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  • Electro chart 2011

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    Se ci voltiamo indietro a guardare un fermo immagine raffigurante i protagonisti dell'annata musicale appena conclusa, è impossibile non notare con piacere i tanti volti femminili che abbiamo incontrato in questi mesi. Nel 2011, fra graditi ritorni ed entusiasmanti nuove proposte, la musica al femminile ha brillato come non mai.

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    I Piano Magic arrivano all'anno duemilacinque seguendo un percorso per molti aspetti inverso al pionieristiso allontanamento dalle proprie radici artistiche, che Glen Johnson e soci paiono invece aver progressivamente canonizzato e reso parte fondamentale di un amalgama quantomai originale.

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The Horror
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Les Voyages De L'Âme
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Maria Antonietta
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Riflessioni, speranze e timori sull'ennesimo supergruppo post-core

U
n tempo c'erano gli X-Men, i Fantastici 4, Batman e Robin. Oggi la prima cosa che la parola “supergruppo” fa venire in mente è un improbabile coacervo di personaggi provenienti dalla scena prog, impegnati a far vedere quanto siano bravi a suonare. Oppure qualche progetto estemporaneo, inaspettato e in grado di far sbavare chiunque sia convinto che il tutto è sempre uguale o superiore alla somma delle parti. Generalmente quest'ultima ipotesi comprende sempre uno o più loschi figuri del giro Relapse/Hydrahead/Neurot.

Come nel caso degli Shrinebuilder.

Annunciato già nel corso del 2008, Shrinebuilder è un supergruppo con tutti i crismi. Comprende nomi importanti (Dale Crover, Al Cisneros, Scott Kelly e Wino), è stato descritto come “fucking strange”, “kick-ass” e amenità simili e ha già stuzzicato molte fantasie. Sempre secondo copione, non è ben chiaro come suonerà il gruppo – l'importante è far suonare il campanello pavloviano e creare attesa e tensione nei fan. In fondo, passare mesi a fantasticare su quello che i propri beniamini saranno in grado di creare è il modo migliore per non essere delusi. D'altro canto, alcune recenti delusioni o mezze delusioni (Crippled Black Phoenix, A Storm Of Light solo per dirne due) hanno indurito il cuore financo del Neurot-fan più accanito. Con che spirito attendere, quindi, questo nuovo progetto?

Ragioniamo innanzitutto sui nomi coinvolti. Dale Crover è un grandissimo e i Melvins sono uno dei gruppi più importanti degli anni '80, questo è poco ma sicuro. È anche vero che gli ultimi loro lavori si muovono a metà tra manierismo e intuizione, tra altari e allori – un po' come accade ai Sonic Youth, per restare in zona noise from the '80s. È comunque difficile immaginare che Crover possa essere decisivo nel definire il progetto, che allo stato attuale delle cose sembra soprattutto ruotare intorno a Scott Kelly e Wino.
Kelly è reduce da un'estenuante tourneé coi suoi Neurosis, durante la quale ha avuto modo – stando alle sue parole – di mettere giù qualche idea per Shrinebuilder. È anche reduce da un disco solista intenso e avvolgente, segno che l'ispirazione non gli manca. Resta da vedere quale delle sue due anime prevarrà nella scrittura del disco, se quella dell'urlatore psicotico targato Neurosis o quella che posta nel suo blog una tenerissima foto col figlioletto.
Chi non deluderà, anche stando alle ultime uscite discografiche, è Wino, da sempre dedito a gracchiare deliziosamente in ogni sorta di progetto. Solo negli ultimi due anni Scott Weinrich ha dato alla luce il nuovo disco dei suoi Hidden Hand e un disco solista a nome Wino, segno che la voglia di fare musica non è mai venuta meno. Se l'intento di Shrinebuilder è (anche) quello di pestare duro siamo pronti a puntare molti soldi sul ruolo centrale della voce.
Il ruolo più difficile da inquadrare è quello di Al Cisneros, basso nella sessione ritmica ex-Sleep ed ex-Om, l'ultimo disco dei quali mostrava una preoccupante involuzione intellettualoide. Abbandonato il rumor bianco degli Sleep, Cisneros si è recentemente dedicato, insieme a Hakius, all'esplorazione dell'ipnotismo pinkfloydiano. Difficile credere che questa sua nuova ricerca non troverà riscontro anche negli Shrinebuilder, e ancora più difficile immaginare come si potrà integrare con le idee degli altri.

Ma in fondo, diranno i die-hard fan, tutte queste sono speculazioni da bar, e tanto vale aspettare di avere almeno qualche sample prima di sputar sentenze. Tutto vero, ma questo non cancella né i dubbi né le speranze che il progetto Shrinebuilder fa nascere nei cuori di coloro che amano la musica pesante. Le potenzialità per qualcosa di buono ci sono tutte, bisogna solo sperare che le quattro superstar riescano a lavorare insieme come una squadra e non come una raccolta di figurine. Se dovessimo scommettere due euro sull'argomento, il nostro inguaribile ottimismo ci porterebbe verso il thumbs up. Speriamo di non rimanere delusi.
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