Erano le dieci e venti di ieri sera, ascoltavo "Falling Down" degli Oasis al buio, da sotto le coperte, quando d'un tratto mi sono sentito solo. Eppure nel tardo pomeriggio mi ero divertito ad un triangolare di calcetto fra studenti Erasmus organizzato da me medesimo, partecipando alla squadra del Mediterraneo che si è vista sconfitta con onore due volte ai calci di rigore. Qualche ora prima mi ero sentito utile fornendo informazioni turistiche ad una coppia ungherese che intendeva passare il San Valentino in Toscana, avevo aspettato Paulina per prestarle la calcolatrice scientifica, e proprio mentre cercavo di prendere sonno mi è arrivato il messaggio di un'amica polacca che mi chiedeva urgentemente il numero di Radio Taxi. Con la santa pazienza che non mi appartiene, ho acceso l'abat-jour e mi sono alzato per cercare l'elenco telefonico. Poi di colpo c'ero solo io nella stanza. "Ma a me chi ci pensa?" Ormai avevo deciso che non sarei andato alla festa greca al Downtown, per cui è andata bene che Roberto non mi abbia cercato, avrei fatto la figura del ghiro. In realtà era un'altra la festa dove volevo essere presente, per essere vicino ad una persona, ma non importa. Quella canzone mi ha riportato indietro di non so quanti anni e alla mente un immaginario che non avevo rimosso, ma che ormai non sentivo più mio. Nei giorni scorsi, proprio il video di "Falling Down" deve aver fatto il resto, senza chiedere il permesso. Ho cominciato a rielaborare ricordi senza alcuna connessione diretta, il tutto ascoltando musica che fino a pochi giorni fa mi trasmetteva tutt'altro. Da quando gli Oasis inducono a riflettere? Perdipiù ho sempre legato alcuni album e canzoni a momenti particolari e definitivi, tanto che ogni volta che ascolto Dog Man Star dei Suede mi rivedo ad osservare la campagna slovacca dal finestrino del pullman con cui ho attraversato tutto quel Paese, oppure se metto "To Sheila" degli Smashing Pumpkins torno direttamente all'estate del 1998, quando quella cassetta girava come unica compagnia nel glorioso mangianastri portatile che mi avevano regalato per la prima comunione. Mi viene difficile pensare che tutto questo possa essere sostituito, aggiornato, sopraffatto da nuovi sentimenti. Gli Oasis per me sono tutto meno che la prima notte di incertezza e solitudine dopo tanto tempo! Al massimo ci potrà essere un gioco di alternanze spero, perché non si possono rimuovere ricordi ormai consolidati riascolto dopo riascolto. Ero a Cracovia quando entrato in un locale a notte fonda e uscito alle prime luci del mattino seguente, sotto la neve o coperto dalle nuvole più grigie, mi incamminavo verso casa con due possibili umori: spavaldo o disilluso. Ora non posso immaginare di vedere scombinati quei momenti. Se "The Heinrich Maneuver" degli Interpol era l'uno e "Perfect Circle" degli R.E.M. l'altro, come potrà mai essere il contrario? L'interruttore non si può invertire! Può la mia amica del cuore, la musica, giocarmi uno scherzo del genere? Si rischia di perdere il baricentro e non capirci più niente! Ieri sera mi sentivo solo e incapace di comunicare, di ricordare agli amici che ci sono anche io. E' assurdo per uno che da un bel pezzo si trova ogni giorno tra ragazzi provenienti da tutto il mondo, ma stava succedendo e non potevo far altro che addormentarmi per farmela passare. Non sarebbe servito a molto uscire con quell'umore. Allora, illuminato dalla sola luce del mio iPod, ho scorso lungo la lista degli artisti per trovare qualcosa in cui immedesimarmi, una canzone che rappresentasse quelle sensazioni. Una canzone sì, non chiedevo di più. Non sono uno di quelli che cerca a tutti i costi di rispettare il rituale dell'album perché "questo va ascoltato per intero, dalla prima all'ultima!". No non fa per me, io cerco altro, qualcosa che parli davvero della mia vita in un preciso momento. Non che ci sia nulla di male nel ritrovarsi vivi negli scenari apocalittici di qualche band metal, o nel tunz tunz volgare della macchina che mi passa sotto casa alle due di notte e che tuttavia non sa quanto rischia facendolo - perché prima o poi glielo tiro giù il tv colour da 14 pollici ormai obsoleto - per carità, a ciascuno il suo. Temo però che con l'accumularsi delle esperienze, l'equazione che prima aveva un risultato certo ora non funzioni più. La musica d'altronde è astratta per postulato, ognuno ci può sentire quel che vuole. Lo sapevano bene Kandinskij, Skrjabin, lo stesso Schönberg... ma mi chiedo se i padri della combinazione sinestetica fra le varie arti avessero calcolato che a successive riproduzioni rispetto a nuove esperienze, non solo ognuno, ma anche uno stesso fruitore può trovare nella musica un significato diverso se non anche opposto a quello che aveva dato e sentito molti anni e vicissitudini prima. Non lo so, questo è quel pensavo ieri sera, mi rendo conto che non dovevo essere messo benissimo per arrivare ad elaborare una simile riflessione sotto le coperte. Dopo aver cercato l'altra metà con "Schism" dei Tool - assolutamente una canzone d'amore - ma essendo convenuto con me stesso che non combaciava perfettamente con il momento, ho messo una canzone dei Joy Division, non ricordo quale, forse "Atmosphere". So solo che poi mi sono addormentato.