Siete tra quelli che hanno tirato un sospiro di sollievo una volta terminato il festival? Siete tra quelli che si fingono completamente indifferenti alla kermesse più famosa d’Italia da 59 anni a questa parte? Ebbene sbagliate: a Sanremo non si può scampare, questo è certo, e soprattutto il bello inizia solamente adesso, quando ci sarà la necessità di dichiarare il vincitore reale secondo le richieste di vendita e le preferenze da parte del pubblico.

Quindi anche quest’anno siamo stati bersagliati dalla malefica ondata di buonismo e banalità che inevitabilmente accompagnano la maggior parte delle esecuzioni in gara, condite dalle immancabili polemiche del caso. Per questa edizione una canzone di Povia ha scatenato dispute a catena sulla questione degli omosessuali, con rispettive difese e commenti omofobi, e con relativi episodi finto-provocatori come il bacio tra Bonolis e Laurenti nel mezzo di una delle loro solite gag, ma che ha comunque scatenato fuoco e fiamme. Sempre a proposito di identità sessuale, quest’anno anche le associazioni femministe hanno voluto dire la loro, offese dalla presenza di alcune conigliette Playboy che mettevano in mostra le proprie grazie, ma neanche più di tanto, nella città dei fiori.
C’è voluto l’intervento di Benigni per togliere la patina di antipatia e bigottismo, ma nemmeno lui ne è potuto uscire indenne. Le sue battute su Iva Zanicchi e la sua canzone shock prima della relativa esibizione hanno scatenato le ire della romagnola che ora richiede a gran voce l’annullamento della gara. Non sapremmo nemmeno come difenderla, ancora abituati a vederla animare i nostri teleschermi al pomeriggio, ora che crede di aver fatto la figura della tardona un po’ arrapata davanti agli occhi di tutti, come biasimarla.
Fortunatamente, nonostante queste continue polemiche, che anni e anni di reality show ci hanno ormai insegnato a sopportare, quest’anno siamo stati risparmiati da quelle tipiche scene di dubbio gusto che perfino il Grande Fratello avrebbe scrupolo di mostrare (da non ricordare, infatti, quella volta in cui Baudo “salvò” uno spettatore seduto sulla balaustra dell’Ariston, tra i picchi della storia della televisione di stato). In ogni caso, tutte queste polemiche hanno compiuto efficacemente il loro dovere: il festival di Sanremo quest’anno ha avuto un discreto successo di ascolti rispetto agli ultimi anni, merito di questi fatti e merito anche della conduzione di Bonolis, che a detta di molti è considerato il reale vincitore del festival assieme alla sua spalla Laurenti. Si spera che siano scongiurati i tempi di Baudo o di Mike, che conferivano allo spettacolo un’aria impettita, dove il tradizionale in realtà veniva scambiato con l’antiquato. Le gag e le battute del duo di presentatori, assieme alle loro frecciate verso il pubblico e il rapporto colloquiale con gli ospiti intarnazionali, riescono fortunatamente a stemperare un po’ l’aria, ad abbassare il buonismo assoluto. Ma il sollievo non durerà a lungo.

Arriva, infatti, lo spettro di Maria de Filippi, ingombrante madrina-valletta della serata finale, quando per l'appunto viene dichiarato vincitore Marco Carta, suo ex pupillo uscito trionfante dalla scorsa edizione di Amici, ancor prima che gli italiani possano essersi dati una risposta al perché Marco Carta sia tra i Big, al fianco di nomi del calibro di Patti Pravo.
Ma in realtà, aprire una parentesi che riguardi propriamente le canzoni risulta abbastanza complicato. Molte volte infatti sono proprio le stesse canzoni a passare inosservate all’interno dell’intera kermesse; rimbalza solamente qualche nome che ci strappa un ghigno (ad esempio il ritorno di Marco Masini), molto altro resta indifferente, mentre non si sa più che altro aggiungere sulla rappresentanza del rock nostrano, su quelli che si definiscono alieni in terra straniera. Di fatto quello che rimane dopo un’intera settimana sanremese è questo: audience, attenzione dei media, pubblicità. Nuove proposte musicali? La musica genuina conta sempre meno in questo pachidermico evento televisivo.

Eppure se riusciamo per un attimo a sorpassare la vergogna di aver premiato come rappresentante massimo della musica italiana un ventenne sardo nato grazie ai litigi di un reality televisivo e che ormai sopravvive solamente grazie al meccanismo del televoto, si può intravedere uno spiraglio di luce lungo il tunnel. Si dice sempre che Sanremo debba essere rinnovato, che abbia bisogno di una boccata d’aria fresca, senza saper mai da dove partire. Come si può rinnovare un festival che dura da decenni e che si basa su un mercato discografico che tutta Europa potrebbe deriderci? L’unica speranza, facile a dirsi, è puntare sui giovani. La questione è comunque complicata e di attuazione sicuramente non fulminea, soprattutto per quanto riguarda le nuove proposte. Se i giovani, infatti, hanno avuto quest’anno un seguito maggiore rispetto agli anni precedenti è perché è tornata la mitica serata di duetti accompagnati da grandi nomi acchiappa-ascolti, un po’ come succedeva nelle primissime edizioni. Sennò chi si sarebbe accorto della terza serata, quella appunto dedicata interamente alle nuove proposte?
Per il momento le questioni vengono prese un po’ alla larga, ma non è un caso il fatto che vengano premiati i giovani, o addirittura i giovanissimi com’è il caso di quest’anno, nuove proposte che vengono infilate con qualche pretesto tra la categoria Big, così com’era capitato per altri vincitori di pochi anni fa come Povia, Cristicchi, Elisa. Forse questa è l’unica maniera per far aprire gli occhi a qualcuno e per far capire che ormai è giunto il momento di lasciar spazio ai giovani. Forse è questo l’unico stratagemma che ci si può inventare per liberarsi di pesantissimi evergreen come Al Bano.