on è cosa nuova dire che gli scrittori più grandi sono proprio quelli che dividono.
Quelli che dividono critici letterali, filosofi dell’arte ma anche i semplici lettori. Divertono quei casi letterari che riescono a far gridare al miracolo e allo stesso stesso tempo gridare allo scandalo.
Non è una novità neppure il fatto che quando ci troviamo di fronte a una cosa così nuova, molto spesso non sappiamo come reagire. Dinanzi ad essa siamo spaesati; esprimersi frettolosamente sarebbe rischioso. Rischioso perché è facile che siamo noi quelli sbagliati, e quindi è probabile che il giudizio negativo sia dettato dal fatto che non siamo riusciti a rapportarci con l’opera o con l’artista stesso. Innumeravoli sono, nel corso della storia, questi esempi. Quanti artisti, o scopritori, sono morti senza che gli sia stata riconosciuta quando erano nella vita bella la loro grandezza? La colpa, che è un merito, di questi artisti è quella di essere troppo avanti rispetto al periodo storico da loro vissuto e troppo avanti quindi rispetto ai loro contemporanei.
Simile a questi è il destino di Edgar Allan Poe, lo scrittore maledetto che ha fatto rabbrividire l’America nella prima metà del XIX secolo. I classici bacchettoni non riuscivano a capire la grandezza e lo spessore artistico di questo scrittore e poeta, avendo le menti oscurate dalle vicissitudini della sua movimentata vita privata: storie di alcolismo che s’intrecciano a stremanti partite d’azzardo; vagabondaggi e squallide bettole; inoltre Poe era un uomo solitario e schizofrenico. Soltanto molti anni dopo la sua morte gli verrà riconosciuta l’enorme grandezza; morte avvenuta in circostanze misteriose in una bettola della città di Baltimora (nel 1849) causata dalla sua ultima bevuta, tormentato dal “delirium tremens”. Aveva quarant’anni. In ospedale nessuno era a conoscenza che quel corpo era proprietà di uno degli scrittori più geniali di tutti i tempi.
Questo è l’epilogo di Edgar Allan Poe; la fine della sua triste e misteriosa vita, vita che ebbe inizio duecento anni fa: il 19 Gennaio 1809. Ancora oggi la sua opera è centrale nel mondo della letteratura; non solo quella horror dato che lo scrittore americano ha aperto innumerevoli strade agli scrittori futuri, dal giallo alla psicanalisi, passando per il romanzo fantasy.
La sua biografia è tanto nota quanto intrigante, sicuramente di prima necessità per chi vuole avvicinarsi al suo mondo. Figlio di due attori (il padre si era innamorato di un’attrice e per amore decise anche lui di diventarlo), vive i primi mesi della sua infanzia nella fame e nella povertà, fino a quando i suoi due genitori muoiono. Questa morte, oltre ad accompagnare per tutta la sua infanzia apparendo attraverso visioni e sogni terrificanti, lascierà un vuoto incolmabile nella vita dello scrittore.
Il giovane Poe verrà adottato da un ricco mercante della città, il signor Allan, che gli permetterà di studiare a Londra dal 1815 fino al 1820 circa, anno in cui tornerà in patria per studiare all’università della Virginia. E’ da questo momento in poi che inizia a caratterizzarsi il suo personaggio. Nella sua vita fa irruzione l’alcool e il gioco d’azzardo, le prime donne e di conseguenza le sue prime composizioni poetiche, che, vista la popolarità dei suoi futuri racconti, passeranno più in secondo piano. Ovviamente questo non significa che sono meno importanti. La poesia The Raven, forse quella più famosa di Edgar Allan Poe, consegnò il soprannome allo scrittore (Mr Raven).
La sua vita in quel periodo, sempre più segnata dall’alcool, è indisciplinata, e scorre tra espulsioni in università e debiti. Nel 1827, pieno di debiti si trasferisce a Boston (abbandonando il signor Allan che lo diserederà) dove pubblica a sue spese il suo primo libro di poesie “Tamerlano e Altre Poesie”. Da questo momento in poi lo scrittore vive solamente con il ricavato di quello che pubblica. Gli anni che intercorrono tra il 1835 e il giorno della sua morte vedono la pubblicazione dei suoi racconti più famosi: a partire dalla pubblicazione di "Storia di Arthur Gordon Pym" (1838), fino ad arrivare ai suoi racconti più famosi e alle poesie.
