella musica, rabbia o una solitudine difficile da reprimere che da sempre si nasconde dietro certe banalità. Ricordo, come fosse ieri, la mia settimana-tipo: Brescia-Milano, Milano-Brescia. Cinque giorni su sette nei quali programmavo il lettore mp3 per vincere la frustrazione di una nuova giornata lavorativa all'andata, e per scaricare la tensione al ritorno. Alle 7:30 di mattina sceglievo City degli Strapping Young Lad pensando alle dimissioni, guardando furioso fuori dal finestrino con sogni di distruzione. Alle 19:30 mi buttavo su ( ) dei Sigur Ròs riflettendo sul mio futuro, il paesaggio scivolava via da quel vagone, si confondeva con il riflesso della mia immagine e finivano e iniziavano le mie speranze. Il giorno in cui fui derubato, i Tool placarono la mia paura e mi ricordarono che con venti euro in meno si può vivere comunque. Le facce di pendolari come me si mescolavano alle note di quelle canzoni, la routine ingigantiva il timore di un domani scialbo, non so con quale motivazione mi sono costretto a continuare tre anni in quella direzione. Pigrizia? Immaturità? Non esiste giustificazione valida, e mentre Boy degli U2 mi incoraggiava la sera in cui inviai la fatidica email di dimissioni, il suo spirito giovanile mi conferma più che mai l'assenza di risposte ora che lo riascolto.
Sembrano passati vent'anni. Certo il cambiamento nella mia vita è stato repentino, quasi magico a ripensarci. Ha portato tutta una serie di novità tra cui, non ultima per importanza, si è inserita gentilmente nuova musica. Mi ha allontanato da fredde ferrovie e binari, ipocrite giacche e cravatte illuse di contare in qualche modo all'interno di una multinazionale che vive del fallimento intellettuale dei suoi dipendenti.
Tornassi indietro ora a quel treno un sorriso introdurrebbe il mio ingresso nel vagone, uno sguardo sereno e sicuro accompagnerebbe quei sessanta minuti che mi imponevano un regime di dischi di durata non superiore all'ora destinato ad essere regolarmente violato. Organizzerei meglio gli ascolti nel corso di quei viaggi, rivedrei molte cose e, tenendo conto della periodicità con cui quell'impiego mi presentava pause e scadenze da rispettare, avrei nel lettore una selezione di album adatti ad ogni circostanza. Provo per gioco a pensare ad una nuova settimana-tipo, vediamo cosa ne esce.
Lunedì: si ricomincia, qualcosa di familiare per dare il via ci vuole. Deve essere energico, ma non volgare. Conosciuto, ma non completamente memorizzato. Mi butto sui Mastodon, Leviathan si addice perfettamente. Per la sera mi tengo qualcosa di non esageratamente rilassante, si sa il ritorno dal weekend è anche più spossante del resto della settimana e non voglio addormentarmi. Punto 808's & Heartbreak di Kanye West, e sono a posto.
Martedì: è la volta di Relationship of Command degli At the Drive-In. Mi porto ancora dietro i segni del giorno precedente, meglio ricaricarsi a dovere con quello che dovrebbero tornare ad essere i deludenti Mars Volta. Nervosismo e tensione in ufficio, verso casa non mi rimane che consolarmi con Thirteenth Step degli A Perfect Circle e sperare di allontanare quanto più possibile il domani.
Mercoledì: siamo solo a metà, non riesco a vedere il bicchiere mezzo pieno. Però non ho voglia di arrivare con i nervi a fior di pelle già alle 9 del mattino. Cambio strategia, mi apposto isolato nel vagone e lascio a Nick Drake il compito di farmi compagnia. Missione compiuta. Aspetto il rientro per godermi il mio più recente amore, Tentacles dei Crystal Antlers, e arrivo a cena più attivo che mai.
Giovedì: la stanchezza comincia a farsi sentire. Torna la voglia di qualcosa di mio, oggi come allora non c'è niente di meglio di Ænima dei Tool per ingranare, e nonostante le incombenze nemmeno i supervisori possono affossarmi dopo aver trovato la mia personale pace interiore. I tempi stringono, la pressione aumenta, e lascio che siano i Trail of Dead a riportarmi verso Brescia.
Venerdì: nonostante il rischio di dover andare in ufficio anche sabato richiederebbe altro, scelgo Drum's Not Dead dei Liars, che farebbe bene anche a molti altri attorno a me oggi. Problemi quasi all'ultimo minuto, perdo il treno delle 18:15 e mi tocca aspettare un'ora in stazione. Ma il weekend è salvo e posso concedermi del sano e meritato relax con i Suede, perfetti come sempre per ricordarmi quanti errori ho commesso prima di capire di essere troppo giovane per rinchiudere la mia vita dove non c'è posto per creatività e curiosità, e darci un taglio.