A giudicare dalle ultime righe, sembrerebbe quasi che vi stia raccontando una storia quasi pulita, ma Edgar Allan Poe, anche durante gli anni di maggior successo conduce una vita oscura e misteriosa.
I suoi racconti, in bilico tra la realtà e la visione, evadono dal mondo fantastico ed entrano nella sua vita quotidiana. Le porte che dovrebbero tener separati questi due mondi sembrano che si siano spalancate per sempre.
Non fa altro se non scrivere e bere. Nonostante abbia sempre navigato in un mare di vino e oppio, ancor di più si immergerà a capofitto in questo mondo quando morirà la moglie di tubercolosi. Lo scrittore getta la sua disperazione nell’alcool (più di quanto già non facesse) e vive nella povertà più assoluta gli ultimi anni della sua vita fino ad annegare.
“Sei anni fa una donna da me amata come mai altro uomo amò una donna, disperatamente ebbe spezzata un'arteria mentre cantava ed io soffrii tutta l'agonia della sua morte… Come un folle avevo alterni intervalli di lucidità e durante questi eccessi di incoscienza assoluta io bevvi Dio solo sa quando e quanto”.
Nonostante questo, chi prova a leggere un qualsiasi suo racconto verrà colpito dalla agghiacciante lucidità dello scrittore. Una lucidità forse apparente, misteriosa anch’essa, che rende ancora più oscuro e incredibile il racconto.
Le abbondandti dosi di oppio e vino, al posto di stancare e quindi assopire la sua mente, sembra che gli permettano di espolare il suo inconscio, di vivere le sue angoscianti visioni e paure. E’ come se le sostanze di cui abusa fossero delle armi in più per far fronte a un mondo che si trova dentro di lui, ormai non più nascosto dalla realtà. Ma per colui che vive in una mente dove non esistono barriere per separare la realtà dalla finzione non esistono più questi due mondi: reale e fantastico. Esiste soltanto un mondo composto da entrambi, dove la fantasia sotterra la realtà, oppure, “semplicemente” ci convive. Forse convivono perché in questa fusione i due elementi sono ormai indistinguibili. E’ questo il punto fondamentale dell’opera di Edgar Allan Poe. Non lo si può capire se il lettore non abbatterà queste barriere mentali, barriere che lo stesso Poe ha dovuto abbattere per poter creare. Una volta abbattute queste barriere non è giusto dividere realtà e finzione. Non si possono discriminare perché non esistono più. La finzione non è diversa dalla realtà. Hanno la stessa attendibilita. Già di per sé cercare una definizione esatta di realtà è pressochè impossibile; pensare di poter accettare l’esistenza della realtà, e quindi anche della fantasia, nell’opera di Poe è tempo perso. Accattiamo solamente l’esistenza di un mondo oscuro e tenebroso, dove ci verrebbe da dire che le visioni entrano nel reale, senza che la realtà perisca. Essa accetta la visione e il mondo fantastico senza opposizioni.
Abbattere queste barriere è il punto di partenza per comprendere l’opera di Edgar Allan Poe. Teniamoci forte perché, come vedremo, non sono le uniche barriere da abbattere.
Il suo racconto classico è un labirinto. Provare a leggerlo significa perdersi. Come dicevo spaventa la sua lucidità, e soprattutto colpisce la apparente calma che introduce il racconto. Calma che scompare all’improvviso con l’incalzare del racconto: la tensione prenderà per mano il lettore, la storia strariperà e lo travolgerà, cercando di aggredirlo nel labirinto. Il lettore, che vive sulla pelle l’esperienza, si sente chiuso in gabbia, senza respiro; in preda a visioni e atroci incubi.
Molto più popolari i racconti rispetto aelle poesie, Edgar Allan Poe è tutto nei vari “Il Gatto Nero”, “Il Pozzo e il Pendolo”, “I Delitti della Rue Morgue”, “Il Cuore Rivelatore”, “Il Ritratto Ovale”, “La Sepoltura Prematura” e tanti altri. Racconti brevi, carichi di tensione, oscuri e visionari come la sua persona.
Come ha eliminato le barriere che dividono la realtà dal sogno, Edgar Allan Poe si serve delle teorie di Mesmer per abbattere le barriere che tengono separate la vita dalla morte. Infatti, non è da mettere in secondo piano l’interesse di Poe nei riguardi del mesmerismo.
Il mesmerismo è una pratica per curare le malattie secondo le teorie del medico tedesco Franz Anton Mesmer, vissuto nel XVIII secolo.
Mesmer era convinto che all’interno dell’uomo scorresse un fluido, lo stesso fluido che gravita nell’universo e che sia in diretto contatto con l’uomo, la terra, le piante e tutto il resto. Le malattie umane non erano altro che un blocco di questo fluido. Il medico tedesco per curare i suoi pazienti, usava delle grosse calamite, ovviamente per tentare di far ricircolare questo fluido. Edgar Allan Poe negli ultimi anni della sua vita si interessò a tale pratica, come testimoniano i racconti “Rivelazione Mesmerica” e “La Verità sulla Vicenda del Signor Valdemar”.
Franz Anton Mesmer negli anni capì le sue teorie erano false, e che i suoi pazienti miglioravano non grazie all’applicazione di calamite ma grazie all’influenza mentale che egli esercitava sulle loro menti. Questa estrema vicinanza col paziente la chiamò mesmerismo ed è l’anticipatore dell’ipnosi.
Poe sembra interessarsi parecchio soprattutto allo stato di trance in cui cadono i pazienti se si riesce ad entrare in rapporto mesmerico con essi. Dichiara che i sensi esterni del paziente mesmerizzato si indeboliscono in favore di quelli interni, ed il paziente “avverte, con raffinata ed acuta percezione e attraverso canali che si suppongono sconosciuti, cose che stanno fuori della portata degli organi fisici; che le sue facoltà intellettive, inolte, sono meravigliosamente accresciute”, per dirla come vuole Poe.
In “Rivelazione Mesmerica” si serve del paziente per aver notizie dell’aldilà, mentre in “La Verità sulla Vicenda del Signor Valdemar”, il protagonista mesmerizza un tisico in articulo mortis.
Insomma, nel mondo di Edgar Allan Poe non esistono distinzioni o barriere. La mente umana è completamente aperta, e si affaccia su un mondo oscuro, carico di tremende visioni, paure e angoscie
Se la finzione ha la stessa attendibilità della realtà, come possiamo pensare di vivere in una dimensione reale? Un esempio è il viaggio in Russia che lo stesso Poe si è inventato oppure sognato di aver fatto, e di accettarla come realtà. Forse anche il suo istinto autodistruttivo con le forti dosi di vino e oppio hanno favorito questo stato mentale, e quindi mi chiedo che cosa avrebbe scritto Edgar Allan Poe senza l’uso di sostanze.
In questi duecento anni si cerca sempre di catalogare la sua produzione letteraria. C’è chi lo definisce romanzista neogotico, chi dice che sia il precursore del poliziesco, chi del thriller psicologico e del fantasy. Forse Edgar Allan Poe è un po’ tutto questo: un “puot puri” di questi generi letterari conditi da una buona dose di “humor” nero, ma visto che le definizioni non sempre inquadrano l’artista come si dovrebbe lascerei ad altri l’incombenza di gettarlo in uno schema ben preciso per ricollegarmi a un suo poeta contemporaneo: Charles Baudelaire.
Molte volte un artista si qualifica anche per il modo in cui influenzerà le generazioni future, e quindi da queste, percorrendo il percorso a ritroso si può scoprire in che mondo ha operato il precursore. Sarebbero fioriti Les Fleurs du Mal senza l’opera di Edgar Allan Poe?
Charles Baudelaire, noto ammiratore dello scrittore americano, oltre ad aver tradotto i racconti di Poe e aver scritto vari saggi critici incentrati sulla sua figura prosegue attraverso le sue poesie l’opera di Edgar Allan Poe. Molto vicini anche come stile di vita, le composizioni del poeta francese sono avvolte dallo stesso alone di mistero che avvolge l’intera opera di Poe. Operano nello stesso mondo.
Oltre Baudelaire, esisterebbero i vari Jules Verne, Howard Philips Lovercraft o Stephen King?
Ma anche senza scomodare pilastri o altri mostri sacri, ancora oggi Edgar Allan Poe riesce ad influnzare artisti di qualsiasi genere, a partire dalla letteratura fino ad arrivare al cinema e alla musica; la sua scrittura risulta sempre attuale ma nuova, capacità posseduta soltanto dai grandi.